Martedì quasi di neve.

img_20161129_152632
La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

103: Uno

Da oggi, e per una volta a settimana, parlerò di Ester e Simone. E delle loro avventure, della loro vita, delle loro emozioni. Ogni fine settimana.

 

Ester non riesce ad alzarsi dal letto. Troppi pensieri, in questa notte senza sogni felici. Troppe preoccupazioni che la tengono ferma, immobile. Ad osservare, in alto, la parete della sua camera. Una parete quasi sporca che i suoi genitori non hanno mai pitturato, da quando sono andati ad abitare in Via Petrini 13, 15.

Sua madre è rimasta sola, dopo la morte del marito. Un uomo apparentemente forte e coraggioso. Un uomo bello, alto e biondo, che una mattina di febbraio, per via di debiti con il fratello maggiore, decise di togliersi la vita nella cantina di famiglia.

Da quel momento, Ester è cambiata. Rimasta sola nel suo dolore, dolore mai esternato. Un dolore che realmente la ostacolava mentre andava a scuola, mentre parlava con le amiche. Un dolore che si insediava nella sua anima fragile e la rendeva immobile. Non riusciva più a parlare, a essere sorridente. Improvvisamente, si estraniava e vedeva dal di fuori tutto quello che succedeva. Era un’altra. Un’altra lei.

Con il tempo, le cose sono cambiate. Ma, Ester conserva sempre quella macchia nera.

Questa mattina, il sole fa fatica a penetrare nella camera di Ester. Ma, Ester deve alzarsi. Ha gli esami di maturità. Ed è già in ritardo.

Le suona il telefono e non risponde. Pensa che sia Simone. Ieri si sono lasciati e oggi si devono rivedere tra i banchi di scuola. Lei vorrebbe per un attimo scomparire, ma non può.

Si alza, si guarda allo specchio. Vede una donna matura, cresciuta. Una donna che sta soffrendo per amore. E’ la prima volta che le succede. Fino all’anno scorso non aveva baciato mai nessuno. E, adesso, si ritrova piena di ferite.

Guarda i suoi occhi azzurri, come quelli di suo padre. Sorride, dopo giorni di pianto, perché sa che suo padre è vicino a lei. Suo padre era il suo esempio. Le manca tanto. Le mancano le carezze, le frasi di conforto, le parole dette piano. Quelle che hanno un senso, una carica affettiva.

Va in bagno, si lava, si prepara e si dà un in bocca al lupo.

Esce senza fare colazione, prende il motorino. E va a scuola.

La scuola è semivuota. Ci sono solo i maturandi visibilmente emozionati. Visibilmente ansiosi.

Il caldo inizia la sua salita, ma non arriva alla non sopportazione.

Ester lascia il motorino, senza catena.

Benedetta la stava attendendo da un po’.

Entrano.

I problemi personali vengono accantonati per qualche ora.

La scuola semivuota racchiude ragazzi visibilmente fragili, che affrontano per la prima volta un esame importante. Che lascerà una traccia. Una traccia indelebile.