Viento

Il suono del vento mi ha frastornato.
Ubriaco agli angoli della strada.
La stessa di ogni mattina.
Alle 9 ho il corso.
Seduto.
Insistente, il vento, mi trapana il cervello realmente.
Mi disorienta.
Mi fa sbarellare.
E quel suono da dove proviene?
Dalle montagne, dal cielo o dai meandri degli abissi?
So solo che faccio fatica a riprendermi,
ripensando ai sogni ricorrenti di bambino,
quando il vento mi faceva volare.
Ho un ricordo talmente vivido che sembra reale.
Viento.

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Scrivere

 

Scrivere genera attimi, che non abbiamo mai vissuto. Incontrato. Sono attimi che cerchiamo di capire, che scorrono veloci. A volte, afferrati da un piccolo ricordo, fermo. Impassibile. Che vogliamo delineare, toccare, considerare. Covare.
Per giorni, non ho scritto. Ho vissuto il giorno che si sveglia, il dentista, il postino che suona alla porta. Ho mangiato, fatto attenzione ad un dente, che si sta spezzando. Andato in palestra, dormito, riposato. Amato il cane. Fatto stretching, chiamato Mattia al telefono. Dormito. Ho letto anche poco, poche pagine. Distorte forse da pensieri che generavano ansie sconosciute. Ora conosciute, buttate via come una carta nella pattumiera. Arrotolata, con forza. E magicamente inserita all’interno di un aggeggio di plastica, che dovrebbe contenerla.
Non ho scritto, letto. Ho vissuto, riso e sorriso. Ma, una parte di me si è sentita vuota. Perché amo dire, raccontare, forse conciliare anche il sonno. Amo leggere storie che non vivrò mai. E che forse assaporerò davanti a una bistecca, forse no.
Non vivo per scrivere. Né per leggere. Ma, vivo anche per essere me stesso. O qualcun altro.

Nota bene: il sito avrà un altro nome. E si chiamerà semplicemente Em@, come il sottoscritto! In evidenza, naturalmente, Pedro e Bianca, i miei due cani!

Colori

Coloro questo mondo. Ogni giorno. Che nasce. Cresce. E purtroppo muore.
Foglie cadono dagli alberi anche a 18 gradi. Anche se molte di loro sono già scomparse.
Scomparse come la figlia di Romina Power che non ha avuto una degna sepoltura. Sepolta in qualche angolo di mondo, di mare forse, come quelli che vivono per strada. Senza nome. Né cognome.
Cognomi importanti a che servono? Solo a dire io sono figlio di, sono importante.
Io, sono, importante, per me stesso. Perché ho voglia di capire chi sono. O sono stato.
Essere stato significa amarsi.
Amare senza danneggiare.
Danneggiare altri, cose, animali.
Amo i miei cani, anche se Pedro ieri si è comportato male. Malissimo direi.

Perché?

Il sole è una gioia. Oggi.
Si copre tra la nebbia.
Bu! Su!

Dieci pause silenziose
mi costringono
di nuovo ad amare.

Amare le signore che non sopporto.
Le amiche che non ho dimenticato.
I ricordi d’infanzia quando
mia madre sembrava Dio.
O lo era?

Non sono scoraggiato. Né rimpiango
quello che ho fatto.
Sono Io grazie a me.
A quello che sono stato.

Il sole e la nebbia si scontrano oggi.
Nessuno ha il vantaggio. Forse, io, che osservo la natura senza chiedermi: “Perché?”

Forse quella foglia…

Questa domenica, umidità pazzesca.
Testa persa in anfratti mai visti.
Come un buco che ti trapassa il cervello.

Dietro le nuvole cosa ci sarà?
Il sereno, il viola che fa paura, il viso
di qualcuno? O qualcuno, con il suo viso, che abbiamo perso in questa terra e ritroveremo, prima o poi?

Bo! Sai! Non lo so.

Prima o poi, qualcosa accadrà. Tu ritornerai, forse, Io. E, io, forse, sarò qualcosa o qualcuno che non so.

Forse erba.

Forse quella foglia, che ho raccolto.
E tengo in camera…

Come neve

Libero come neve che cade.

Bianca come sempre. Bianca come il nome del mio cane. Cane buono!

Ho ascoltato i miei silenzi, oggi, senza telefono. Solo radio e rumori, dentro. Solo natura e sole, fuori.

Sette ore e più senza la tentazione di cadere.

Senza accendere quell’apparecchio tentatore. Vedere le notifiche. Mi piace o indifferenza.

Libero, mi sono sentito libero.

Mi sono detto: “Come stai?”
E ho risposto: “Bene, tutt’ok!”

Tutto il resto è noia…

Oggi caldo. Quasi primavera.
Nuvole a intermittenza.
Ho incontrato Simone, ma non
mi ha detto niente. Solo parole per aumentare il suo Ego.
Boh!
Già questa mattina avevo incontrato una signora indifferente. Che mi
è indifferente.

(Indifferenza sei lì, grigia ed immobile, senza dire niente. Che paura!)

Oggi, caldo. Sole. Gioia.
Tutto il resto è noia.

4: Una giostra accesa senza nessuno


Neve. Oramai lontana.
Ora è ferma senza un perché. Decide di sciogliersi in determinati punti. In altri, rimane impassibile. Ferma. Persistente.
I bambini non ci sono. Sono le 4. Molti fanno il tempo pieno. Molti vanno in palestra, a danza, ginnastica, piscina, scherma. Pallavolo, pallacanestro.
Altri vanno sia danza che a piscina. Lo stesso giorno.
Le mamme non ci sono perché impegnate a prendere i figli e a portarli nelle loro attività. I padri assenti, giustificati o no, sono a lavoro. Torneranno a casa solo tardi.
Quando il più grande sta per addormentarsi. Ed il più piccolo già dorme.
Fuori. Vicino alla neve, a una giornata serena e a degli alberi verdi c’è una giostra accesa. 

Senza nessuno.

Em@💘

#Attraversando gli anni

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Chieti, l’altro ieri.

 

Nevica da giorni. Interrottamente. Fuori case si intravedono. Solo l’immaginazione può portarmi a capire che cosa succede oltre le finestre. Forse bambini giocano, cambiando l’ordine dei soprammobili. Forse genitori, insofferenti, gridano e sgridano perché la neve rende nervosi.

La tua coperta è ancora sul tuo letto. La neve non l’ha sgualcita. Forse l’ha fatta diventare più umida. Per via di questo freddo interiore e reale, che mi tormenta. Tormenta il mio stato d’animo da quando hai lasciato questa terra. Da quando, quella mattina mi hai detto: “Ci vediamo dopo!”

Ma, non sei più tornato.

Eri felice quel giorno. Era agosto.

Avevi una camicia a righe, perché avevi una riunione importante. Avevi voglia di dire la tua. Ti eri preparato un bel discorso, che avevi preparato nei dettagli. Eri un perfezionista. Lo so, lo sapevo. Lo sapevi.

Quella mattina, avevi lasciato il caffè, come fai sempre. E avevi dato due morsi alla torta al cioccolato. Che ti avevo preparato con tanto amore. Anche perché eravamo appena sposati. E ti amavo, come non ho mai amato nessuno. Nessuna.

Ti amavo perché eri altruista. Eri testardo, come me. Eri ansioso, come me. Ma, a differenza mia, ti alzavi ogni mattina e cercavi di allontanare quel mostro nero, che conoscevamo entrambi. Quel mostro nero che ogni tanto appariva e lasciava cadere a terra posate. Senza un perché.

Quella mattina, ci siamo allontanati per sempre. Il destino ha voluto così. Senza darmi la possibilità di attraversare gli anni insieme. Quegli anni che avrebbero potuto darci un bambino, una casa bella e nuova, un posto nel mondo diverso.

Nevica da giorni. E il tuo letto è rimasto intatto. Perché dicevi sempre che per dormire avevi bisogno di una camera singola. Una camera dove pensare, riflettere e riposare.

Una camera da dove avresti potuto vedere fiocchi di neve, che cadono come lacrime versate in continuazione.

Ann@

Un bacio,

Em@

Spero di ritornare.

Buenas,

buon anno a tutti. Da un po’ che la mia incostanza ha preso il sopravvento. Ma, ho traslocato. Ed il trasloco non è una cosa semplice. L’ho fatto durante le vacanze di Natale, e quindi niente riposo.

Inoltre, la neve ci ha messo il carico. E da due giorni che nuvole bianche buttano giù pezzi di neve. Che ora non sopporto più. Adesso, il sereno ha un po’ reso quieta la situazione. Ma, dubito che duri.

La neve, inoltre, ha fatto cadere un albero del giardino. E un pino di proprietà comunale, che ha quasi distrutto l’altra parte di giardino. Ma, per fortuna siamo tutti sani e salvi. Compresi i cani, che amano il bianco della neve. Amano perdersi, e nascondersi. Nascondersi, fino a scomparire. Poi, tocca a me ritrovarli!

Vorrei iniziare a riscrivere il blog, trovando una chiave di lettura diversa, pur mantenendo fede a quello che sono.

Spero di ritornare.

Em@