25 settembre: Passi…

Buen@s,

In sala d’aspetto.

Tra poco avrò i risultati. Che paura!
Non voglio pensare al responso, anche se so che, nel caso in cui sia positivo, la mia vita cambierà. Cambieranno i giorni.

Mentre attendo, osservo la sala.
Ci sono solo io. Indifesa e incosciente.
A volte, si fanno le cose senza pensare.
Senza pensare alle conseguenze.

La finestra è aperta. E la vita scorre. Scorrono i passi delle persone che passano: i ragazzini colpiscono la palla, le donne impegnate indossano tacchi. Le gambe di due donne sfregano una busta della spesa. Quella di plastica pesante che compri alla Conad.

Mentre attendo, penso a quei passi. Passi che calpestano vie che conosco e che non fanno paura.
Vie che accolgono due pasticcerie aperte di domenica mattina. Quando la settimana è finita. E la tensione scompare.

È arrivato il mio turno.
I passi della segretaria si sentono prima in lontananza. Poi più vicini. Poi si incrociano con il rumore della porta che si sta aprendo.

Signora Vaudetti è il suo turno – mi dice la segretaria.
Mi alzo da una sedia quasi comoda, con formicolii che insediano il mio corpo già provato.

Ho paura. È l’ora di entrare. Mentre in lontananza continuo a sentire i passi degli altri che calpestano sentieri già collaudati.

Mil besos,

Em@

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45: E così che si uccide di Mirko Zilahy

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Il libro della settimana è “E cosi che si uccide” di Mirco Zilahy, conosciuto soprattutto per essere il traduttore de “Il Cardellino” di Donna Tartt. Il romanzo, edito da Longanesi, con un costo di 16,40, di pagine 407, è un giallo scritto bene, sintetico, che coinvolge il lettore fino alla fine. Anche se nella parte centrale il ritmo perde la sua vera intonazione.

 

Le tre parole che ho scelto per analizzarlo (alla mia maniera) sono le seguenti.

 

La prima parola è:

Roma.

 
La vicenda si svolge a Roma, nei quartieri che sono stati importanti nel mio periodo universitario. San Paolo, per esempio. Roma è una citta magnifica e per chi non c’è mai stato dico che la cosa che mi piaceva di più era racchiusa nella parola “perdersi”. Perdersi tra la gente, mai uguale, di varia nazionalità. Perdersi nell’arte e respirare costantemente la storia. Il Colosseo, Piazza Navona, Trinità dei Monti, La Fontana di Trevi. La cosa che mi manca di più forse è la quotidianità del periodo universitario, le chiacchierate a Villa Mirafiori, sede universitaria della mia facoltà. Mi manca la spontaneità dei romani veraci e la voglia di riuscire, in una città sempre bella. Ma, anche difficile e complicata.

 

La seconda parola è:

Pioggia.

La pioggia, insieme a Roma, è la protagonista di questo romanzo. Una pioggia incessante, che non ha mai fine. Una pioggia, che fa da sottofondo alle vicende. La pioggia non mi fa paura come il caldo o la neve, ma mi fa quasi paura. La pioggia isola in una casa luminosa e a volte non ti fa andare verso destinazioni programmate la mattina. Ricordo che una mia amica mi raccontava che lei quando pioveva non usciva. Aveva l’ansia di cadere, di non farcela. Ma, la pioggia ha il suo aspetto positivo nelle giornate invernali in cui non lavori, e trovi conforto nelle coperte calde. Che ristorano il tuo sonno, mentre fuori piove.

 
La terza parola è composta da due parole:

Uomo e Solo.

Il protagonista “umano” è Enrico Mancini, un commissario che ha perso la moglie, a causa di un cancro. Trova la forza di reagire e di prendere parte al giallo che si delinea nella storia. Ma, durante la vicenda si scoprono le sue debolezze e le sue fragilità. Le fragilità di una persona che ha subito una perdita e che fa fatica a rialzarsi. Ma, grazie al suo lavoro, il commissario Mancini, riesce a superare la sua depressione. Un’ombra ostile che lo blocca. La depressione blocca, ci porta a soggiornare in una camera chiusa a chiave. La depressione non è una parola detta a caso, ma una malattia reale che ha bisogno di cure per scomparire.

 
In conclusione, posso dire che il libro è un bel libro. Il mio voto è 7+. Forse è un libro troppo lungo, ma merita di essere letto. Soprattutto per la scrittura moderna e senza orpelli dell’autore. Una scrittura caratteristica dei gialli, nella quale si denota la chiarezza, elemento fondamentale per un bravo traduttore, come lo è Zilahy.

 Buona serata e buon principio di semana,

Em@