Lunedì (Che più storia non è)

Rumori di aereo.
Alzo il viso verso l’alto.
Guardo il cielo. Senza
nuvole. Limpido e sereno.

Qualcuno starà dormendo.
Forse facendo l’amore.
Battaglie di coccole e
lingue.
Lingue che litigano anche.
Litigano quando Lei ama
l’ordine e Lui il disordine.

Lei e Lui sono in vacanza.
E’ lunedì.
Lei vuole andare all’Asteria.
Stabilimento Vip.
Lui vuole stare a guardare
le onde, dalla finestra dell’appartamento affittato.

Lunedì.
Lei e Lui litigano.
E che stanno a fare insieme?
Mica hanno fatto un patto per sempre?
Perché non scelgono di mandarsi a fanculo?

Lunedì.
Un aereo rumoreggia nel cielo.
Cielo limpido.
Limpido nei ricordi
di quando si sono messi insieme.
Tutto era più semplice.
Semplicemente autentico.

Lunedì.
Due nonni assaporano
il quasi fresco delle quasi 10.
Un signore legge il
giornale.
Vedo da lontano Lui e Lei.

Continuano a litigare.
Farsi male. Distruggersi.
Pensare.

Ma non mettono
un punto finale alla loro storia.
Che più storia non è!

 

52: LUI

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Rosa Rosae, Aprile 2016

A tutti coloro che si rimettono in gioco sempre e comunque

Un uomo, più o meno quarantenne, passeggia con un cane. Lui, non riesce a sostenere la forza del suo fidato amico, perché non cammina bene. Ha una malattia, che non gli permette di usare bene le gambe.

Tutto accade in una giornata quasi fresca di aprile, mentre mamme accompagnano figli a scuola. Sorelle litigano per strada, uomini e donne discutono su un pelo lasciato in doccia, che la Lei della coppia non sopporta.

Lui, è stato sempre uno sportivo influente. Di quelli che organizzano gare ciclistiche, il primo maggio. Amato dalla famiglia e osannato dai membri dell’associazione dilettantistica sportiva, di cui era il presidente.

Lui ha avuto donne belle, brutte e fuori luogo. Ha amato anche maschi efebici e trans estremamente truccati. Una persona che amava la vita in tutte le sue forme, che non discriminava, che stava sempre sul pezzo. Anche nelle giornate no, o nei momenti drammatici dell’esistenza.

Una mattina di una giornata fresca di aprile, di cinque anni fa, mentre si reca nel suo studio da avvocato, scopre di vederci doppio. Si ferma. E chiama suo fratello, in soccorso.

Dopo varie visite specialistiche, scopre di avere la sclerosi multipla.

Il mondo gli cade addosso. Le giornate diventano buie. Soggiorna per mesi in letti di ospedale, cercando di trovare una luce nuova, che fa fatica a vedere in un cielo provvisto di nuvole grigie e nere. Nere d’acqua. D’acqua sporca.

Torna a casa, cerca di ritrovare se stesso. Quello di prima. Non ci riesce perché ora è un altro. Deve riniziare. Non dimenticarsi il copaxone la mattina, deve stare attento a guidare, non può assumere determinati alimenti perché gli provocano allergia. Deve recarsi in ospedale, per visite specifiche, quasi ogni mese.

Deve per forza rendere conto a qualcuno. Cazzo!

Deve iniziare a percepire nel nuovo qualcosa che gli appartiene. Perché il vecchio non esiste più. Esiste solo in prospettiva del nuovo, esiste solo in vista del giorno incerto.

Lui si fa forza. Si laurea una seconda volta, scrive un libro, si innamora di una donna più giovane di lui. Riesce a trovare quella forza, che pensava di non avere. Quella forza che tutti abbiamo e che nella quotidianità nascondiamo in coperte e lenzuola sgualcite.

Questa mattina, mentre passeggiavo con il mio cane, ho visto un uomo quarantenne che conosco bene. Stava con il suo cane e non riusciva a sostenere la forza del suo fidato amico, perché non cammina bene. Ha una malattia.

Questa mattina, mentre uomini e donne litigavano per il pelo pubico di lui, un uomo che conosco bene si faceva una passeggiata con il suo cane. La forza del suo temperamento ha spiazzato sorelle che litigavano, mamme che accompagnavano figli a scuola ed un ragazzo trentenne, con un cane marrone di nome Pedro.

Buona serata,

Em@

51: LEI

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Sorriso Nascosto, 2015

Una ragazza, quasi donna, aspetta il suo turno con un carrozzino vuoto.

Le devono dare un posto letto. Tra meno di due giorni partorirà.

La sala d’attesa è piena di persone. Mariti ansiosi, mamme preoccupate, primi bambini che non vedono l’ora di vedere il proprio fratellino. La propria sorellina.

Fuori piove. Dopo giorni di caldo, un gentile acquazzone ha abbassato le temperature.

Lei, poco dopo, entra nella sua camera. Posiziona il carrozzino avanti al letto ed il beauty case sul comodino grigio sporco.

Si mette il pigiama con fatica e si accomoda sul letto.

Lei aspetta suo figlio. Non vede l’ora. Qualche contrazione inizia ad agitarla, ma deve saper dosare la sua paura perché i parenti non ci sono ed il suo ex marito è scappato qualche mese prima con la solita segretaria più giovane.

Lei respira. Non pensa alla sua solitudine. Solo le contrazioni le ricordano che non ha nessuno, ma grazie alla respirazione riesce ad allontanare la paura.

Lei si concentra perché vuole realmente suo figlio. L’ha sempre voluto. Immagina il primo dentino, la prima fidanzatina, la prima gita che farà in quinta elementare, in una fattoria fuori città.

Lei è forte. Una forza che supera i contrasti. Una forza capace di indossare una maschera buona, nonostante il contesto le sia ostile.

Lei, sola in quella stanza d’ospedale, sa aspettare. Perché le donne coraggiose sono pazienti e sanno che il sole prima o poi apparirà di nuovo.

Dopo tre giorni, Lei dà alla luce un bimbo di 3 kg e mezzo. Lo chiama Marco. Marco come suo zio, che l’ha sempre sostenuta ed ora non c’è più.

Lei esce dall’ospedale, sola e donna, con un bimbo. Con un cuore da riempire. Da accudire.

Rientra a casa, una casa in disordine. Si siede su una poltrona piena di vestiti, prende in braccio il piccolo, lo allatta. E sorride. Gli sorride. Per la prima volta.

Buona serata,

Em@

32: Particolare

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Una vista particolare, gennaio 2016

 

Lui mangia una mela. Raro trovare un ragazzo o una ragazza con una mela in mano! Oggi vanno di moda le Red Bull. Ieri le birre.

Comunque, lui mangia una mela seduto su una panchina verde, vicino alla scuola che frequenta. Oggi è uscito prima ed aspetta lei.

Il lui che mangia la mela dà un morso alla volta. Naturalmente. Ma, è calmo, quasi il contrario di un ragazzo di 18 anni. Calmo come le persona calme che vivono la vita senza immergersi nei perché che molte volte uccidono.

E’ ora. Suona la campanella.

Lei esce. Accanto, una sua amica: bella, alta, con il taglio rasato che portava Emma Marrone quando vinse Sanremo.

Lei, niente di che. Carina, occhiali da vista, all’apparenza particolare.

Particolare come un occhio imperfetto, particolare come una giornata estiva nel bel mezzo dell’inverno.

Particolare come indossa quei jeans, quegli occhiali da vista comuni.

Particolare è quel neo evidente spiaccicato su una fronte senza rughe. Una fronte bianca come Biancaneve.

Lui continua a mangiare la mela e guarda lei come se avesse visto Madonna o La Madonna.

Lui la guarda ancora. Lei si avvicina. Lui getta la mela quasi finita. Lei lo bacia. Lui la bacia. Se ne vanno.

Se ne vanno, seguendo un passo particolare. Particolarmente bello.

Buona serata,

Em@