3: Tutto mi sembra diverso

Buenas (ora inizio 18.45, ora fine 19:12),

  • Ho incontrato questo signore, che forse leggeva questa storia o quasi sicuramente, un’altra:

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Ho spento le candeline poco fa. Trent’anni. E non pensare di averceli. Fino a quest’età, ho sempre detto, pensato: “Tanto c’è tempo!”

C’è tempo per rimandare, fare dei sacrifici, studiare, leggere, imparare.

C’è tempo per incontrare, forse vedersi per caso in un bar di provincia, conoscersi e dirsi addio.

Dopo aver festeggiato il compleanno, sono uscito. Eri sempre al mio fianco, anche se non c’eri. Non ci sei più. Non ti sei degnata di mandarmi un messaggino. O un whatsapp per questo giorno.

Ma, io mentre passeggiavo ti vedevo. Eri come un’immagine sfocata, che mi parlava. Mi accarezzava, asciugava le lacrime. Faceva finta di ridere con me, anche se forse, anzi ne sono sicuro, non c’era nulla da ridere. Non c’è nulla da ridere.

Una mattina ti sei svegliata, hai messo tutto nella borsa della mandarina duck, e te ne sei andata.

La sera prima nemmeno un cenno di disapprovazione per la nostra relazione, che andava avanti da un anno.

La mattina, quella mattina, ho trovato il nostro letto vuoto. Non c’era nulla di te: nemmeno il profumo che si intersecava nelle coperte di lana, che io scansavo, perché sono allergico.

Quella mattina, sei scomparsa. Ora, ho capito che è per sempre.

Ho trent’anni da un’ora.

E tutto mi sembra diverso,

L.

  • Ho fatto un dolce per il pranzo della domenica. Solo nella mia cucina nuova. Senza cani e persone. Dolce riuscito. Buono e sicuramente nei canoni di chi non vuole prendere troppi chili.
  • Ho passeggiato per mezz’ora. Ora relax. Stasera non cucino. Domani nemmeno.

Buona serata,

Em@

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Niente di più vero…

Ho visto sempre i genitori come supereroi, ma ora che mi sono fatto grande li vedo più umani (cit.)

Niente di più vero.

Con il tempo che passa, le cose cambiano.Cambiano gli approcci, i modi di esternare le proprie emozioni. Accettare, anche quando quel qualcosa o qualcuno ha mille difetti. Tanti. Tantissimi.

I miei genitori, quando ero piccolo, li ho visti sempre inarrivabili,in maniera differente.

Mia madre sempre pronta a rialzarsi. In qualunque situazione. Non capivo come faceva a stare sempre sul pezzo. Poi ho capito che quella era la parte che ci faceva vedere a noi figli. La parte che ci mostrava. Poi, ho visto gli altri aspetti e mi sono accorto che molte volte era debole. Come sono debole io, ora, in alcune situazioni. Ho visto la sua umanità.

Mio padre sempre assente. Non riusciva a capire come mai si ritrovava solo. Lottava per essere diverso, ma non aveva le basi per cambiare. Ora ho capito che non è semplice essere un altro che non si è. Un altro noi.

Ora rispetto la loro umanità. Non li giudico più. Rispetto la mia, la tua…

E vado avanti!

Buona sera/notte!

Em@

9 ottobre: Buio di Dacia Maraini

Quante volte non sappiamo cosa si nasconde dietro a un viso apparentemente felice?
Pensiamo che quel viso sia sinonimo di serenità, calma.
Pensiamo che quella persona che “indossa” quel viso apparentemente felice, sia una persona senza problemi. Difetti o difficoltà.

E qui che sbagliamo!

Dietro a un viso, che definiamo, normale si nascondono linee di buio che non conosciamo. Realtà che sfuggono alla pura definizione.

Il libro della Maraini, intitolato Buio, si occupa di quelle linee d’ombra che non riusciamo a percepire durante la giornata. Tasselli di puzzle che non riusciamo a trovare subito.

Buio, vincitore del Premio Strega alla fine degli anni ’90, ci porta a toccare con mano, attraverso racconti diversi, quel filo invisibile che sfugge alla nostra impressione. Quel filo che caratterizza storie, persone o situazioni. A cui molto spesso non diamo peso, perché andiamo di corsa. O semplicemente perché ci fa paura afferrarlo. E scoprire la verità.Quella vera e profonda.

Em@

29 settembre: Fa molto male.

Buen@s 

Ho appena preso la corriera. Come al solito, a quest’ora.
Uso i mezzi perché sono più comodi e poi non so guidare. Sono sul serio una frana.
Il traffico mi isola in uno sciame di macchine che non conosco.
Fuori due signore discutono. E le guardo perché mi fanno tenerezza. Non stanno litigando animatamente, ma tra loro qualcosa non va.
La più anziana vuole una spiegazione su una questione, che purtroppo non conosco.
La più giovane diventa rossa e cerca di parlarle sopra, senza ascoltare la simpatica quasi nonnina.
Sono vestite quasi uguali. Simili di viso e di sguardi incavolati. Simili nei gesti e nelle posture senza senso.
Alla fine, fanno pace e quel litigio quasi animato si trasforma in un sorriso complice. Complice come una relazione tra madre e figlia, che prima puntano un dito e poi lo tirano indietro.

L ‘autobus rinizia a muoversi. Inizio ad allontanarmi da quelle due figure, che pian piano diventano un puntino piccolissimo. Per poi scomparire.

Arrivato a destinazione ripenso a quel momento perché un rapporto così non ce l’ho più da tempo.

E ciò mi fa molto male.

Mil besos,

Em@

21 settembre: d’improvviso

Buenas,

D’improvviso
qualcosa mi ha fatto cambiare.
Qualcosa che non so definire. 
Una non definizione che ha voluto del tempo per potersi concretizzare.


D’improvviso
ho aperto la porta della mia camera.
Dopo notti insonni e mattine passate
a guardare un soffitto bianco leggermente scrostato.


D’improvviso
ho fatto colazione per una settimana di fila.
Poi ho continuato, perché mi sono reso conto che da questi momenti si deve ripartire. 


D’improvviso
ho preso l’autobus senza paura di svenire.
Ho preso il cellulare ed ho chiamato una mia amica. Abbiamo fatto colazione al bar. Abbiamo riso come due matte. 
E non ho pensato a nulla.


D’improvviso
ho vissuto il momento, 
ho apprezzato l’attimo ed 
ho baciato con intensità il mio ex ragazzo che ho incontrato per caso.


D’improvviso
ho REAGITO,
ma senza improvvisare.


Mil besos,

Em@