3: Una zia premurosa

19 dicembre e meno 5 al giorno X.
Oggi, sono stanco! Ho lavorato troppo.

Ho viaggiato con la mente verso lidi sconosciuti. Spa mozzafiato.
Anche se non sono amante delle Spa, ma, ora, mi ci vuole!
Una bella Spa, bella, accogliente, con qualche maschione sudato, che gira intorno. Aahah.

Ancora non ho comprato nulla ai nipoti.
Dovrò farlo.
All’inizio, pensavo di regalare i soldi.
Ma, poi mi sono detto: “Se fossi stato piccolo, avrei voluto un regalo!”
Un regalo “basta il pensiero”.
Sono parco, in questo periodo!

A me piace fare i regali, e ci metto tutto il romanticismo.
Scelgo in base alla persona. Faccio accurate ricerche.
Viaggi pindarici verso sogni altrui.

Quasi mai riesco a soddisfare l’altro, perché quasi sempre il regalo piace più a me.
Che a lui o lei.

Oggi mi sento una zia premurosa.

Em@

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Incompresa

autumn moments (5)

Era una bambina che amava il cioccolato. Il gelato al cioccolato. Ogni giorno tirava la gonna della mamma e le diceva :”Mamma, mamma, voglio il gelato!”
E la mamma le rispondeva: “Al cioccolato, naturalmente!
Non amava gli spinaci, la frutta. Solo il gelato.
Anche d’inverno, quando le nuvole sprigionavano pioggia. E i bambini stavano a casa, distruggendola. Spargendo, per terra, giocattoli.
Assunta, questo era il suo nome, viveva in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese. Ed era figlia unica.
Questo le pesava, un po’. Perché non poteva confidarsi con nessuno. Non poteva dire a nessuno quanto le piaceva disegnare.
Alberi, case grandi. Piazze giganti. Panchine vuote. Mamme sole, con accanto cani.
Un giorno decise di nascondersi, per non farsi ritrovare. In quanto incompresa.
Si nascose in una parte della casa, accessibile solo a lei. Alla sua statura.
E da lì, sentì quel nero che aleggia nelle persone preoccupate. Ansiose.
Che hanno perso qualcosa.
E da lì, sentì quel silenzio assordante. Che uccide, chi ti ama.
Assunta, alla fine, decise di uscire. E chiese scusa a sua madre.

Finalmente

autumn moments

Nessuno è solo. Anche se lo crede. Basta guardare fuori. E c’è qualcuno che passa. “Ciao! Come stai?”– ti dice. Tu, devi rispondere.
Devi rispondere ai rumori, alle gioie, all’amore. Ahimé, anche al buio dei dolori. Dolori che nascondono tanta fragilità.
FRAGILE. Sei fragile, che adesso non vuoi vedere nessuno. Allontanare il battito di ali di una angelo (forse) che vuole aiutarti.
Adesso, vivere significa morire.
Ma, domani forse vivere di nuovo.
Fuori, c’è il sole. La macchina è parcheggiata. Finalmente, ti sei convinto ad uscire. Ed è già un inizio. Cazzo!

Scrivere

 

Scrivere genera attimi, che non abbiamo mai vissuto. Incontrato. Sono attimi che cerchiamo di capire, che scorrono veloci. A volte, afferrati da un piccolo ricordo, fermo. Impassibile. Che vogliamo delineare, toccare, considerare. Covare.
Per giorni, non ho scritto. Ho vissuto il giorno che si sveglia, il dentista, il postino che suona alla porta. Ho mangiato, fatto attenzione ad un dente, che si sta spezzando. Andato in palestra, dormito, riposato. Amato il cane. Fatto stretching, chiamato Mattia al telefono. Dormito. Ho letto anche poco, poche pagine. Distorte forse da pensieri che generavano ansie sconosciute. Ora conosciute, buttate via come una carta nella pattumiera. Arrotolata, con forza. E magicamente inserita all’interno di un aggeggio di plastica, che dovrebbe contenerla.
Non ho scritto, letto. Ho vissuto, riso e sorriso. Ma, una parte di me si è sentita vuota. Perché amo dire, raccontare, forse conciliare anche il sonno. Amo leggere storie che non vivrò mai. E che forse assaporerò davanti a una bistecca, forse no.
Non vivo per scrivere. Né per leggere. Ma, vivo anche per essere me stesso. O qualcun altro.

Nota bene: il sito avrà un altro nome. E si chiamerà semplicemente Em@, come il sottoscritto! In evidenza, naturalmente, Pedro e Bianca, i miei due cani!

Martedì 

Buen@s,

Sono tornato. Almeno per un paio di settimane. Anna è fuori per lavoro e non riesce a trovare il tempo per scrivere. Quindi torno io per un po’. Anche se non ho il tempo materiale. Tra trasloco e ansie varie.

Punto della situazione:

A breve andrò a casa nuova. E il cambiamento mi mette un po’ d’ansia. Anche se sono contento di cambiare luogo e di avere un giardino, dove i cani possono giocare liberamente. E divertirsi.

Bianca l’ho dovuta sterilizzare e mi sono sentito male. Perché se da un lato, è giusto così (per via di Pedro). Dall’altro, mi piange il cuore averle cambiato la vita, non permettendole di avere figli.

La mia camera di ora è vuota. E pensare a quello che è stato per diversi anni questo luogo, mi mette un po’ di tristezza. Le notti passate a studiare per gli esami. L’inizio della convivenza con Luca. I pianti e le alzate mattutine per andare a dare gli ultimi esami a Roma.

Oggi ho terminato di togliere le ultime cose. E domani il signore dei traslochi viene a prendere ulteriori mobili, anche se manca ancora un po’ per l’addio definitivo. Per colpa del signore delle cucine, che ci ha solato alla grande, sbagliando il colore della cucina e dicendoci dell’errore solo un giorno prima della consegna.

Per oggi è tutto.

Vi mando un bacio. Anzi:

Mil besos,

Em@