Il treno dei bambini

Una bella storia profonda e cruda, allo stesso tempo.
Una scrittura chiara ed immediata, a tratti emozionante.
E’ una storia che parla di bambini e di un bambino in particolare, Amerigo Speranza-Benevenuti.
Amerigo si trova a cambiare vita e a scappare dalla miseria. Viaggia su un treno di bambini (il treno che dà il titolo al romanzo).
Un treno che lo porterà ad essere accudito, amato, ascoltato.
Un treno che cambierà per sempre la sua percezione delle cose. E la sua esistenza.

Storia: 8 1/2
Stile: 8 1/2
Copertina: 8

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

LUNEDÌ DI PIOGGIA ⛆⛆⛆

Buen@s,

mi sembra strano scrivere sul portatile, che avevo appositamente messo nella lista di oggetti da buttare. Mi ero stufato e avevo voglia di cambiare. Cambiare soprattutto perché non funzionava e si bloccava.

Oggi, accendendolo per caso, senza dare peso alla riuscita, ho scoperto che il mio caro computer aveva ripreso a camminare. Sempre in maniera limitata, questo sì. Ma, lasciandomi in pace, mentre scrivo queste parole.

Parole che escono, mentre fuori piove. E la giornata non è partita molto bene.

Ho litigato con Luca in macchina. Poi, come i film, sono sceso perché non volevo ascoltare sempre le solite frasi e i soliti pensieri ed ho preso l’autobus, immergendomi in una temperatura di 30 gradi, tra persone non molto pulite ed odori non piacevoli, che venivano offuscati dalla temperatura estiva.

In autobus, mi sono girato intorno ed ho visto i visi. Visi diversi, di cui non conosco la storia. Visi diversi che hanno sicuramente molto da raccontare. Dire.

Siamo passati anche per Ikea e macchine riempivano i parcheggi. Non è una cosa strana, ma oggi è un giorno lavorativo. E c’era comunque tanta gente.

Vi lascio con una recensione di un libro, che ho finito di leggere l’altro ieri. In questi mesi, vorrei leggere molto ed approfondire. Conoscere. 

Ora, dopo qualche minuto dall’inizio del post, scrivo con il cellulare. Il portatile ha interrotto la sua corsa. Forse è ora che me ne compra uno nuovo. Economico. Tanto mi serve solo per scrivere. 

Vi metto la recensione di seguito:

“La bambina e il sognatore” è un bel libro: una sorta di giallo, stile “Chi l’ha visto?”, dove il protagonista, Nani Sapienza, indaga sulla scomparsa di una bambina.

Nani Sapienza è un sognatore, un maestro che rompe le regole, che regala ai suoi alunni storie ed insegnamenti, che tutti dovremmo ascoltare. È una persona sola, che dopo la morte della figlia Martina e l’allontanamento della moglie Anita, si ritrova in una casa grande, tra libri e vuoti emozionali.

Nani è testardo. Vuole sapere a tutti i costi che fine ha fatto, Lucia Treggiani, figlia di un camionista e di una cucitrice di vestiti da sposa.

Nani è riflessivo. Porta il lettore a riflettere su esperienze di vita, che molto spesso non vediamo.  O facciamo fatica a percepire. 

Di questo libro ho amato: la scrittura semplice e profonda, la sensibilità femminile dell’autrice che viene fuori spesso, il mettersi in discussione del protagonista sempre. E comunque.

Della Maraini, amo la sua capacità di regalarci sempre qualcosa di nuovo. 

Quel qualcosa di nuovo, che viene raccontato senza orpelli e giochi di parole. Quel qualcosa di nuovo, che nasce da una ricerca approfondita e studio costante.

Amo la Maraini perché i suoi libri non sono mai uguali. Non sono mai scontati, né banali.

Amo la Maraini perché in ogni cosa che racconta, la verità viene sempre fuori. 
Grazie a tutti per l’attenzione.

Mil besos,

Em@💘

1 ottobre: Libro della settimana: L’imperfetta di Carmela Scotti

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Buen@s,

“Ci sono dolori che nessuna erba del campo può guarire. Io sono nata da una radice di dolore, la felicità non so com’è fatta, se ha faccia, mani o bocca per parlare. Ci sono dolori che non si rompono, che sono duri più delle montagne, e se incontrassero la felicità, la schiaccerebbero come una formica.” (Cit. L’imperfetta di Carmela Scotti)

Se volete avere qualche informazione in più sul libro, di seguito vi metto il link della mia prima recensione sul mio blog di libri.

https://libridiemanuele.wordpress.com/2016/10/01/1-libro-della-settimana-limperfetta-di-carmela-scotti/

Grazie a tutti.

Mil besos, 

Em@

101: Un po’ di me #18

Buenas,
Pedro seduto sulla sua sedia, mi guarda. Mi guarda perché vuole fare pace. Ha trovato un rotolo di carta igienica, che ho dimenticato di raccogliere, e ha riempito la casa di carta. Carta che ho ritrovato ovunque. Sul letto, cucina, sala.


La carta e le sue funzionalità.

Serviva per scrivere. Fino a qualche tempo fa. Ora tutti preferiamo il computer e dimentichiamo di quanto era bello colorare il quaderno, tenerlo in ordine. Personalizzarlo. A volte, anche in modo esagerato. Ma, era nostro. Ci rappresentava, rendeva unici.📑📓📕

La carta del libro, invece, la associo sempre al suo odore. Odore di libro, antico, di qualcosa che non è commerciale.
Infatti, preferisco prendere i libri nei mercatini, perché è proprio lì che trovo titoli diversi. Titoli che non riuscirei a trovare in una libreria dove il Bestseller del momento è padrone della scena.
Nel pomeriggio, ho comprato tre libri in un mercatino di vestiti, libri e mobili usati.

Ho preso Maggie Cassidy di Kerouac, Gente di Dublino di Joyce, Il lacchè e la puttana di Nina Berberova. Quando li leggerò vi dirò se mi sono piaciuti.

Ora vi lascio! Pedro è appena venuto e ha cercato di fare pace. Gli ho detto di andarsene. E aspetterò ancora un po’ prima di perdonarlo.


Buona serata a tutti,

Em@

82: Un po’ di me #7

 

Quattro Giugno

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Chieti, Corso Marrucino, Stamane

Buenas,

eccomi di nuovo! Oggi scrivo prima perché il sabato riposo. Quindi, ho più tempo a disposizione. Tocco i tasti, ancora con un dito malandato. Ma, non è la fine del mondo!

Pedro è qui vicino a me. Un’ ombra in carne ed ossa che mi segue ovunque. E comunque. Sta dormendo! Dorme quasi profondamente, anche se ha gli occhi socchiusi e, a tratti, mi guarda come se mi volesse dire qualcosa. Come se mi volesse dire: “Non andartene! Perché devo dormire! E se ti alzi non ho voglia di seguirti fino alla cucina, nonostante l’ora di cena si avvicina!”

Luca è al lavoro ed io sono appena tornato dalla libreria, dove ho parlato per circa un’ora con la mia amica libraia. Siamo andati anche al bar, prima dell’apertura, e, a causa sua, ho dovuto mangiare volentieri una specie di bomba alla crema, a forma di cannolo. Lei è nel periodo del mestruo, quindi ha bisogno di dolci per sentirsi meglio. Io sono nel periodo della dieta, quindi ho bisogno di dolci per aumentare le calorie, che immediatamente dovrei perdere!

Stamane ho pulito, ma con la scusa del dito ho fatto il minimo ed indispensabile.

Poi sono passato al negozio di un mio amico, che si è appena lasciato, dopo una relazione di tre anni e mezzo con una tipa. E ora, nemmeno dopo una settimana, va alla ricerca di un’altra. Capisco che forse da parte sua non c’era amore, ma come si fa a troncare un rapporto e subito dopo a cercarne un altro? A riniziare tutto dal principio: i primi appuntamenti, gli scambi di sguardi in una cena a lume di candela, il primo cinema e le mani che si sfiorano, la prima pomiciata in macchina, mentre fuori è quasi giorno e i primi lavoratori si accingono a prendere l’autobus.

Io non ci riuscirei. E’ vero che c’è la fatidica formula del “Chiodo schiaccia chiodo”. E che in molti casi ha trasformato queste relazioni appena nate in matrimoni dopo un anno e figli dopo due, ma mi sembra tutto troppo veloce.

Perchè dopo tre anni di relazione, c’è un’abitudine che viene a mancare, una presenza che viene a mancare, un rapporto simbiotico che improvvisamente cessa di esistere.

E dopo tre anni, credo che si debbano metabolizzare queste perdite, nonostante non ci si è amati profondamente. Nonostante (forse) ci siano state corna. Comunque: ognuno ha un modo di agire, che rispetto.

Io che sono un tipo passionale, ora starei sotto un treno e non riuscirei ad alzarmi dal letto. Anche se sono più maturo rispetto all’adolescenza, anche se, a volte, vedo le cose in maniera distaccata per non soffrire.

Boh! Voi che pensate?

Da lunedì, vorrei iniziare a scrivere un libro. E’ un’impresa, che ha bisogno di tempo e dedizione. E poi non hai nessuna certezza, che il tuo progetto (come si dice oggi per qualsiasi cosa) vada in porto. Voglio sperimentare nuove forme di comunicazione, diverse dal racconto, diverse dal blog, che ha una comunicazione più dinamica.

In realtà, già ne ho scritto uno, che è rimasto chiuso nel cassetto. L’unica casa editrice che mi ha risposto, e che non voleva soldi per pubblicarlo, è stata “Sellerio”, che l’ha trovato ben scritto e ben fatto. Solo che erano in ristrettezze economiche. Non so se crederci o no, ma sono stato contento della recensione.

Ora, vi lascio. Non so se vado a cena fuori, o ordino la pizza! Qualcosa mangerò.

Qui, ora sta quasi piovere! E l’umidità diventerà padrona indiscussa di questo sabato di giugno.

Ah dimenticavo (come sempre)!

La parola del giorno è SOLITUDINE.

La solitudine, a volte serve, per ritornare alla vita e non fare gli stessi sbagli del passato (almeno provarci!).

Buona serata!

Em@ e Pedro dormiente.

66: L’addio di Antonio Moresco

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Il secondo libro, candidato al Premio Strega 2016, di cui vi parlo oggi, è L’addio di Antonio Moresco. Edito da Giunti, 274 pagine, costo: 15 euro.

 E’ un libro ben scritto, non immediato, di difficile collocazione editoriale: a metà strada tra un giallo e un romanzo filosofico. Faticoso da leggere per chi, come il sottoscritto, è abituato a letture diverse. Letture meno impegnate, meno difficili da decifrare. Sicuramente, è un’opera ben strutturata; un’opera che ha molto da raccontare. Un racconto celato, che molte volte purtroppo rimane tale.

Le tre parole, o coppie di parole, utili per “analizzare” l’opera sono le seguenti:

Dualismo cosmico: il protagonista D’Arco, dopo essere stato ucciso, si ritrova nella città dei morti. Una città, simile a quella dei vivi, dove la vita scorre, dove le persone passeggiano tranquillamente per strada. D’Arco si pone interrogativi profondi riguardo alle due realtà. Interrogativi che non trovano una soluzione, poiché in entrambi i mondi ci sono i difetti e i pregi. Inoltre, il protagonista non riesce a capire quale delle due città venga prima: pensieri esistenziali che non trovano, però, una risposta.

Giallo: apparentemente il romanzo appartiene al genere narrativo del giallo, poiché D’Arco, poliziotto investigativo, dopo essere stato ucciso, viene mandato nella città dei morti. Lì sente dei canti di bambini che provengono dai grattacieli. E non riesce a capire dove queste povere creature si trovano. E perché piangono. Il suo capo, della città dei morti, lo spedisce nella città dei vivi perché è lì che potrebbe trovare la soluzione all’arcano.

Punto Interrogativo: è un libro che non so “valutarlo” appieno. Se da un lato, apprezzo la straordinaria complessità dell’opera, dall’altro non so che scrivere. Non riesco a capire se mi ha lasciato qualcosa o non mi ha lasciato nulla. La storia non mi ha fatto sognare, riflettere o pensare. Mi ha trasportato fino alla fine sì, ma con un punto interrogativo. Forse in quel punto interrogativo si trova il messaggio dell’autore?

Titolo: L’addio

Lo scrittore saluta i lettori con questo romanzo. Un romanzo d’addio. Dalla sua scelta, deriva il titolo.

Stile:

Romanzo ben scritto, frasi semplici, periodi brevi. Presenti parti descrittive e argomentative (domande esistenziali del protagonista) che molte volte rallentano la narrazione. Narrazione difficile, che non arriva a una conclusione vera e propria. O ci arriva e il sottoscritto non l’ha capita. Decifrata.

 Voto: 6 soggettivo / 8 oggettivo: 7

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando.