25 settembre: Passi…

Buen@s,

In sala d’aspetto.

Tra poco avrò i risultati. Che paura!
Non voglio pensare al responso, anche se so che, nel caso in cui sia positivo, la mia vita cambierà. Cambieranno i giorni.

Mentre attendo, osservo la sala.
Ci sono solo io. Indifesa e incosciente.
A volte, si fanno le cose senza pensare.
Senza pensare alle conseguenze.

La finestra è aperta. E la vita scorre. Scorrono i passi delle persone che passano: i ragazzini colpiscono la palla, le donne impegnate indossano tacchi. Le gambe di due donne sfregano una busta della spesa. Quella di plastica pesante che compri alla Conad.

Mentre attendo, penso a quei passi. Passi che calpestano vie che conosco e che non fanno paura.
Vie che accolgono due pasticcerie aperte di domenica mattina. Quando la settimana è finita. E la tensione scompare.

È arrivato il mio turno.
I passi della segretaria si sentono prima in lontananza. Poi più vicini. Poi si incrociano con il rumore della porta che si sta aprendo.

Signora Vaudetti è il suo turno – mi dice la segretaria.
Mi alzo da una sedia quasi comoda, con formicolii che insediano il mio corpo già provato.

Ho paura. È l’ora di entrare. Mentre in lontananza continuo a sentire i passi degli altri che calpestano sentieri già collaudati.

Mil besos,

Em@

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108: Mattina presto

Il diario (2)

 

Mattina presto.

Silenzio quasi utopico.
Muratori iniziano a parlare. Parlano di lavoro a quest’ora. È troppo presto per dire altro.
Macchine passano per andare a lavoro. A volte, troppo velocemente per intravedere chi si nasconde dentro l’abitacolo.
I contorni definiti di alberi e case mi ricordano che è agosto.
Agosto piatto per molti, serrande chiuse per ferie. Fino al 10.
Rumori che a quest’ora non mi fanno paura come i pomeriggi dell’anno scorso.
Una donna abbronzata guarda le vetrine di negozi aperti. Saldi fino al 70 per cento.
Una vecchietta torna a casa dopo la spesa delle 7 e 15.
Una donna, visibilmente in vacanza, è andata a comprare le paste. Per un compleanno imminente.
Agosto, voci di fanciulli in lontananza.
Silenzio, ora distolto da un trapano rumoroso.

Mattina presto, quasi le 8.

46: Storie di tutti i giorni

 

 

 

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Storie sfocate, dicembre 2015

 

 

Una donna ha appena acceso il suo telefono. Da ieri sera che non vede le sue notifiche su facebook. Si è addormentata, mentre vedeva “L’isola dei famosi” su una poltrona arancione scomoda. Ma, quella poltrona fa le veci di un ansiolitico potente.

Un ragazzo ripassa la lezione. Tra meno di venti minuti, ha l’interrogazione di geografia. Ci va volontario. E non vuole fare brutta figura. Questa mattina si è alzato alle quattro per ripassare. E continua a farlo. Senza sosta. Ha mangiato mezzo cornetto, si è lavato ed è uscito senza salutare.

Una coppia giovane si accarezza. Lei dice a lui non ti preoccupare. E viceversa. Non possono avere figli ed oggi hanno un appuntamento con un primario importante. Un’eccellenza. Lei appare sicura, ma non lo è. Si è guardata allo specchio dieci volte da ieri sera, mentre lui dormiva. Si guardava e si chiedeva: “Ma, perché a me?” Non si è mai riuscita a dare una risposta.

Emma mi ha tenuto il posto sull’autobus. Era pieno. Ci siamo conosciuti lì. Lei lavora da un parrucchiere ed abita in un paesino. Non ha pause nel suo lavoro e viene pagata una miseria.

Ogni volta che prendo l’autobus, o sono in giro, o sono in un centro commerciale, o sono dal dentista, incontro storie. A volte, non le vedo per preservare la mia sensibilità. A volte, rifletto e cerco di capire cosa si nasconda dietro a una corazza. Dietro a un rossetto rosso e dei capelli disordinati.

Le persone camminano. Urlano, ridono. Si baciano sulle panchine. Si prendono un caffè. Portano a spasso il cane. Litigano, sgridano i figli troppo maleducati.

Ma, dietro alle persone ci sono le loro storie. Che noi non conosciamo. Non sappiamo, purtroppo o per fortuna, cosa hanno subito nella loro vita. O quali sono le loro gioie.

Ogni giorno, quando parliamo con le persone facciamo un passo indietro prima di dare una sentenza.

Perché dietro alle persone ci sono le loro storie. Che noi non conosciamo. Storie di vita, che vanno rispettate. E non giudicate.

Buona serata,

Em@

Brano consigliato:

Diciannove: Amanti

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Gli amanti si amano di nascosto. Con una passione smodata. Non hanno responsabilità e per questo si desiderano ancora di più. Quando si incontrano al mercato, fanno finta di non conoscersi. Ma, quando si accende la luce di una casa vuota, danno loro stessi. Si immergono tra le lenzuola bianche e quando si rivestono il tempo sembra non passato. Tornano a casa stanchi, ma felici. Si aspetta un altro giorno. Il giorno degli amanti.

💑👫👭👭💙❤👄👅🐽🍌

Sedici: Un’altra vita

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Mentre scrivo queste parole, fuori, le cose prendono una loro direzione. Direzione che ognuno di noi sceglie, a volte direzioni ostacolate dal caso. Dal destino.

Immaginiamo sempre le vite altrui, case nuove, collane firmate. Immaginiamo momenti che hanno vissuto altri. Momenti che non ci appartengono, ma che vorremmo tanto ci appartenessero.

Guardiamo, mentre passeggiamo, storie mai immaginate. Lui troppo bello, lei troppo brutta. Lui grasso, Lei magra. Lui che un tempo odiava il cane, che ora sta con lei che lo obbliga a portare un pinscher nano.

Guardiamo dentro le case, io lo faccio spesso. Soprattutto d’estate quando è buio e passeggio con il cane. Dentro, famiglie che litigano, bambini che urlano, divani imperfetti. Tutto amplificato dal contrasto luce e buio della sera. Notte.

Guardiamo le stagioni che passano. E che a volte ci lasciamo scappare. Per paura. Paura di non farcela. Primavere a pensare, Estati a pensare, Inverni a pensare, Autunni a pensare. Tralasciando l’azione che potrebbe allontanarci, portarci in un altrove non necessariamente lontano.

Guardiamo lo specchio. Ci guardiamo allo specchio. Sempre con qualcosa che non va o con qualcosa che vorremmo cambiare: il sorriso imperfetto, un neo che prima ci piaceva e oggi non ci piace più.

Guardiamo non sempre attentamente. Perché l’attenzione ci allontana dal tran tran quotidiano, che ci avvolge nel suo vortice. E a volte il vortice ci fa comodo perché ci rende persone che esistono agli occhi degli altri. E non ai nostri.

Mentre scrivo, queste parole, fuori, un ragazzo cammina verso dove vuole. Verso la sua vera storia, che prende spunto dalle storie degli altri, ma che segue la sua.

Quindici: Scia

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La scia lascia il suo segno. Per dire: “Sono passata!”

Quando ero piccolo rimanevo affascinato dalle scie. Scie di aeroplani.
Dicevo: “Chissà dove si recheranno le persone che si trovano in aereo?”
Immaginavo storie. Mentre yo e mia sorella mangiavano un panino, d’estate. Quando eravamo più piccoli e tutto era possibile.

La scia lascia il segno. Lo lasciava anche allora. Perché stimolava i miei pensieri, trasformandoli in storie. Storie inventate che mi servivano per evadere da una calma piatta. Che vorrei tornasse, oggi. Ora. Adesso.

Buona serata

Quattordici: Riempire la nostra foto

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Riempire il tempo e’ la cosa più difficile. Mi spiego: tutti dobbiamo riempire il tempo, altrimenti cadremmo in un vuoto senza definizione, che non farebbe altro che aumentare il nostro panico, le nostre paure.

Ognuno riempie il tempo come vuole. Ma, ci sono dei riempitivi (forse) che ci lasciano maggiori soddisfazioni, come scrivere, leggere, fare una passeggiata tra la natura. Amare qualcuno. Amarlo fino all’infinito. Anche se, quando si ama troppo, si rischia di perdere il nostro riempitivo, favorendo un  “riempitivo” comune. E non sempre è positivo! :'(:'(

Riempire il nostro tempo, tralasciando i nostri obblighi, è la cosa più difficile. Perché dovremmo trovare un riempitivo senza obbligo, che facciamo giornalmente e curiamo con tutte le dovute attenzioni. Ma, trovare un riempitivo giornaliero potrebbe diventare un obbligo, che alla fine e non sempre ci dà soddisfazioni quotidiane.

Quindi? Che si fa?

Niente.

Con la calma tutto si risolve.

Le nostre passioni anche se potenzialmente diventano obblighi, in realtà, sono aspetti di noi che ci fanno sentire vivi e che hanno bisogno di regole per esistere. Punto.

By,

Il pippaiolo del giorno.