17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

67: Quel pezzo di Strada

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pezzodistrada, dicembre2015

 

Lettera d’amore

 

A Valeria

Quel pezzo di strada ci stava stretto un tempo. Tua madre che ci fissava ogni volta che ci baciavamo sul motorino. E io ti dicevo: “Ma, questa deve stare tutto il tempo dietro alle persiane?” E tu non rispondevi. Continuavi a baciarmi. E io come un ebete, impassibile, mi perdevo nella tua bocca. Lingua. Saliva.

Mi elettrizzavano i tuoi odori e quel profumo che mettevi dopo palestra. E che oggi ho ritrovato tra gli scaffali di Acqua e Sapone. Pensavo che non esistesse più quella confezione. Invece, esiste ancora. L’ho tolta da quel mobile sprovvisto. E l’ho accarezzata dolcemente, come un bambino che tranquillizza la sua bambola preferita.

Quel pezzo di strada, di fronte al nostro Istituto Commerciale, aveva un bar, un tabaccaio, e un vicoletto dove c’erano la pizzeria e la tua casa. Ti aspettavo tutte le mattine davanti alla porta d’ingresso del tuo palazzo, con in mano una lettera d’amore. Quel dolce che ti piaceva tanto, con marmellata e uvetta all’interno. Tutte le mattine, appena sceso dall’autobus, la mia tappa fissa era il bar D’Orazio. Ti compravo quella lettera e venivo da te. Ero contento, soprattutto di vedere il tuo viso appena sveglio. Senza trucco. Mi piacevi di più al naturale e questo te l’ho sempre detto.

Quel pezzo di strada, aveva anche una panchina, che si affacciava su un panorama fantastico. Stazionavamo lì soprattutto a maggio, quando l’aria era più calda. E i tramonti avevano colori senza definizione. I colori e le associazioni. Il nostro gioco preferito. Ti dicevo un colore e tu mi dovevi dire a cosa ti faceva pensare. Il rosso alla nostra prima notte di sesso. Il bianco alla tua prima comunione, dove ti sei dimenticata le parole, mentre recitavi ad alta voce una preghiera. Il blu al mare calmo d’estate, mentre tu in colonia eri l’unica che rimaneva fissa a guardarlo. Perché ti piaceva l’acqua di prima mattina e il sole che pian piano acquistava vigore.

Quel pezzo di strada, c’è ancora. E tu lo sai. Oggi, ci sono passato. Ero emozionato. Dopo la maturità avevamo litigato. Tu, ti sei messa subito con un altro e un anno dopo già eri madre. Io ci stavo troppo male e decisi di andare all’estero. Per qualche mese, che è diventato qualche anno. Dopo dieci anni, sono tornato per il funerale di mio zio.

Ora, sono qui, davanti a quel pezzo di strada. E penso ancora a te. So che sei madre di due bimbi e che stai bene. Non ho voluto sapere altro, perché mi fa ancora male.

Davanti al cancello di scuola, ho acceso la sigaretta. Fumo ancora. La scia della sigaretta ha percorso con me i nostri luoghi. Il bar ancora aperto, il tabaccaio rinnovato, la pizzeria nel vicoletto con una nuova gestione.

Mi sono seduto sulla nostra panchina, ho spento la sigaretta. Ho guardato il tuo balcone, nella speranza che tua madre o tu ti affacciassi. Ho aspettato per circa un’ora, mentre il tramonto si scontrava con nuvole piene di pioggia.

Non si è affacciato nessuno.

Mi sono alzato e ho detto addio a quel pezzo di strada. Il nostro pezzo di strada.

Per un attimo, ho creduto di vederti. Mi sono girato, ma non eri tu.

Eravamo io e te, ai tempi della scuola, mentre ti davo il bacio del buongiorno e la lettera d’amore.

Quella lettera che non ho mai avuto il coraggio di scriverti e ti scrivo ora.

Marco

La lettera d’amore è un dolce che, dalle mie parti, esiste realmente. A breve, metterò foto!