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Pedro

Sai che ti dico?

Che oggi sono stato molto svogliato. Avrei dovuto fare tante cose, ma ne ho fatte poche.
Ho lavorato, anche se non mi sono molto impegnato. Mancava l’organizzazione in studio. E quando manca, sbarello!
Ho portato il cane a spasso. Non c’era quasi nessuno.
Ho pranzato, mangiando un uovo, pomodori e ricotta. Pane integrale. Mi sono sfondato perché quando sei svogliato, hai voglia di riempire il tempo in altri modi.

Sono tornato in studio e ha suonato uno che voleva i soldi. Già è la terza volta che viene e si sta approfittando della mia educazione. Gli ho detto che la prossima volta chiamo i carabinieri. E che non deve permettersi più di suonare! Perché è uno studio di un commercialista, non la banca.

Sono tornato a casa svogliato. Strano :?!
Ho preparato la cena. Torta rustica di melanzane.  Ho portato a spasso il cane. Solito giro, solita corsa. Stavolta ha giocato con la sua amichetta Lucy.  Almeno stasera era meno appiccicoso!
Poi, ho fatto stretching, ho visto “Cuochi e fiamme”.
È tornato il mio coinquilino, che ha portato di nuovo a spasso il cane. Un momento di relax. Per fortuna!
Io e L., poi, abbiamo mangiato. E Pedro (il cane) pure.

Sono sceso nella mia camera. E appena adesso, ho finito di leggere un libro. Di cui vi parlerò a breve. Vi dico solo che non è stata una semplice lettura, ma è stata molto stimolante.

Oggi ho parlato con: il fruttivendolo, con la sorella del fruttivendolo, con Lorenzo il terzo fruttivendolo, con Giacomo il barista e Cristos il proprietario del bar. Con il padre dell’edicolante, con Loredana, Davide e Andrea, Rosanna, Luca, la padrona di Lucy, Sandra, due passanti che hanno accarezzato Pedro, il proprietario di una bottega e la sua assistente. Ho salutato, infine, uno che saluto sempre. E con il quale non ho parlato mai.

Tutto qui. E tu che fai? Che farai domani?

Buona Notte! 😙
 

Sedici: Un’altra vita

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Mentre scrivo queste parole, fuori, le cose prendono una loro direzione. Direzione che ognuno di noi sceglie, a volte direzioni ostacolate dal caso. Dal destino.

Immaginiamo sempre le vite altrui, case nuove, collane firmate. Immaginiamo momenti che hanno vissuto altri. Momenti che non ci appartengono, ma che vorremmo tanto ci appartenessero.

Guardiamo, mentre passeggiamo, storie mai immaginate. Lui troppo bello, lei troppo brutta. Lui grasso, Lei magra. Lui che un tempo odiava il cane, che ora sta con lei che lo obbliga a portare un pinscher nano.

Guardiamo dentro le case, io lo faccio spesso. Soprattutto d’estate quando è buio e passeggio con il cane. Dentro, famiglie che litigano, bambini che urlano, divani imperfetti. Tutto amplificato dal contrasto luce e buio della sera. Notte.

Guardiamo le stagioni che passano. E che a volte ci lasciamo scappare. Per paura. Paura di non farcela. Primavere a pensare, Estati a pensare, Inverni a pensare, Autunni a pensare. Tralasciando l’azione che potrebbe allontanarci, portarci in un altrove non necessariamente lontano.

Guardiamo lo specchio. Ci guardiamo allo specchio. Sempre con qualcosa che non va o con qualcosa che vorremmo cambiare: il sorriso imperfetto, un neo che prima ci piaceva e oggi non ci piace più.

Guardiamo non sempre attentamente. Perché l’attenzione ci allontana dal tran tran quotidiano, che ci avvolge nel suo vortice. E a volte il vortice ci fa comodo perché ci rende persone che esistono agli occhi degli altri. E non ai nostri.

Mentre scrivo, queste parole, fuori, un ragazzo cammina verso dove vuole. Verso la sua vera storia, che prende spunto dalle storie degli altri, ma che segue la sua.

Quattordici: Riempire la nostra foto

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Riempire il tempo e’ la cosa più difficile. Mi spiego: tutti dobbiamo riempire il tempo, altrimenti cadremmo in un vuoto senza definizione, che non farebbe altro che aumentare il nostro panico, le nostre paure.

Ognuno riempie il tempo come vuole. Ma, ci sono dei riempitivi (forse) che ci lasciano maggiori soddisfazioni, come scrivere, leggere, fare una passeggiata tra la natura. Amare qualcuno. Amarlo fino all’infinito. Anche se, quando si ama troppo, si rischia di perdere il nostro riempitivo, favorendo un  “riempitivo” comune. E non sempre è positivo! :'(:'(

Riempire il nostro tempo, tralasciando i nostri obblighi, è la cosa più difficile. Perché dovremmo trovare un riempitivo senza obbligo, che facciamo giornalmente e curiamo con tutte le dovute attenzioni. Ma, trovare un riempitivo giornaliero potrebbe diventare un obbligo, che alla fine e non sempre ci dà soddisfazioni quotidiane.

Quindi? Che si fa?

Niente.

Con la calma tutto si risolve.

Le nostre passioni anche se potenzialmente diventano obblighi, in realtà, sono aspetti di noi che ci fanno sentire vivi e che hanno bisogno di regole per esistere. Punto.

By,

Il pippaiolo del giorno.

Giorno Primo

Sono tornato, in realtà non sono mai sparito. Ho capito solamente che il mezzo facebook, non è un mezzo adatto a me. Per scrivere, per raccontare. È una realtà troppo veloce, che corre. In fretta.
Avevo pensato anche di scrivere un libro, ma in quel caso la riflessione prende il sopravvento. Il libro, al contrario è troppo lento. Ti immergi in situazioni belle, scopri cose nuove, ti addentri nel profondo. Ma, la comunicazione non è istantanea. E non è detto che quello che scrivi venga letto, perché nella maggior parte dei casi viene chiuso nel cassetto. E la chiave buttata.
Scriverò, come se scrivessi un diario. Come se scrivessi a qualcuno, che in realtà sono io. Perché scrivere a qualcuno che sei tu è il miglior mezzo per capire chi sei, chi sono gli altri. E chi è la realtà che ti circonda.
Come sempre non parlerò di me, in prima persona. Parlerò di ciò che accade, prendendo spunto da ciò che vedo e percepisco. Non dirò mai: “Sono andato al cinema e ho mangiato le patatine di tale marca”. Perché la comunicazione minuziosa e commerciale non mi appartiene. Senza criticare chi lo fa. Inoltre, non scriverò per obbligo, perché la scrittura obbligata solo per postare qualcosa, non mi appartiene nemmeno. Non scriverò nemmeno per fama e successo, perché la scrittura perderebbe il senso.

Grazie a chi mi seguirà e anche a chi non lo farà,

Morel