Fragile

Fragile
come una
rosa in
estate. Un’estate
torrida che
non ha acqua.
Solo fuoco.
Che da lontano
impone la sua
grandezza.
Gialla. Arancione. Rossa.

Fragile
come un
puttana vestita di
bianco che
ho appena incontrato.
Andava con un cane
nero, suo unico amico.
Mi ha fermato
e mi ha detto:
“Vorrei essere
come le altre.
Quelle fortunate.
Le ho risposto:
Essere se stessi
purtroppo ha le
sue conseguenze.”

Fragile
come tre
donne che
invocano Dio.
Tre donne
anziane
ai limiti
di una vita
fatta forse
di sacrifici.
Una vita
in Chiesa
dove
luoghi comuni
hanno
trovato
una dimensione.
Equilibrio.

Fragile
come le cicale
che mando a fanculo.
Come le foglie
che cadono, le mamme
che piangono al telefono.
Gli uomini che
passeggiano soli
per ore.
E le rumene
che non hanno
nessuno.
Schiave a
volte di
signore
che le trattano
male.

Fragile come me che scrivo. Come te, che piangi, forse, adesso, davanti a un film romantico. Fragile come i sogni, i desideri, le frasi fatte, le parole dette piano. I baci appena percepiti.

 

Blog di Libri

 

 

 

Tutto finisce

Tutto finisce.
Le voluminose abitudini.
I baci dati piano.
Quelli dati di nascosto.
Le serenate prima del
matrimonio.
I pranzi con gli amici.
Le amiche di palestra a luglio.
Le stagioni senza
veli. E quelle con i piumini
che non ti definiscono.

Tutto finisce.
Il senso delle cose
nascoste.
L’amore per un libro.
L’ultima pagina.
Quello che è stato
e si vuole ricordare.
E che poi si
accantona di
nuovo.

Tutto finisce.
E poi rinizia.
Tranne il
nero, l’urlo
e un vento
che annuncia
pioggia. Poi
temporale.
Ed infine tempesta.

 

Di seguito vi posto, il mio nuovo blog. Continuo a scrivere qui.

Ma, in questo, che vi linko di seguito, parlerò di libri. 

Libri di Emanuele, pensieri e citazioni

 

Simone 

Anche in Cilento
fa caldo.
In Salento, forse di più.

Simone
sogna
un amore
a forma
di cuore.
Quello delle vetrine
il 14 febbraio.
Quello degli amanti
in una panchina
fuori mano.
“Dai su!”
si ripete ogni
volta.
Ogni volta
che si sente
solo. E
guarda fuori.

“Vieni a fare
la spesa, senza
telefono però!”
Gli dice la mamma
ogni giorno.
“NO, NO, NO!”
Simone ribatte.

Ricerca
l’amore in quel
telefono
fuori
controllo.
Senza
sapere
NADA
di fuori.

Quel fuori
che a molti
fa paura.

Cazzo!

Luce che entra

Quella mattina si è alzato senza dire nulla a nessuno. Uscito con la fretta di chi non apprezza nulla. Nemmeno la colazione sul tavolo preparata da qualcuno che ama. Lo ama.  Ha vagato per vie centrali senza meta. Direzione. Ha vagato per strade sconosciute aspettando qualcosa. Non trovando nulla. Illuminato per un attimo da una luce solare, si è sentito importante. Capito. Si è sentito accettato, amato, osannato, rinvigorito. Quando ha calpestato l’ombra è di nuovo sceso negli inferi dei suoi mostri. Ha vagato ancora, cercando quella luce. Una luce ora scomparsa, impercettibile. Una luce che forse un giorno incontrerà di nuovo. Forse mentre fa colazione ed apprezza un succo d’arancia colmo. E un panino del giorno prima con la marmellata comprata dal fruttivendolo. l

La carezza di suo padre

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foto presa dal web

Si era fatta tatuare un nome di persona. Su quel braccio pieno di ferite. Ferite di un’adolescenza problematica, di abbracci mai dati, di sguardi pieni di odio. Rancore.

Ora in una sala di attesa di un ospedale di provincia, ripensava e pensava a quel padre assente. Quel padre che non l’ha fatta mai sentire sicura. Quel padre che voleva diverso, forse per sentirsi come le altre sue amiche. Che avevano una figura di riferimento. Un porto sicuro, in un mare in tempesta.

Sonia, ora, spera di poter recuperare quel rapporto. Pur sapendo che non era colpa sua. Pur sapendo che lei era piccola e non avrebbe potuto affrontare le cose diversamente.

Sonia ora attende che suo padre si risvegli da un coma che da un giorno all’altro l’ha trasformato. Un corpicino minuto e indifeso in una sala che lei può vedere solo da un finestrone gigante. Un finestrone che ha trasformato la sua rabbia in umanità. Un’umanità che ha fatto scomparire una pioggia incessante scura, che si posava non dolcemente sulla finestra della sua macchina. Ogni volta che i suoi pensieri si orientavano su quell’uomo per nulla facile.

Si è fatta tatuare il nome di suo padre, Sonia. Qualche anno fa. Quando era ancora adolescente ed aveva bisogno di carezze. Le bastava solo una carezza. La carezza di suo padre.

Senza nulla in cambio

Ovunque. In giro. Ti cerco.
Tra la gente che sorseggia un caffè, di mattina, quando tutti sono a lavoro e io vado in analisi. Perché ho dei problemi e questo si deduce.

Ti cerco nei sorrisi di chi non piange mai. Ma, so che quei tipi non esistono. Forse di notte tra coperte sgualcite si girano e si rigirano. Mentre lacrime compaiono in visi stanchi, che hanno smesso di dire: “Sono forte!”

Ti cerco in quelle famiglie che si conoscono e  non si conoscono e postano foto di figli su Facebook. E si dicono: “Quanto ha il tuo piccolo?” “La mia ancora non mangia” “Che bonooo!”
Quelle foto così diverse dalla realtà, rappresentano veramente chi siamo nella quotidianità di tutti i giorni?

Ti cerco nei libri. Nei film. Lì, a volte ti trovo. A volte, mi sfuggi. Altre, sei assente. Cerchi di prendermi per mano. Ma…sono io forse che non voglio darti la mano. La mia mano, che ora non è liscia come un tempo. La mia mano che ha qualche macchia in più.

Ti cerco. In giro. Ovunque.
Pace.
Forse non riuscirò a prenderti.
Forse non sarai mai mia.
Forse una mattina, mentre il cielo si fa nuovo, sarai lì ad aspettarmi.
Senza nulla in cambio.
Pace.

4: Una giostra accesa senza nessuno


Neve. Oramai lontana.
Ora è ferma senza un perché. Decide di sciogliersi in determinati punti. In altri, rimane impassibile. Ferma. Persistente.
I bambini non ci sono. Sono le 4. Molti fanno il tempo pieno. Molti vanno in palestra, a danza, ginnastica, piscina, scherma. Pallavolo, pallacanestro.
Altri vanno sia danza che a piscina. Lo stesso giorno.
Le mamme non ci sono perché impegnate a prendere i figli e a portarli nelle loro attività. I padri assenti, giustificati o no, sono a lavoro. Torneranno a casa solo tardi.
Quando il più grande sta per addormentarsi. Ed il più piccolo già dorme.
Fuori. Vicino alla neve, a una giornata serena e a degli alberi verdi c’è una giostra accesa. 

Senza nessuno.

Em@💘

#Attraversando gli anni

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Chieti, l’altro ieri.

 

Nevica da giorni. Interrottamente. Fuori case si intravedono. Solo l’immaginazione può portarmi a capire che cosa succede oltre le finestre. Forse bambini giocano, cambiando l’ordine dei soprammobili. Forse genitori, insofferenti, gridano e sgridano perché la neve rende nervosi.

La tua coperta è ancora sul tuo letto. La neve non l’ha sgualcita. Forse l’ha fatta diventare più umida. Per via di questo freddo interiore e reale, che mi tormenta. Tormenta il mio stato d’animo da quando hai lasciato questa terra. Da quando, quella mattina mi hai detto: “Ci vediamo dopo!”

Ma, non sei più tornato.

Eri felice quel giorno. Era agosto.

Avevi una camicia a righe, perché avevi una riunione importante. Avevi voglia di dire la tua. Ti eri preparato un bel discorso, che avevi preparato nei dettagli. Eri un perfezionista. Lo so, lo sapevo. Lo sapevi.

Quella mattina, avevi lasciato il caffè, come fai sempre. E avevi dato due morsi alla torta al cioccolato. Che ti avevo preparato con tanto amore. Anche perché eravamo appena sposati. E ti amavo, come non ho mai amato nessuno. Nessuna.

Ti amavo perché eri altruista. Eri testardo, come me. Eri ansioso, come me. Ma, a differenza mia, ti alzavi ogni mattina e cercavi di allontanare quel mostro nero, che conoscevamo entrambi. Quel mostro nero che ogni tanto appariva e lasciava cadere a terra posate. Senza un perché.

Quella mattina, ci siamo allontanati per sempre. Il destino ha voluto così. Senza darmi la possibilità di attraversare gli anni insieme. Quegli anni che avrebbero potuto darci un bambino, una casa bella e nuova, un posto nel mondo diverso.

Nevica da giorni. E il tuo letto è rimasto intatto. Perché dicevi sempre che per dormire avevi bisogno di una camera singola. Una camera dove pensare, riflettere e riposare.

Una camera da dove avresti potuto vedere fiocchi di neve, che cadono come lacrime versate in continuazione.

Ann@

Un bacio,

Em@

#L’unica cosa da fare

Dormo. Faccio finta.

Diecimila pensieri si addensano in un cervello forse spento da anni.

L’ho tradito e non so come cambiare la situazione.

Intanto le nostre schiene si toccano. Percepisco il suo respiro, che si fa più intenso ad una certa ora della notte. Notte che ostacola la mia azione perché non so che fare.

Faccio finta di dormire. E’ quasi mattina.

Lui è quasi sveglio. Si avvicina. Vorrebbe toccarmi, accarezzarmi. Fare l’amore. Lo scanso perché mi sento sporca. Ho fatto una cosa che volevo. Ma, non dovevo fare.

Si alza, per andare a lavoro. Con calma, senza rumore. Rumori.

Esce di casa ed io sono ancora a letto. Girandomi da una parte all’altra. Scoprendomi e ricoprendomi.

Mi alzo, mi vesto ed esco.

Fuori fa freddo. Due ragazzi, che entrano alla seconda ora, si baciano.

Cammino per la città, senza direzione. Non ho un lavoro e mi sento in colpa.

Mi siedo su una panchina, vicino a una fontana. Mangio un cornetto alla crema, chiamo il mio amante, vado a casa sua. Gli dico che è finita. E’ stata una debolezza.

Torno a casa, cucino, mangio. E aspetto Lui per dirgli la verità.

L’unica cosa da fare.

#CaneAbbandonato

#CaneAbbandonato

Vagava solo per il mercato: un cane abbandonato.

Piccolo, marrone e anziano.

Aveva paura. Ed attendeva vicino alla piazza della frutta.

Attendeva in un determinato punto, vagava e tornava nuovamente nello stesso posto.

(Forse qualcuno ha deciso di lasciarlo lì. Proprio lì. E se n’è andato.

E’ andato lontano. Forse a casa, forse a fare compere, ma con un peso addosso.)

Per un po’ gli sono stato vicino. Gli ho messo da mangiare. Ma, non si faceva toccare.

Impaurito tornava in quel posto. Indifeso e spaesato.

Vagava solo per il mercato. Un cane abbandonato. Che aveva paura giustamente di chi si avvicinava. Che giocava, con i cani degli sconosciuti. Che, per fortuna, ora ha trovato ristoro. Per ora in canile, domani forse altrove.

Spero per lui altrove: lontano. Lontano da colui che lo ha abbandonato.