Oggi

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#21 gennaio

Rimandiamo sempre. Lo farò domani!

Oggi, a volte,e quasi sempre, non esiste. Per paura di scontrarci con la vita vera. Con chi siamo veramente. Con l’altro. L’altra.

Domani è una nuvola che scompare. All’improvviso. Una nuvola che immaginiamo. E pensiamo di vedere. Ma, non c’è. E’ una nuvola a cui diamo un valore aggiunto. Una pienezza senza contenuto.

Domani farò i compiti, andrò a vedere quel paesaggio, quella mostra. Domani ci vedremo! Andremo a prenderci un caffè, seduti davanti a un caminetto di un bar di tendenza. E rideremo. Fino a sentirci male.

E oggi?

Oggi, non rimando nulla. Guardo. Ti chiamo. E ti incontro.

Mangio una mela davanti alla finestra.

Anche se fa freddo e fuori ci sono: un lampione spento, una panchina vuota. E la neve lasciata a terra, perché qui non passa mai nessuno.

73: La borsa di María Soledad

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Busta Bianca, Templi romani, Chieti, oggi.

 

Una busta a terra. In una stanza singola, che da un paio di giorni condivide con Nessuno.

Sola, in un altro paese apre gli occhi. Tutti i giorni da un anno a questa parte. Parte del mondo che non conosce bene, per via di usi e costumi dissimili. Per via di colori che mettono in luce situazioni che lei apparentemente non apprezza.

Parla una lingua diversa e fa fatica a farsi capire. Fa fatica ad unire parole che poi formano frasi. Poi concetti, poi pensieri articolati.

Ha un viso da modella esotica. Con lineamenti marcati ed occhi profondi. Che a volte sono talmente ricchi di vissuto, che ti ci perdi. Ti perdi in una famiglia, piena di figli, che ha lavorato. E ha accettato passivamente la condizione di miseria, in un Paese che aveva e ha poco da offrire.

Un giorno di maggio, María Soledad ha deciso di partire. Per avere una vita diversa ed essere libera di essere donna. Una donna con poche pretese, con tanto da offrire. Una donna fiera di comprarsi un bracciale di bigiotteria e di farlo vedere alle sue amiche venezuelane, che incontra alla villa, tutti i giovedì, alle ore 18.00.

María Soledad esce tutti i giorni con una busta bianca di cotone naturale. Come quelle che trovi alla Conad, a un euro e cinquanta. E a volte, a prezzo scontato.

In quella busta, di mattina, trovi frutta e verdura e una confezione di uova fresche. Uova amate dal cane viziato del suo datore di lavoro, che mangia uova crude e macinato, a pranzo e a cena.

Di pomeriggio, si trasforma in luogo d’incontro di insaccati, formaggi e scontrini. Che ripetutamente e ossessivamente controlla, a causa di un “padrone” estremamente fiscale. Privo di fiducia e essenzialmente razzista.

Di sera, alle 9, la busta si trasforma in una chanel classica e vintage.

María Soledad si chiude a chiave in una stanza singola, priva di orpelli e accessori, si mette un completino che ha comprato ai cinesi sotto casa. E sfila, come una modella, davanti a uno specchio recuperato nei pressi di un cassonetto giallo, che raccoglie plastica e vetro.

Poi prende la sua finta chanel, nella quale ha messo amuleti che le ricordano la sua famiglia e foto del suo fratellino piccolo, e si sente più sicura.

Sfila per altri dieci minuti, poi si sdraia sul letto per la troppa stanchezza, poi si addormenta profondamente, sperando di dimenticare per qualche ora la sua solitudine.

Una busta a terra. Una camera senza orpelli. Una donna venezuelana che dorme. Una donna forte senza affetti vicini. Vicini virtualmente, ma lontani fisicamente. Lontani da una vita nuova, difficile. Difficilmente comprensibile da colui che parla e la giudica, mentre beato accarezza il suo gatto, in una casa di proprietà, situata in una campagna sempreverde. E sempre fiorente.

Buona serata,

Em@

Per contatto epistolare:

Emanuele Potere

c/o Studio Di Iorio

Via Ravizza, 84

66100, Chieti (CH)

39: E aspetta domani

 

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Nero, dicembre 2015

 

L’uomo solo lo incontri tra la gente. Ti chiede: “Come stai?”. Ti fa un sorriso, anche se nasconde tanta sofferenza.

L’uomo solo è nei giardini, mentre gioca al parco col nipotino, che non la smette di stressarlo con il lancia ragnatele di Spiderman.

L’uomo solo tutte le mattine si alza dal letto, non si guarda mai allo specchio. Perché ha paura di vedere quello che era un tempo. E che gli piaceva. Si veste velocemente perché le bomboniere sul tavolo oramai inutilizzato le ricordano la moglie. La moglie, la sua vita, il suo gioiello, la sua stellina, il suo vagare, la sua speranza, la sua voglia di vivere, i suoi progetti, le vacanze, le battute, le risate, i complimenti, i traguardi, le realizzazioni.

L’uomo solo rifiuta gli incontri, gli appuntamenti con persone nuove.

Quasi tutti i pomeriggi si reca al centro commerciale di Montesilvano e vaga per ore tra negozi. Negozi anonimi, con gente anonima. Si prende un caffè in un bar vicino ai bagni e lo sorseggia con molta lentezza. Perché riempire il tempo è una cosa difficile. Difficilissima. Complicata.

L’uomo solo sa dire di no. Quasi mai accenna un sì.

Torna a casa la sera. Tardi. Apre la porta con calma e si rifugia nel suo letto. Un letto maschile, che sa di angoscia, disperazione, voglia di continuare a dire no. Si alza per andare a prendere un pezzo di pane del giorno prima, posto all’interno di una busta di carta aperta, quasi strappata. Mangia quel pezzo di pane, apre il frigo vuoto. Ci trova solo una bottiglia d’acqua mezza vuota. La prende, si scontra con il tavolo inutilizzato pieno di bomboniere, si fa male. Piange. Torna a letto. Posa la bottiglia mezza vuota sul comodino. Posa la testa sul cuscino pieno di lacrime.

E aspetta domani.

Buona serata,

Em@

Canzone di sottofondo: 

Dieci: Silencio, por favor…

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Silenzio.
Un panorama fantastico, una panchina, due alberi verdi e un lampione.
Silenzio.
Una notte insonne, mentre fuori non passa nessuno. Vedi solo le luci delle vie, illuminate ad intermittenza.
Silenzio.
Il risultato di un esame, di un’analisi. Di un colloquio importante.
Silenzio.
Tu ed io mentre, mano nella mano, guardiamo il panorama. Ci stringiamo le mani, più forte che possiamo. Fino a farci male.
Silenzio.
Un uomo solo per strada. Non calcolato da nessuno. Solo! Solo! Solo!
Silenzio.
L’ amore che diamo, la cattiveria che facciamo. Le parole che dovevamo dire e che non abbiamo detto.
Silenzio.
Le opere di bene non raccontate, le ragazze che da sole mangiano il panino sull’autobus, le amiche che non hanno bisogno di parole per intendersi.
Silenzio.

Silencio, por favor!