Stanca

Oggi ho visto una donna stanca. E anche un po’ ansiosa.
Quelle donne che non riescono a stare ferme, pensare. Sedersi
con la famiglia e dire: “Oggi che avete fatto di bello?”
Nei suoi occhi una vita frenetica, stanca. Pulizie la mattina in due famiglie, poi in palestra. Poi casa, figli, marito, cucina e cane.
Viso spento che da anni non si gode una vista panoramica, un
mare in tempesta, una sabbia di settembre.
Anima che non riesce a trovare un equilibrio. Forse.
Forse dentro un male, come un temporale di novembre, che non
smette per giorni.
Non ho saputo dirle nulla. Ho solo ascoltato. E assecondato.
Oggi ho visto una donna ansiosa. E anche un po’ stanca.

Volevo aiutarla, ma non è compito mio.

Casa Gialla

Abito in una casa gialla.
Oggi ho un mal di testa tremendo, forse per via di questo vento fresco. Forse perché questa mattina non ho messo la sciarpa. E soffro di cervicale.
Non amo particolarmente agosto. Prima del 15, in particolare.
Le città non turistiche si svuotano, i negozi chiudono e le tre parole “chiuso per ferie” diventano un must. Ovunque ti giri, le trovi.
Dicevo: odio questo periodo perché due sono le cose: o fai qualcosa o non fai nulla. Ed io, che non sono particolarmente socievole, opto per la seconda opzione. Mi pesa un po’. Rimanere da sola ingigantisce tutto ed il nervosismo prende il sopravvento. Quindi penso di leggere un po’ e fare delle passeggiate. Per scaricare l’adrenalina e rimettermi un po’ in forma. Anche se non ne è ho la necessità. Ma, l’attività fisica serve sempre. No?
Abito in una casa gialla. Ho un gatto di nome Simo (perché il mio primo ragazzo si chiamava Simone). La casa è spaziosa, nonostante abbia solo un salotto-cucina, una camera ed un bagno.

Kiss,
Giovanna

L’estate di ieri

Anche quando ero piccolo faceva caldo.

Ma, forse, non lo percepivo.

Ieri, d’estate, la musica non terminava.

Si perdeva nel giorno, a casa della nonna.

Con Matteo, giocavamo a Giochi Senza Frontiere.

Il gelato chiudeva la sera, tra silenzi e risate.

Risate quasi mai nascoste.

 

Il giorno dopo e il giorno prima

mangiavo pane e nutella, giocavo a maestri.

Io, ero, sempre il maestro.

Che poi non lo sono mai stato.

E’ un duro lavoro.

Il giorno non finiva mai,

ma non ci pensavi mai alla fine.

Ora, conti numeri, ore, minuti.

Sempre con l’orologio in mente e sul/nel telefono.

 

L’estate di ieri

non finirà mai.

Sarà la gioia dei nostri ricordi,

quelli più veri.

Quelli che non hanno una spiegazione.

Solo azione.

Forse.

E la notte che è uguale al giorno.

Uccelli
sugli alberi.
Gridano ancora.
Il caldo
non dà tregua.
Come il loro cantare.
FORTE.

Due cani giocano
con una pallina
sporca.
E una macchina
passa, poi
una moto.
E il rumore…

Io aspetto
al semaforo.
Sono un pedone.
Basta! Dico
tra me e me.
Gioco con
una pietra bianca,
aspettando
l’estate:
il senso
di libertà,
la spiaggia,
il mare.

E la notte che è uguale al giorno.

Aria condizionata quasi neve.

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Paul Gauguin. Effetto neve, 1883

Buenas,

Oggi, che calor! Ci saranno almeno 50 gradi all’ombra e 18 gradi nei luoghi pubblici e/o privati. Stamattina alle Poste, sembrava di essere in Siberia. Che poi se non ti porti la maglia dietro, rischi di prenderti febbre, raffreddore. E sicuramente un bel mal di gola, per me che ci soffro.

E poi le signore, con minigonna e sospensorio, dicevano: “Che bella temperatura!” “Come si sta bene qui?” Le avrei prese a calci. Poi è anche vero, che ognuno pensa e fa quello che vuole. Ma, io l’aria condizionata non la sopporto.

L’aria viene condizionata da uno strumento esterno, che la rende non salubre. Si insedia nel corpo e ti pregiudica la giornata. Come un’incazzatura, che fai fatica a buttare fuori. Si insedia nel cervello, per ore, giorni, e anche mesi. E come le cicale d’estate ti frantuma il cervello.

Però è anche vero che con questo caldo, l’aria, condizionata (a livelli non esagerati), ti porta a un equilibrio, spezzato quasi sempre da un vento infernale. Che ti avvolge.

In sostanza: io non voglio essere condizionato per forza e obbligatoriamente da nessuno.

Figuriamoci dall’aria condizionata.

Mil besos da Em@ e da questo post nonsense.

Corpi nudi al sole.

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Edward Hopper – Second Story Sunlight, 1960 (immagine presa dal web)

Buen@s,

l’estate avanza. E io torno.
L’estate per me è direttamente proporzionale alle emozioni. Sia se si va al mare. Sia se si sta a casa. Nel primo caso, il contatto con le fisicità predispone la conoscenza. Emotiva, non lo so. Ma, coinvolgente sì. Nel secondo caso, il caldo ti rinchiude in casa. Almeno nelle prime ore del pomeriggio. E che fai? Leggo generalmente. E mi perdo, conseguentemente, nelle emozioni altrui. Mentre, nell’altra camera, Pedro e Bianca (per chi non lo sapesse, sono i miei due cagnolini) dormono. Dormono e litigano. Poi si fanno un po’ di coccole. E infine attendono Luca, che li tratta come figli. E continuano a dormire insieme nel suo lettone. Loro lettone.
Ritornando alle emozioni, le nudità estive (visibili anche da pantaloncini stretti in alcuni punti e magliette evidenti) portano a una sorta di avvicinamento. Avvicinamento e sguardo, che stuzzicano la tragressione. Trasgressione intesa nel senso piu’ semplice della parola. Non nel senso porno, che mi provoca piacere fino a un certo punto.
Amo la tragressione, presente in sguardi complici, in gesti semplici. In parole dette e non dette, in sottintesi che evidenziano frasi lasciate a metà.
Ci sentiamo domani,
sperando di essere piu’ attivo.

Mil besos,
Em@

 

Il caldo che avanza

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Una moto ferma.
Alberi che attendono. Cosa poi?
Macchine chiuse senza nessuno.
E il caldo…che avanza.

Avanza senza avvertirti.
Ti ingloba in una bolla.
Chiusa o aperta. Comunque calda.

Avanza nelle frasi lasciate a metà
di due ragazzi che sono vicini a te,
e sorseggiano una coca cola fredda e
un caffé bevuto a metà.

Lei vorrebbe concludere la relazione.
Lui non ci sta e
prova a dire qualcosa. Ma, lei lo ferma.
Sempre.
Non ha possibilità.

Lui si alza e va in bagno.
Per stemperare la tensione,
andare lontano per un po’.
Torna.
Lei non c’è. Scomparsa in
una bolla di sapone già scoppiata
da tempo.

Lui si siede.
Mentre il caldo…avanza.
Una moto ferma.
Alberi che attendono. Chi poi?
Macchine chiuse senza nessuno.

Nessuno ascolta il silenzio di Lui.
Mentre il caldo avanza.
E zittisce persino due cani
che abbaiano sempre.

 

23 settembre: solo il mare…

Buen@s,

È abituato a leggere, mentre osserva il mare.
Un mare che lo distrae, che lo rende meno triste.
Tutti i pomeriggi di ogni giorno ne sente la mancanza, prende il motorino e si fionda in prima fila. Tanto sa che non arriverà nessuno.
Si lascia cullare dalla salsedine, a volte dal sole. Altre dalla luna, che accenna il suo profilo.
Viene anche d’inverno dopo un temporale. Quando un vento gelido si scaglia contro onde per nulla tranquillizzanti.
A lui non interessano le stagioni, i giorni festivi, quelli tristi o di gioia.
A lui interessa il mare: la sua unica abitudine che lo rende diverso.
Mai solo, sempre riflessivo, divertente a volte.
Unico nella sua abitudine. La sua abitudine speciale.

Mil besos,

Em@

102: luglio

 


Luglio odi et amo.
Odio la calma. Il sole cocente. La gente entusiasta, che si conosce in mare. E poi subito dopo si dice male dietro.
Odio il senso di vertigine in luoghi affollati. Luoghi di foschia estiva dove nessuno si conosce. E condivide qualcosa.
Amo il cielo senza nuvole. Il bambino con il gelato contento e la mamma un po’ meno. L’ euforia degli innamorati che tra panchine sconosciute si scambiano per la prima volta lingue. Lingue inesperte che sanno di nuovo. Autentico.
Luglio sei quasi al termine e io ti dico ciao. Non addio come l’anno scorso.

Beso.

Em@

72: Gassosa

cellulare
Sembra estate. Al cellulare, oggi,2016

Allungato su un sofà nuovo, spegne la tv. E’ ormai un uomo di una certa età e non ha voglia di sentire rumori assordanti che provengono da talent per nulla pacati. Non ha voglia di diventare come sua sorella, che programma le sue uscite in base ai programmi che danno in tv.

Si alza e va verso la cucina. Una cucina con mobili antichi, con sedie e tavoli senza graffi. Graffi che non avevano a che vedere con la condizione di vita di sua moglie. Una donna che era precisa, estremamente amante della vita casalinga. Che teneva tutto in ordine. E alle sei di pomeriggio, di ogni estate, usciva fuori casa per cucire coperte, lenzuola e tovaglie per la famiglia.

Mentre sorseggia una bibita gassata e fredda, ripensa a quelle estati. Erano estati in cui non si aveva la percezione del caldo. E la sera tutti i vicini di casa si riunivano in cerchio, come per gioco, e gustavano un gelato che lentamente si scioglieva. E facevano quattro chiacchiere. Chiacchiere che si trasformavano in risate, in curiosità, in giornali scandalistici, che avevano un fondo di verità. A differenza delle bufale che, oggi, si trovano su internet e che quasi sempre sono creazioni palesemente fasulle.

Si siede sulla sedia e continua a bere quella gassosa. Ha il bicchiere mezzo pieno. Perché Mario ha sempre visto il bello delle cose. Della vita. Non si è mai abbattuto di fronte a morti, malattie, dispiaceri. Ha sempre cercato e fortunatamente trovato, in ogni occasione, la forza di andare avanti.

Mentre scivola nella sua bocca la frescura di quella bevanda, Mario ripensa ancora all’estate. Ripensa all’estate in cui si è sposata la figlia e l’emozione di vederla sorridente, felice, di aver fatto un passo, di aver raggiunto un traguardo che non si sarebbe mai immaginato raggiungesse. La figlia: la sua felicità.

Ogni volta che ripensa a quel sorriso di giovane ragazza immatura, gli scende una lacrima. Una lacrima che rappresenta la sua emotività. Perché Mario è stato da sempre un tipo emotivo. Piagnone come diceva la moglie.

Mario ha appena finito la gassosa. Ripone il bicchiere nel lavandino, perfettamente pulito.

Suonano alla porta. E’ suo nipote, che lo fa tornare alla realtà. Devono uscire a prendersi un gelato.

Mario chiude la porta e guarda come un fantasma la sua casa. Una casa modesta, vissuta. E non solo abitata.

Una casa in ordine, al gusto di gassosa.

 

Buona serata, 

Em@

 

Per contatto epistolare:

Emanuele Potere

c/o Studio Di Iorio

Via Ravizza, 84

66100, Chieti (CH)