Neve Incantata

autumn moments (4)

 

Neve. Che non lasci spazio all’immaginazione. Perché copri, ricopri.

Ricopri case, innamorati che si baciano. Palestre piene, che non hanno la percezione del tuo cadere lento.
Un cadere che non ha un suono. Suono espresso solo da un “wow” di un bambino, che dalla finestra osserva. Pensa di essere in montagna. Dove tutto è fermo, immobile.
Vorrebbe capire cosa stanno facendo i propri genitori. Sono le sei ed ancora non tornano.

Che bello tornare a casa! Mettersi in poltrona, guardarsi negli occhi, stringersi forte. E guardare un film.

Mentre la neve, continua a cadere lenta.

Neve incantata da ciò che abbiamo dentro.

 

Neve Incantata
Libro della settimana: Neve Incantata di Cronin, Edizioni Bompiani. (immagine web).

 

 

 

 

 

 

Come neve

Libero come neve che cade.

Bianca come sempre. Bianca come il nome del mio cane. Cane buono!

Ho ascoltato i miei silenzi, oggi, senza telefono. Solo radio e rumori, dentro. Solo natura e sole, fuori.

Sette ore e più senza la tentazione di cadere.

Senza accendere quell’apparecchio tentatore. Vedere le notifiche. Mi piace o indifferenza.

Libero, mi sono sentito libero.

Mi sono detto: “Come stai?”
E ho risposto: “Bene, tutt’ok!”

Aria condizionata quasi neve.

Gauguin-Effet-de-neige-1883
Paul Gauguin. Effetto neve, 1883

Buenas,

Oggi, che calor! Ci saranno almeno 50 gradi all’ombra e 18 gradi nei luoghi pubblici e/o privati. Stamattina alle Poste, sembrava di essere in Siberia. Che poi se non ti porti la maglia dietro, rischi di prenderti febbre, raffreddore. E sicuramente un bel mal di gola, per me che ci soffro.

E poi le signore, con minigonna e sospensorio, dicevano: “Che bella temperatura!” “Come si sta bene qui?” Le avrei prese a calci. Poi è anche vero, che ognuno pensa e fa quello che vuole. Ma, io l’aria condizionata non la sopporto.

L’aria viene condizionata da uno strumento esterno, che la rende non salubre. Si insedia nel corpo e ti pregiudica la giornata. Come un’incazzatura, che fai fatica a buttare fuori. Si insedia nel cervello, per ore, giorni, e anche mesi. E come le cicale d’estate ti frantuma il cervello.

Però è anche vero che con questo caldo, l’aria, condizionata (a livelli non esagerati), ti porta a un equilibrio, spezzato quasi sempre da un vento infernale. Che ti avvolge.

In sostanza: io non voglio essere condizionato per forza e obbligatoriamente da nessuno.

Figuriamoci dall’aria condizionata.

Mil besos da Em@ e da questo post nonsense.

Nove: Agosto

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Caldo afoso. Siamo in agosto. Un agosto, di tanto tempo fa. Un agosto spensierato, con il sole in fronte.
Nessun problema, nessuna preoccupazione, nessun modo di riempire il tempo.
Tutto era spontaneo, vissuto, senza “un rimandero’ a domani”. Perché quando si è piccoli non si vive per progettare. Si vive per divertirsi, giocare, buttarsi l’acqua addosso, farsi male, piangere e rialzarsi.
Quel caldo afoso me lo ricordo ancora, ma lo sopportavo a differenza di oggi. Lo sopportavo perché non gli davo un peso. Il peso della maturità.
Agosto: le litigate con mia sorella, la merenda della nonna, il gelato al bar. La felicità di poter condividere un pezzo di torta, fuori, perché allora in paese era tutto più semplice.
Si rideva per una parola detta a caso, per una storia raccontata dalla signora che le sapeva raccontare. E che ci metteva la giusta enfasi per farci sorridere. E poi ridere.
Questa mattina ha nevicato ed io ho ripensato ad Agosto.

Buona serata.