Aprile quasi maggio

Come un’idea che scorre, veloce.

Sono nato ad Aprile. Un mese, una parola.

Qualcosa che mi rappresenta, forse mi appartiene.

Aprile che bel nome!

Vigoroso e dolce allo stesso tempo.  E’ quasi maggio. Forse amo più maggio!

Sono nato alla fine di aprile e mi sento Maggio. Mi sento l’estate che arriva. Mi sento come un ragazzo che si toglie il maglione di felpa. Quello che ha rubato a suo fratello, che ancora non ritrova.

Mi sento come il primo sole d’estate, che scotta, ma è piacevole. Che ruba l’ombra a due amici che si amano dietro alla chiesa. Una chiesa.

Sono, forse, Maggio. Nato alla fine di Aprile.

Per la precisione: il 25

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75: Un po’ di me #2

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Fiori per voi, ieri

Oggi, giornata calda. Caliente.
Qui la temperatura si è abbastanza alzata e io, che odio l’umidità, mi sono ritrovato sudato e con la maglietta incollata sulla pelle. Bah! Blah!
Comunque: stamattina mi sono fatto i pancakes, che ho cercato di rendere dietetici. Anche se non ci sono riuscito, viste le quantità che ho ingurgitato. Mi so sfonnato, insomma!

Poi, ho pulito. Non con estrema cura, perché, nonostante sia una persona che tiene alla pulizia, odio pulire. E oggi non avevo voglia di lucidare la casa e stendere panni al vento, come fanno le vere casalinghe. Tipo mia nonna. La perfezione. Lei sa pulire, cucinare, sa fare tutto. Una vera donna di altri tempi.

E poi ho un coinquilino che non fa niente. Mette solo in disordine e lascia tutto ovunque e io la serva che raccoglie tutto. A volte, litigo come due donne cattive che litigano. A volte, anzi, quasi sempre, lascio perdere perché è come lottare contro i mulini a vento. E come farsi male senza picchiarsi:oops::oops::oops:!!!

Verso le 11, sono uscito e sono andato in libreria. E con una mia amica abbiamo parlato un po’. Ho visto un po’ di libri e ne ho fatti cadere altri. Per la precisione quelli di Sofia Viscardi, una youtuber che adesso è diventata una scrittrice di romanzi. È una ragazza carina e anche di contenuti, visto che a volte la seguo su you tube, ma scrivere un romanzo solo perché si è uno youtuber mi sembra esagerato. Come mi sembra eccessivo che oggi pubblicano libri, tutti e solo, gli youtuber. Dove andremo a finire? Boh.

Tornato a casa, ho mangiato e ho continuato a leggere un libro interessante. “Conforme alla gloria”, che è candidato al premio Strega. Spero in settimana di potervene parlare, perché è veramente un gran bel libro (fino ad adesso! 😛😛😛😛)

Poi, verso le 5, sono uscito e sono andato in un altro negozio. Voi vi direte: “Questo va solo nei negozi?” Ebbene sì.
A parte gli scherzi, sono andato a comprare dei giochi per i miei nipoti.
Il negozio si chiama Nuvole di Sogni da Clà (il cui sito lo trovate su internet, dove vi è anche l’e-commerce) e vende dei giochi che hanno uno studio pedagogico dietro. I due titolari prima di prenderli li analizzano dettagliatamente e poi li richiedono.

Poi sono tornato a casa. Sarei dovuto andare a cena con i miei amici, ma ho disdetto perché mi sentivo e mi sento abbastanza stanco. Ho mangiato in maniera malvagia (oggi è Sabato! Ahaha) e per non sentirmi in colpa ho riportato a passeggio il cane.

Questo è un post che,  in sostanza, non ha nessuna morale o messaggio. Ma, è una parte della mia vita che una volta a settimana mi piace raccontare. Poi, diventa troppo “Grande Fratello”. E no me gusta!

Vi mando un bacio della buonanotte o del buongiorno e vi Lascio con la mia parola della settimana che è volontà.

Volontà: La facoltà e la capacità di volere, di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati (Treccani).

Ciao,

Em@ e Pedro (che rompe i coglioni)

68: Notti Insonni

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Prima di notti insonni, oggi 2016

Ci sono notti in cui non riesci a prendere sonno. Pensieri viaggiano senza fermarsi. Si fermano forse in immagini ancora più distorte che non daranno mai senso a quello che vuoi realmente. Ti giri, cambi posizione, conti le pecore, ma niente. Pensi che oggi hai fatto un buon lavoro con i tuoi figli, ma non ti basta. Ti senti inadatta, perché non hai avuto una mamma. Una figura di riferimento. Pensi alle tue amiche così brave, così perfette. Anche se sai che la perfezione non esiste. Ma, costringi la tua mente a seguire quel modello senza macchia.

Accendi la lampada del comodino. Sono le 3.00. Sei sola questa notte, a casa. Tuo marito è fuori per lavoro e tornerà tra una settimana. Non ti fa paura la lontananza. Ti fanno paura i tuoi mostri. Quegli esseri malvagi che si insediano nei tuoi discorsi, mentre parli con la tua vicina di casa. Che ti obbligano a rimandare un appuntamento importante, perché in quel caso la loro voce è più forte della tua.

Prendi un libro per conciliare il sonno. Ma, non riesci a concentrarti. Ti soffermi sempre sulle stesse parole: bambino, bambino grande, bambino oramai ragazzo, ragazzo che non cresce. Ti fanno male quelle parole e solo tu sai perché. Ti fanno tornare in mente quel lunedì di aprile, quando avevi invitato tutti i tuoi parenti per l’ecografia. Per vedere il cuoricino del tuo primo bambino. Tuo padre ti portò quella spilla di tua madre che ti piaceva tanto. Ti ricordi? Ricordi alla perfezione tutti i momenti di quella giornata: la colazione con tuo marito, la casa lasciata in disordine per una buona causa e la fretta di andare dal tuo ginecologo. 120 euro a visita.

Eri contenta della tua felicità. Una felicità che stava per essere condivisa con tuo padre, tua sorella, tuo cugino e i genitori di Simone. Ma, dopo un minuto tutto è cambiato. Sono cambiate le espressioni, i sorrisi si sono trasformati in visi senza forma e il tuo urlo di dolore ha reso gelida una stanza inizialmente calorosa.

Quel cuoricino aveva smesso di battere, di dirti ci sono, di accarezzare il tuo viso da qualche anno spento, di prenderti per mano e consigliarti delle vie da scegliere. Per essere più spontanea, meno rigida.

Ci sono notti in cui non riesci a prendere sonno. Pensieri tornano indietro nel tempo e ti portano a sudare di notte, in una camera senza marito. Mentre tu cerchi di reagire, la luna, che si intravede dalla tua finestra senza persiane, è una tua nemica e non ti lascia dormire.

Notte, 

Em@

64: Passione

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Annifa, 2008

A tutti coloro che hanno una passione

Si era alzato di merda quel giorno. Aveva preso la sua borsa di danza ed era andato al mare. Non c’era nessuno. Era una mattina d’inverno e tutti erano a scuola.

Aveva lasciato la scuola da un paio di settimane perché non credeva nell’istruzione e aveva mandato a fanculo la sua professoressa di matematica. Una stronza che l’aveva preso di mira.

Al mare tutto sembrava nuovo. L’aria diversa. Diversa da quella della sua città sempre caotica, dove macchine passavano in continuazione. E senza interruzione. Macchine rappresentate da marche di macchina. Perché dentro gli abitacoli la gente sembrava morta. Manichini indaffarati con l’orologio al polso.

Al mare si sentiva libero. L’unico posto dove non doveva rendere conto alle chiacchiere di quei genitori assenti. Di quel padre che quando c’era si chiudeva in camera. E beveva, si ubriacava. Si ubriacava e tirava coltelli, come se fossero freccette. Lui aveva paura, ma voleva essere più forte della paura.

Al mare spegneva il telefonino e lo riponeva nella tasca della borsa, dove teneva le mezzepunte. Non voleva sentire nessuno. Le chiacchiere della sua ragazza che lo chiamava solo per dirgli di tornare a scuola. Senza chiedergli Come stai? Che racconti? Che hai fatti oggi?

Si sentiva solo, ma era forte. Perché aveva con sé la sua passione. La passione per la danza. Sbarra, diagonale, centro. Mezzepunte, aperture. Plié, rélevé, rond de jamb.

Una passione che gli scandiva le giornate, parlava con lui. Riaffiorava quando si svegliava e si allontanava quando si addormentava. Anche se a volte, la sognava.

Sognava sempre di danzare sulla sabbia, in una mattina di dicembre. Una mattina come tante, come quella di oggi.

E oggi, danzò come in quel sogno. Scalzo e senza musica. Perché le onde gli facevano da sottofondo e i tuoni rafforzavano pezzi di coreografia.

Per la prima volta si sentì libero di urlare al mondo e senza voce che lui c’era. Ed era quello che danzava.

Anche se non c’era nessuno a guardarlo, anche se intorno passanti disattenti, come manichini senza anima, guardavano l’orologio perché dovevano rientrare.

Buona notte,

Ema