124: 3 settembre

Buenas, 

sto scrivendo ora, perché stasera dormo dai miei. Vado nel mio paese natale e domani ritorno a Chieti.

Il mio paese d’origine ( di cui vi avevo già parlato) si chiama Manoppello. E’ un piccolo paese nell’entroterra abruzzese, a 30 minuti dal mare. A 30 minuti o poco meno dalla montagna.

 

E’ un paese che mi ha dato tanto. Soprattutto nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Vivere in un Paese ti permette di apprezzare le piccole cose, lontano dal caos e dalla vita frenetica di una grande città. Ti permette di costruire legami, che perdurano nel tempo. Tempo di ricordi, che affiorano quando sei lontano e tutto sembra non avere senso.

La vita di un Paese è una vita autentica, dove si mangia bene, con prodotti sani. Dove le conversazioni sono un toccasana autentico. Senza doppi fini.

E poi si è tutti cugini. Questo si percepisce soprattutto quando sei fuori. Fuori regione, ad esempio.

Quando stavo all’Università a Roma, incontravo una ragazza di Manoppello, con la quale non avevo condiviso nulla, a causa di età diverse. La conoscevo di vista, sì, ma non c’avevo mai parlato. Invece, quando l’ho vista in Facoltà, sin dal primo momento, si è instaurato un rapporto di fratellanza e di unione. Che ancora oggi dura. Nonostante la lontananza (Lei è rimasta a Roma).

Vi lascio, con un altro video, il “Velo di Manoppello“. Velo portato al fisico Giacomo Antonio Leonelli (che abitava a Manoppello, tra l’altro dove abitava la mia bisnonna), da un pellegrino sconosciuto. Che è scomparso improvvisamente. Senza lasciare traccia.

 

Mil besos,

Em@

 

 

 

 

 

 

80: Un po’ di me #5

2 giugno
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Buenas,

inizierei anzi inizio con il dire che trovo il McDonald’s, modalità colazione, uno dei luoghi per eccellenza dove regna l’anonimato. Soprattutto la mattina di festa, quando non c’è quasi nessuno e quando fuori è brutto tempo.

Stamattina, io e Luca siamo andati al Mc di Pescara e abbiamo preso un caffé, un cappuccino di soia (poiché non digerisco il latte) e un muffin alla Nutella, che ho mangiato da solo. E non ho digerito.
Come fai a digerire un muffin, ripieno di burro e Nutella, che sicuramente era surgelato, poi è stato scongelato e lasciato per giorni a poltrire, come un uomo pigro, su una mensola piena di dolci americani? E poi è stato rimesso al microonde per dargli una parvenza di “cibo commestibile”?

Tralasciando questo aspetto, vorrei sottolineare il fatto che amo i luoghi periferici e di confine; luoghi dove trasparenze di vetrate ti lasciano intravedere la città che inizia a svegliarsi, poi a lavorare, poi a prepararsi per i ritorni a casa, dove bambini aspettano con impazienza l’arrivo dei genitori. E poi mentre tu sorseggi un caffè, anche se non è di troppa qualità, immagini storie. Sei curioso di sapere perché quello che ha appena parcheggiato si è fermato proprio in quel posto e poi se ne è andato con una tipa losca, che si è infilata in macchina senza salutare.

Dopo il Mc, ci siamo fatti un giro in macchina dove ciclisti super dilettanti ci impedivano di passare. Ma, se non sapete pedalare tornatevene direttamente a casa. No?

Eh no, perché loro, imperterriti, e anche di una certa età si mettono in mezzo e, con un coraggio che non ho mai visto a nessuno, salgono salite e percorrono sentieri difficili, anche sputando sangue e perdendo qualche pezzo di corpo per strada.

Però lo sapete cosa ammiro di loro? La forza di volontà e la perseveranza. Sono delle persone che credono fermamente in quello che fanno. E in qualsiasi periodo dell’anno, a 50 gradi all’ombra o a 3 gradi al sole, li trovi lì in mezzo alla strada (con la loro tutina solitamente gialla e nera) che mantengono con estrema eleganza il loro passo e se ne strafregano delle automobili che in fila aspettano di passare.

Tornato a casa, dopo aver mangiato abbondantemente (oggi è festa!), mi sono allungato sulla poltrona e ho iniziato a leggere “Il giovane Holden”. È una lettura abbastanza scorrevole e vedremo come si evolverà!

Ora, vado a nanna. Pedro sta giocando sopra con Luc. Oggi per la prima volta ha risposto a un comando (Mi da’ la zampa!). Yeah! E domani proveremo a farlo sedere. Voi avete suggerimenti sui metodi per far sedere un cane vivace e furbo? 🐶🐶🐶🐕🐕🐕🐕🐕🐕

Ah dimenticavo!

La parola del giorno è: festa🎡🎢🎠

La festa, in sintesi e senza essere filosofi, è un giorno in più per riposare.

Buona notte!

Em@ 🌠🌠✨

70: Un po’ di me #1

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Io, selfie

 

Ciao Cari! Come state?

In questo post,  ho intenzione di svelarvi dei segreti (che poi tanto segreti non sono!) che si celano dietro alle storie che settimanalmente scrivo. Sono storie che prendono spunto dal mio vissuto, dalle mie esperienze passate e dalla mia vita quotidiana.

E proprio dalle immagini, che vedo giornalmente, nascono le storie che racconto, anche se molte volte parlo in terza persona o assumo il ruolo femminile per raccontare una situazione o un luogo.

Partiamo subito!

Questa settimana ho scritto tre racconti, che trovate nella categoria “storie”: Quel pezzo di strada; Notti insonni; Due felicità che mangiano spaghetti.

 

In Quel Pezzo di strada ci sono tre elementi che voglio rendervi noto: la lettera d’amore, la strada protagonista del racconto, la panchina dove i due innamorati si incontravano ai tempi di scuola.

  • La lettera d’amore è un dolce oramai tipico di Chieti e si può trovare nel Bar D’Orazio, sito all’interno di un vicolo caratteristico della città. E si può trovare al Caffè Vittoria, un bar centrale e molto grande, dove parecchi anni fa (nel 1982) ci hanno girato persino un film: Sciopén. Film, che nel 1983 ha avuto nominations ai David di Donatello.

 

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Lettera d’Amore
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Lettera d’Amore e Pedro
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Bar Vittoria, foto web

La lettera d’amore è un dolce che ho conosciuto grazie a mia madre che, quando non andava a scuola, insieme alle sue amiche di Manoppello (paese di cui sono originario), andava al bar D’Orazio o al Caffé Vittoria e mangiava insieme alle sue best friends questo dolce, che è essenzialmente fatto di pasta frolla con all’interno uvetta, canditi e cannella.

  • La strada protagonista di questo racconto è quella che faccio giornalmente con il mio cane/perro Pedro. Una strada dove c’è realmente una scuola, l’Istituto Commerciale Galiani, e dove ci sono un tabaccaio e un bar. Una strada non molto centrale, piena di alberi, che ha preservato la sua autenticità. Per fortuna!
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Istituto Commerciale Galiani, Chieti, oggi

 

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Pezzo di strada con Tabaccaio e Bar. Di fronte c’è la scuola Galiani. Chieti, oggi

 

  • La panchina si trova poco prima la scuola, al Panorama della Civitella (anfiteatro romano purtroppo conservato male, malissimo direi!). Questo è un luogo fantastico dove i tramonti sono realmente goduti e dove vedo sempre giovani che cacciano lingue, senza mai fermarsi. Beati loro! AHAHH
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Panchina e Panorama, Chieti, oggi

 

Per Notti insonni, mi sono ispirato alla mia storia personale. Per un periodo lungo ho sofferto di ansia, attacchi di panico e depressione. E la notte non riuscivo a dormire. I pensieri realmente non si arrestavano e la mia povera testolina la mattina era distrutta. Il letto è quello della mia camera. Non ho una foto, ma è un letto normale. Ahaha

Come nella storia, mi capitava di prendere un libro e iniziarlo a leggere, ma mi colpivano solo le parole che aumentavano la mia ansia. Il mio panico.

Per quanto riguarda la storia della donna che perdeva il bambino, mi sono ispirato a quella di una mia amica, che purtroppo ha perso un bimbo nella stessa maniera e ne ha sofferto molto.

L’ultimo racconto, Due felicità che mangiano spaghetti, ha come protagonista un disegnatore e come soggetto di riflessione un uomo.

  • Il disegnatore l’ho preso in prestito dalla mia lettura settimanale di un fantastico libro di Cesare Pavese, La bella estate, dove la protagonista sedicenne Ginia si innamora di un pittore. Io, ho usato il disegnatore poiché so disegnare, ma non dipingere.
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La bella estate di Pavese, 10 euro, Einaudi

  • L’uomo pienotto con gote rosse, l’ho incontrato al bar dove prendo il caffè il pomeriggio. L’uomo era solo e mangiava questo piatto di spaghetti, così come è stato descritto nel brano. Ma, era la prima volta che lo vedevo.
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Bar Trinità, Piazza Trento e Trieste, Chieti

Ho voluto dirvi queste cose, perché così conoscete anche chi sono realmente. Altre cose, me le tengo nascoste, perché è giusto così. Non si può svelare tutto! No?

  • Vi lascio il mio indirizzo di studio perché mi piacerebbe conoscervi per lettera. Per avere un contatto epistolare. Chi è interessato, può scrivermi! O può mandarmi il suo indirizzo per mail: potere.emanuele@virgilio.it

 

Emanuele Potere

c/o Studio professionale Di Iorio

Via Ravizza, 84

66100, Chieti

 

Buon fine settimana,

Em@

 

 

27: Luoghi di Transito

sedia

Andavo spesso a Roma per l’Università. Davo gli esami da non frequentante. Quasi sempre prendevo l’autobus e ovviamente scendevo alla stazione.

La stazione come luogo di transito: un luogo indefinito con un bar, dei bagni, un edicola, un chiosco di panini, chioschi di biglietterie.

Gente diversa con bambini che piangevano, mamme che salutavano, nonne con un’unica stampella che attendevano i figli alla stazione, dopo mesi di villeggiatura a Pescara.

In quel luogo di transito percepivo emozioni irreali e riuscivo ad immedesimarmi nelle realtà altrui. O almeno ci provavo. Sorridevo dopo un incontro tra madre e figlio, mi scendeva una lacrima quando un marito salutava la moglie perché andava lontano per lavoro, ascoltavo storie all’insaputa dei protagonisti, che mi permettevano di riflettere su questioni fino ad allora non considerate.

In quel luogo di transito passavano persone che non avrei più rivisto, realtà mai sperimentate e che sperimentavo in un attimo, sensazioni che si trasformavano in verità perché diventavano verità immediate. E non solo percepite.

I luoghi di transito, come le stazioni e gli aeroporti, sono frangenti di vita che sfuggono alla riflessione duratura e ci fanno per un attimo essere come personaggi di libri.

Buona serata,

Em@