Otto lunghi giorni

Buen@s,

anche oggi il caldo è sulla bocca di tutti. Mentre, bambini pestiferi tornano a casa, accompagnati da nonne premurose.

Girovagando per il centro, questa mattina, tra un impegno ed un altro, mi sono imbattuto in questo edificio. Non curato, né tenuto bene. Ma, storicamente importante per aver ospitato per otto giorni, Mafalda di Savoia, principessa italiana, moglie di Filippo d’Assia, figlia di Vittorio Emanuele III.

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Otto lunghi giorni, in cui Mafalda si sarà sicuramente affacciata alla finestra, forse di notte, per non essere disturbata. E avrà pensato ai suoi figli, che si trovavano a Roma, ospiti del Vaticano, poiché tra Italia e Germania le cose non andavano come dovevano andare.

Otto lunghi giorni in cui, forse, pensava al marito, che non sentiva da un po’. Un marito non presente, per via di ruoli politici. Un marito che l’ha sicuramente trascurata per molto tempo. Come donna, come essere umano.

Mafalda, come una di noi. Terribilmente fragile, fragile e forte.

La immagino, mentre guarda fuori. Forse il cielo, le stelle. Non pensando sicuramente al suo destino crudele: morire dissanguata un anno dopo, nel campo di concentramento di Buchenwald.

Mil besos,

Em@

Corpi nudi al sole.

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Edward Hopper – Second Story Sunlight, 1960 (immagine presa dal web)

Buen@s,

l’estate avanza. E io torno.
L’estate per me è direttamente proporzionale alle emozioni. Sia se si va al mare. Sia se si sta a casa. Nel primo caso, il contatto con le fisicità predispone la conoscenza. Emotiva, non lo so. Ma, coinvolgente sì. Nel secondo caso, il caldo ti rinchiude in casa. Almeno nelle prime ore del pomeriggio. E che fai? Leggo generalmente. E mi perdo, conseguentemente, nelle emozioni altrui. Mentre, nell’altra camera, Pedro e Bianca (per chi non lo sapesse, sono i miei due cagnolini) dormono. Dormono e litigano. Poi si fanno un po’ di coccole. E infine attendono Luca, che li tratta come figli. E continuano a dormire insieme nel suo lettone. Loro lettone.
Ritornando alle emozioni, le nudità estive (visibili anche da pantaloncini stretti in alcuni punti e magliette evidenti) portano a una sorta di avvicinamento. Avvicinamento e sguardo, che stuzzicano la tragressione. Trasgressione intesa nel senso piu’ semplice della parola. Non nel senso porno, che mi provoca piacere fino a un certo punto.
Amo la tragressione, presente in sguardi complici, in gesti semplici. In parole dette e non dette, in sottintesi che evidenziano frasi lasciate a metà.
Ci sentiamo domani,
sperando di essere piu’ attivo.

Mil besos,
Em@

 

La vita…è ricordarsi di un risveglio

La vita…è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo tutta la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

Sandro Penna.

Nevica, invece no.

Ci sono verità che scivolano addosso, per poi cadere a terra.  Perché la verità, sentirla, sentirsela pronunciare, fa male.  La verità è anche accettare i propri limiti. No? Capire che non si è perfetti e che qualche volta si sbaglia. Poi, ognuno ha una sua verità. E può concepire “un’altra verità” in maniera diversa. Sono sicuro, però, che la verità viene sempre a galla. Anche pensare che ci sia la neve, ma in realtà fuori c’è una cappa di umidità che spacca le pietre.

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Ho perso il mio amore

 

Oggi ho visto una signora piangere. Seduta, ai bordi di una panchina capiente. Aveva gli occhiali e mascherava bene le lacrime. Che pochi vedevano, che io vedevo. Aveva più o meno quarantasette anni. Un’età strana, ma pur sempre un’età. Ho pensato subito a un amore lasciato, a una vita fatta per rendere felice colui o colei, che oggi non c’è più.

L’amore si perde. Ma, si ritrova. Nei piccoli gesti, nelle conversazioni di sempre. Negli abbracci dati violentemente. Nelle sere d’estate, mentre si guardano le stelle.

Il vero amore si ritrova. In forma diversa. Con una consapevolezza diversa. Senza aspettarsi nulla. Senza desiderare coperte bianche e fiori sparsi. Forse si ritrova un giorno in supermercato, quando abbiamo smesso di volerlo.

In una sera al calcetto, quando il calcetto è un gioco che abbiamo sempre odiato.

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Quando qualcuno passa…

Rumori di macchine: sono le 3 di pomeriggio. Ma, si sentono in lontananza.

Una macchina al lato della mia panchina sembra morta. È grigia. Vecchia.

Bianca è la casa di fronte. Senza personalità. Costruita a blocchi negli anni ’70. Quando forse c’era ancora voglia di costruire. Costruire e non distruggere. Come oggi. O lasciare all’abbandono.
Le finestre sono chiuse. Chiuse da tempo. Come quelle che vedi lungomare d’inverno. E che sai torneranno a vivere d’estate.

Gli autobus gialli continuano a passare. Non come l’ora di punta. Ma, si sa questo avviene in tutte le città. Soprattutto di sabato, quando il silenzio cala sul giorno.

Un uomo nero, vestito di nero, con occhiali neri e scarpe nere, passeggia. E parla con la sua amante al telefono. Non capendo che a quest’ora le sue parole sono più incisive. Per nulla scontate. Più forti, anche se dette sottovoce. Per non farsi sentire.

Una ragazza di nome Azzurra parla anche lei al telefono. Ma, con la madre. Che la sgrida per non so quale motivo.

Una campana suona tre volte.
Sono le tre.
Las tres de la tarde.
Il silenzio si nasconde nell’ombra e si trasforma in rumore, quando qualcuno passa.

Linee d’ombra

Linee dritte, storte. Passaggi quasi mai accessibili. Uno stop che non ti fa andare oltre. Oltre quello che vorresti. Oltre quello che sei.
Poi arrivano quelle linee d’ombra, come dice Conrad, che ti permettono di capire cosa vuoi veramente (Anche se inizialmente non vedi e ti sforzi di vedere l’orizzonte, perché sei abituato alla felice giovinezza).
Poi, col tempo, inizi a percepire quelle linee di demarcazione, che fanno paura. Ti fanno sbarellare.
Ma, sono quelle linee che ti fanno capire che qualcosa è cambiato. Che il cielo non è sempre sereno. E le nuvole viaggiano veloci. Senza mai fermarsi. Brrr.

Senza nulla in cambio

Ovunque. In giro. Ti cerco.
Tra la gente che sorseggia un caffè, di mattina, quando tutti sono a lavoro e io vado in analisi. Perché ho dei problemi e questo si deduce.

Ti cerco nei sorrisi di chi non piange mai. Ma, so che quei tipi non esistono. Forse di notte tra coperte sgualcite si girano e si rigirano. Mentre lacrime compaiono in visi stanchi, che hanno smesso di dire: “Sono forte!”

Ti cerco in quelle famiglie che si conoscono e  non si conoscono e postano foto di figli su Facebook. E si dicono: “Quanto ha il tuo piccolo?” “La mia ancora non mangia” “Che bonooo!”
Quelle foto così diverse dalla realtà, rappresentano veramente chi siamo nella quotidianità di tutti i giorni?

Ti cerco nei libri. Nei film. Lì, a volte ti trovo. A volte, mi sfuggi. Altre, sei assente. Cerchi di prendermi per mano. Ma…sono io forse che non voglio darti la mano. La mia mano, che ora non è liscia come un tempo. La mia mano che ha qualche macchia in più.

Ti cerco. In giro. Ovunque.
Pace.
Forse non riuscirò a prenderti.
Forse non sarai mai mia.
Forse una mattina, mentre il cielo si fa nuovo, sarai lì ad aspettarmi.
Senza nulla in cambio.
Pace.

5: Vento, sole e due alberi…

Ore 15.45

Vento. Sole. Due alberi.
Ho appena finito di sorseggiare un caffè in un bar insolito, dove radio 101 passava Rihanna, con “Te amo”.
Canzone di qualche anno fa. Che mi ricorda Berlino. Un’estate a Berlino, in cui ero ancora bambino e sicuramente non avevo l’esperienza di oggi. Che a volte mi travolge, innescando nella mia mente pensieri catastrofici. Pensieri che prontamente cerco di razionalizzare. Alla fine ce la faccio.
E torno in me.
Con il mio giaccone rosso e cappello grigio. Con il sole che mi acceca. Per fortuna. Oggi.
Questo per dire che con la crescita, che si evolve continuamente, si pensa molto. Si osserva. Si piange e ride, si ride e piange. Poi si riflette, ci si interroga e si cerca di dare spiegazioni a cose che non ce l’hanno. Ma, tu vorresti spiegarle perché vuoi essere più sicuro.
Ma, poi ti arrendi e cerchi di andare avanti. Andando oltre quei tre puntini che metti nelle frasi d’effetto. Puntini che lasciano spazio a un progetto di vita mai consono a quello che ti aspettavi.
Sempre diverso da quello che cercavi.
Due alberi. Sole. Vento.
Vento d’inverno non freddo che fa da sottofondo a una pausa niente male.
Buona serata

1

26 settembre (ora inizio 18.23, ora fine 18.35)

Una stanza della mia casa ha la muffa.Facile toglierla, anche se non mi sembra giusto che ci sia, visto che abito in questo posto da un mese. Più o meno. La muffa mi fa schifo. Più di una cacca del cane, che oramai raccolgo volentieri.

Oggi, non ho fatto la passeggiata lunga perché dovevo scannerizzare dei documenti. Nel mentre (non mi piacciono molto queste due parole insieme!), ho ascoltato un’intervista dove uno scrittore spagnolo diceva che oggi vale più il corpo fotografato di un selfie, che il corpo che viviamo tutti i giorni: quello che ci accompagna al lavoro, a prendere un caffé, discutere con un’amica del più e del meno.

Bianca, ora miagola, nonostante sia un cane. Vorrei staccare la spina e mandarla a fanculo. Insieme a Pedro. Staccare la spina e iniziare di nuovo. A tutti capita di voler essere trasparente almeno per qualche giorno? Di togliersi di dosso i problemi di sempre. Non definitivamente. Almeno per un po’.

Stasera mangio un rustico. Ricetta della nonna. Adesso ascolto un po’ di musica, vedo un programma spagnolo, per tenere aggiornata la lingua, e poi farò il rustico. Pasta e condimento preparati in anticipo, per rilassarmi un poco ahora.

La tragedia di Rigopiano (distante 20 minuti da casa) mi ha scosso. In un attimo tutto finisce. Siamo come un soffio senza valore. Oppure siamo qualcuno che ha un valore prima del soffio?

Buona serata,

Em@