120: Equazione di un amore

 

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Equazione di un amore, Simona Sparaco, Giunti editore, 18,00 euro

Ci sono dei libri, che ti entrano dentro. Non sono storie eclatanti, o letteratura pura. Sono storie che hanno qualcosa di profondo e nel contempo leggero e che ti fanno riflettere.

Questo è il caso di “Equazione di un amore”, pubblicato da Giunti nel 2016, scritto da Simona Sparaco, autrice e sceneggiatrice, che ci porta nel mondo silenzioso e sofferente di Giacomo e Lea.

Giacomo e Lea sono i protagonisti di questo romanzo. Due persone profondamente marchiate da un male di vivere, che non permette loro di unirsi, di legarsi.

Lea Federici vive a Singapore con suo marito Vittorio, un avvocato che ha incontrato a Londra, dove la protagonista studiava sceneggiatura. Lea non ama vivere in questo paese umido, ricco. Un paese dove molte cose sono vietate e dove la criminalità non è quasi presente. Un paese in continuo progresso. Forse troppo perfetto. Troppo utopico.

Lea, in quegli anni a Singapore, ha scritto un libro, che ha mandato a varie case editrici italiane.

Mentre, progetta con il marito la volontà di avere un figlio, riceve una risposta da una casa editrice minore, che si trova a Roma.

E in questo momento che appare, di nuovo, Giacomo Valenti, editore della casa editrice. Lea lo ha sempre amato. Ha sofferto molto per lui. Ma, Giacomo non è mai andato oltre il sesso. Non si è mai preso le proprie responsabilità. Ma, c’è un motivo che non vi spiegherò. Un motivo, che apre un vortice nella propria anima e che non gli permette di legarsi.

 Giacomo e Lea si sono incontrati 3 volte durante la loro vita: al liceo (dove lui le dava ripetizioni); all’Università (dove lui era l’assistente d’italiano) e nella quasi maturità (dove lui era editore e lei donna sposata, con voglia di riscatto). 3 un numero perfetto, sintesi del loro amore.

Alla fine del romanzo, Giacomo racconta a Lea il suo tormento. Sembra cambiato. E ora vuole stare solo con lei. Vuole farsi una famiglia e amare con tutto se stesso l’unica donna che le ha dato tanto, la sua bambina.

Ma, il destino avverso cambia la linearità degli avvenimenti…

I temi del romanzo sono: l’amore, il destino, la voglia di farcela, la perfezione di Singapore, l’imperfezione di Roma, l’amicizia che lega Lea a Bianca, il silenzio, il male di vivere che blocca la razionalità di un sentimento.

Stile: uso sapiente della lingua italiana, scorrevole e non banalmente profondo.

Ci sono dei libri che ti fanno riflettere al punto giusto e che ti lasciano qualcosa, senza esagerare.

Voto: 8-

66: L’addio di Antonio Moresco

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Il secondo libro, candidato al Premio Strega 2016, di cui vi parlo oggi, è L’addio di Antonio Moresco. Edito da Giunti, 274 pagine, costo: 15 euro.

 E’ un libro ben scritto, non immediato, di difficile collocazione editoriale: a metà strada tra un giallo e un romanzo filosofico. Faticoso da leggere per chi, come il sottoscritto, è abituato a letture diverse. Letture meno impegnate, meno difficili da decifrare. Sicuramente, è un’opera ben strutturata; un’opera che ha molto da raccontare. Un racconto celato, che molte volte purtroppo rimane tale.

Le tre parole, o coppie di parole, utili per “analizzare” l’opera sono le seguenti:

Dualismo cosmico: il protagonista D’Arco, dopo essere stato ucciso, si ritrova nella città dei morti. Una città, simile a quella dei vivi, dove la vita scorre, dove le persone passeggiano tranquillamente per strada. D’Arco si pone interrogativi profondi riguardo alle due realtà. Interrogativi che non trovano una soluzione, poiché in entrambi i mondi ci sono i difetti e i pregi. Inoltre, il protagonista non riesce a capire quale delle due città venga prima: pensieri esistenziali che non trovano, però, una risposta.

Giallo: apparentemente il romanzo appartiene al genere narrativo del giallo, poiché D’Arco, poliziotto investigativo, dopo essere stato ucciso, viene mandato nella città dei morti. Lì sente dei canti di bambini che provengono dai grattacieli. E non riesce a capire dove queste povere creature si trovano. E perché piangono. Il suo capo, della città dei morti, lo spedisce nella città dei vivi perché è lì che potrebbe trovare la soluzione all’arcano.

Punto Interrogativo: è un libro che non so “valutarlo” appieno. Se da un lato, apprezzo la straordinaria complessità dell’opera, dall’altro non so che scrivere. Non riesco a capire se mi ha lasciato qualcosa o non mi ha lasciato nulla. La storia non mi ha fatto sognare, riflettere o pensare. Mi ha trasportato fino alla fine sì, ma con un punto interrogativo. Forse in quel punto interrogativo si trova il messaggio dell’autore?

Titolo: L’addio

Lo scrittore saluta i lettori con questo romanzo. Un romanzo d’addio. Dalla sua scelta, deriva il titolo.

Stile:

Romanzo ben scritto, frasi semplici, periodi brevi. Presenti parti descrittive e argomentative (domande esistenziali del protagonista) che molte volte rallentano la narrazione. Narrazione difficile, che non arriva a una conclusione vera e propria. O ci arriva e il sottoscritto non l’ha capita. Decifrata.

 Voto: 6 soggettivo / 8 oggettivo: 7

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando.