Per lei di G.Caproni

Una poesia. Una dedica. Essenziale. Intensa.

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

45: E così che si uccide di Mirko Zilahy

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Il libro della settimana è “E cosi che si uccide” di Mirco Zilahy, conosciuto soprattutto per essere il traduttore de “Il Cardellino” di Donna Tartt. Il romanzo, edito da Longanesi, con un costo di 16,40, di pagine 407, è un giallo scritto bene, sintetico, che coinvolge il lettore fino alla fine. Anche se nella parte centrale il ritmo perde la sua vera intonazione.

 

Le tre parole che ho scelto per analizzarlo (alla mia maniera) sono le seguenti.

 

La prima parola è:

Roma.

 
La vicenda si svolge a Roma, nei quartieri che sono stati importanti nel mio periodo universitario. San Paolo, per esempio. Roma è una citta magnifica e per chi non c’è mai stato dico che la cosa che mi piaceva di più era racchiusa nella parola “perdersi”. Perdersi tra la gente, mai uguale, di varia nazionalità. Perdersi nell’arte e respirare costantemente la storia. Il Colosseo, Piazza Navona, Trinità dei Monti, La Fontana di Trevi. La cosa che mi manca di più forse è la quotidianità del periodo universitario, le chiacchierate a Villa Mirafiori, sede universitaria della mia facoltà. Mi manca la spontaneità dei romani veraci e la voglia di riuscire, in una città sempre bella. Ma, anche difficile e complicata.

 

La seconda parola è:

Pioggia.

La pioggia, insieme a Roma, è la protagonista di questo romanzo. Una pioggia incessante, che non ha mai fine. Una pioggia, che fa da sottofondo alle vicende. La pioggia non mi fa paura come il caldo o la neve, ma mi fa quasi paura. La pioggia isola in una casa luminosa e a volte non ti fa andare verso destinazioni programmate la mattina. Ricordo che una mia amica mi raccontava che lei quando pioveva non usciva. Aveva l’ansia di cadere, di non farcela. Ma, la pioggia ha il suo aspetto positivo nelle giornate invernali in cui non lavori, e trovi conforto nelle coperte calde. Che ristorano il tuo sonno, mentre fuori piove.

 
La terza parola è composta da due parole:

Uomo e Solo.

Il protagonista “umano” è Enrico Mancini, un commissario che ha perso la moglie, a causa di un cancro. Trova la forza di reagire e di prendere parte al giallo che si delinea nella storia. Ma, durante la vicenda si scoprono le sue debolezze e le sue fragilità. Le fragilità di una persona che ha subito una perdita e che fa fatica a rialzarsi. Ma, grazie al suo lavoro, il commissario Mancini, riesce a superare la sua depressione. Un’ombra ostile che lo blocca. La depressione blocca, ci porta a soggiornare in una camera chiusa a chiave. La depressione non è una parola detta a caso, ma una malattia reale che ha bisogno di cure per scomparire.

 
In conclusione, posso dire che il libro è un bel libro. Il mio voto è 7+. Forse è un libro troppo lungo, ma merita di essere letto. Soprattutto per la scrittura moderna e senza orpelli dell’autore. Una scrittura caratteristica dei gialli, nella quale si denota la chiarezza, elemento fondamentale per un bravo traduttore, come lo è Zilahy.

 Buona serata e buon principio di semana,

Em@