Tutto finisce

Tutto finisce.
Le voluminose abitudini.
I baci dati piano.
Quelli dati di nascosto.
Le serenate prima del
matrimonio.
I pranzi con gli amici.
Le amiche di palestra a luglio.
Le stagioni senza
veli. E quelle con i piumini
che non ti definiscono.

Tutto finisce.
Il senso delle cose
nascoste.
L’amore per un libro.
L’ultima pagina.
Quello che è stato
e si vuole ricordare.
E che poi si
accantona di
nuovo.

Tutto finisce.
E poi rinizia.
Tranne il
nero, l’urlo
e un vento
che annuncia
pioggia. Poi
temporale.
Ed infine tempesta.

 

Di seguito vi posto, il mio nuovo blog. Continuo a scrivere qui.

Ma, in questo, che vi linko di seguito, parlerò di libri. 

Libri di Emanuele, pensieri e citazioni

 

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#Attraversando gli anni

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Chieti, l’altro ieri.

 

Nevica da giorni. Interrottamente. Fuori case si intravedono. Solo l’immaginazione può portarmi a capire che cosa succede oltre le finestre. Forse bambini giocano, cambiando l’ordine dei soprammobili. Forse genitori, insofferenti, gridano e sgridano perché la neve rende nervosi.

La tua coperta è ancora sul tuo letto. La neve non l’ha sgualcita. Forse l’ha fatta diventare più umida. Per via di questo freddo interiore e reale, che mi tormenta. Tormenta il mio stato d’animo da quando hai lasciato questa terra. Da quando, quella mattina mi hai detto: “Ci vediamo dopo!”

Ma, non sei più tornato.

Eri felice quel giorno. Era agosto.

Avevi una camicia a righe, perché avevi una riunione importante. Avevi voglia di dire la tua. Ti eri preparato un bel discorso, che avevi preparato nei dettagli. Eri un perfezionista. Lo so, lo sapevo. Lo sapevi.

Quella mattina, avevi lasciato il caffè, come fai sempre. E avevi dato due morsi alla torta al cioccolato. Che ti avevo preparato con tanto amore. Anche perché eravamo appena sposati. E ti amavo, come non ho mai amato nessuno. Nessuna.

Ti amavo perché eri altruista. Eri testardo, come me. Eri ansioso, come me. Ma, a differenza mia, ti alzavi ogni mattina e cercavi di allontanare quel mostro nero, che conoscevamo entrambi. Quel mostro nero che ogni tanto appariva e lasciava cadere a terra posate. Senza un perché.

Quella mattina, ci siamo allontanati per sempre. Il destino ha voluto così. Senza darmi la possibilità di attraversare gli anni insieme. Quegli anni che avrebbero potuto darci un bambino, una casa bella e nuova, un posto nel mondo diverso.

Nevica da giorni. E il tuo letto è rimasto intatto. Perché dicevi sempre che per dormire avevi bisogno di una camera singola. Una camera dove pensare, riflettere e riposare.

Una camera da dove avresti potuto vedere fiocchi di neve, che cadono come lacrime versate in continuazione.

Ann@

Un bacio,

Em@

Strade 

Ci sono strade diverse. Che separano, si incontrano. Non trovano mai un punto in comune. Sono strade che calpesti ogni giorno, e che fai finta di non vedere, se c’è qualcuno che ti sta antipatico.
Ci sono strade che percorri insieme a qualcuno. Qualcuno che ti piace, ma che ha molti difetti. E molti pregi. O pochi difetti e pochi pregi. O…
Qualcuno a cui vuoi bene, nonostante tutto. Perché hai scelto di stare con lui. Con lei. Perché hai scelto di prenderti le tue responsabilità, forse eliminando l’egoismo. E scegliendo un percorso insieme, che non è fatto solo di fiori rossi profumati. 

#pillola #4 #gennaio

LUNEDÌ DI PIOGGIA ⛆⛆⛆

Buen@s,

mi sembra strano scrivere sul portatile, che avevo appositamente messo nella lista di oggetti da buttare. Mi ero stufato e avevo voglia di cambiare. Cambiare soprattutto perché non funzionava e si bloccava.

Oggi, accendendolo per caso, senza dare peso alla riuscita, ho scoperto che il mio caro computer aveva ripreso a camminare. Sempre in maniera limitata, questo sì. Ma, lasciandomi in pace, mentre scrivo queste parole.

Parole che escono, mentre fuori piove. E la giornata non è partita molto bene.

Ho litigato con Luca in macchina. Poi, come i film, sono sceso perché non volevo ascoltare sempre le solite frasi e i soliti pensieri ed ho preso l’autobus, immergendomi in una temperatura di 30 gradi, tra persone non molto pulite ed odori non piacevoli, che venivano offuscati dalla temperatura estiva.

In autobus, mi sono girato intorno ed ho visto i visi. Visi diversi, di cui non conosco la storia. Visi diversi che hanno sicuramente molto da raccontare. Dire.

Siamo passati anche per Ikea e macchine riempivano i parcheggi. Non è una cosa strana, ma oggi è un giorno lavorativo. E c’era comunque tanta gente.

Vi lascio con una recensione di un libro, che ho finito di leggere l’altro ieri. In questi mesi, vorrei leggere molto ed approfondire. Conoscere. 

Ora, dopo qualche minuto dall’inizio del post, scrivo con il cellulare. Il portatile ha interrotto la sua corsa. Forse è ora che me ne compra uno nuovo. Economico. Tanto mi serve solo per scrivere. 

Vi metto la recensione di seguito:

“La bambina e il sognatore” è un bel libro: una sorta di giallo, stile “Chi l’ha visto?”, dove il protagonista, Nani Sapienza, indaga sulla scomparsa di una bambina.

Nani Sapienza è un sognatore, un maestro che rompe le regole, che regala ai suoi alunni storie ed insegnamenti, che tutti dovremmo ascoltare. È una persona sola, che dopo la morte della figlia Martina e l’allontanamento della moglie Anita, si ritrova in una casa grande, tra libri e vuoti emozionali.

Nani è testardo. Vuole sapere a tutti i costi che fine ha fatto, Lucia Treggiani, figlia di un camionista e di una cucitrice di vestiti da sposa.

Nani è riflessivo. Porta il lettore a riflettere su esperienze di vita, che molto spesso non vediamo.  O facciamo fatica a percepire. 

Di questo libro ho amato: la scrittura semplice e profonda, la sensibilità femminile dell’autrice che viene fuori spesso, il mettersi in discussione del protagonista sempre. E comunque.

Della Maraini, amo la sua capacità di regalarci sempre qualcosa di nuovo. 

Quel qualcosa di nuovo, che viene raccontato senza orpelli e giochi di parole. Quel qualcosa di nuovo, che nasce da una ricerca approfondita e studio costante.

Amo la Maraini perché i suoi libri non sono mai uguali. Non sono mai scontati, né banali.

Amo la Maraini perché in ogni cosa che racconta, la verità viene sempre fuori. 
Grazie a tutti per l’attenzione.

Mil besos,

Em@💘

Giovedì malinconico. Forse.

 

Buen@s, 

Ho ascoltato questa canzone un giorno di luglio di due anni fa. E me ne sono letteralmente innamorato.

E’ una canzone che mi mette la carica giusta. Che mi fa tornare indietro in un tempo che non ho vissuto. Una realtà che oggi capisco, che forse non avrei percepito se l’avessi vissuta.

Siamo nel 1984 ed io avevo solo due anni.

Mi sarebbe piaciuto vivere in un tempo dove i telefonini non esistevano. Dove comunicare non era strettamente necessario. Intendo la comunicazione ossessiva di oggi!

All’epoca, forse, ci si guardava negli occhi. Si passeggiava, parlando di quello che il giorno era successo. Ci si sedeva su una panchina e si assaporava il calore di colui o colei che era affianco a noi.

Si percepivano i colori, i sacrifici, le frasi dette con criterio, i pianti.

All’epoca, forse, anzi sicuramente, non avrei potuto vivere appieno la mia sessualità. Mi sarei dovuto nascondere, fingere, diventare improvvisamente un altro. Un altro che forse non mi apparteneva. Forse voleva appartenermi per forza. Per via delle convenzioni, all’epoca estremamente rigide.

Nel 1984, i miei genitori avevano due figli. Io e mio fratello. Due persone totalmente diverse, con un legame di sangue che li unisce. E altro, che ora, forse è ancora nascosto.

Nell’84, Luca finiva le scuole. Ci portiamo 19 anni. Più o meno.

Ora, non siamo fidanzati, come anni fa. Ma, ci vogliamo naturalmente bene. Bene immenso, che esiste nonostante le differenze di carattere. Le differenze di generazione. E di contesto.

Ora, vi lascio.

Siamo nel 2016 e sono contento di ascoltare questa canzone.

Buona giornata!

Vi voglio bene (anche se virtualmente),

Em@

28 ottobre: Cambio Gestione

Buen@s,

oggi, e per ora, si conclude la mia esperienza con il blog. A volte è meglio prendere le distanze per capire chi si è realmente. E cosa si vuole soprattutto. Non è un addio, ma un arrivederci. Volevo ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato.

Il blog non lo chiudo. E tutti i miei articoli rimarranno visibili.

Il mio posto verrà preso da una mia amica, Anna Gasbarri. Simpatica e con due cagnolini, come il sottoscritto. Vi terrò comunque aggiornati, con qualche incursione nel blog, prossimamente.

Anna è una mia amica intima. Ci conosciamo da una vita. Ed abbiamo molto in comune.

Spero che non abbandoniate lei, che ha molto da raccontarvi.

E me.

Mil besos,

Em@

5 ottobre: Mi fai schifo!!!

Ci sono persone che mi insultano. Senza un perché. Pensano di essere grandi, superiori. Di travalicare il confine, fieri di quello che dicono.

Ho solo diciassette anni. E tutti i giorni, un ragazzo della mia età mi dice: “Mi fai schifo!”

Mentre sputa per terra.

Una terra che diventa più grande, a causa di quello sputo, che risuona nell’aria, più di una parolaccia. Più di uno schiaffo forte o un pugno.

Ogni volta non dico niente, perché non so che fare. Parlarne avrebbe senso. Però non so fino a che punto risolverebbe la situazione.

La cosa che mi sconvolge di più è il consenso degli amici che gli stanno intorno. Non dicono nulla, nemmeno ridono. O coprono, in qualche modo, quelle tre parole che non riesco nemmeno a pronunciare.

E la seconda notte che non dormo, perché ci sono parole che feriscono più di un calcio tra le palle. Di un pugno in pieno viso.

Un pugno che sprofonda nel cuore. Che, a tratti, sembra non battere.

Un pugno che ti toglie il respiro. E ti lascia in apnea per ore, senza essere colpito.

marco