Giorno Secondo

Ciao. Siamo quasi a Natale. Meno due. Siamo in quel periodo dell’anno in cui i parenti litigano di più. Durante i mesi si ignorano e a Natale fanno finta di condividere qualcosa. Passioni, pensieri, parole, opere e opinioni.

La cosa che odio di più è questo finto perbenismo. Perché uno può benissimo salutarsi. E finisce la storia. Senza scambiarsi effusioni inutili. Che spingono i parenti serpenti ad aumentare quell’odio, che non esiterebbe senza quei minuti di effusione.

Tralasciando questo aspetto, che esiste, voglio parlare di altro. Di quelle persone che incontri, per anni. Sotto casa, al bar, in palestra, al supermercato, al cinema, al mercato. Ovunque. Che per motivi inesistenti non saluti.
In realtà,vorresti sapere tanto. A, volte anche tutto. Con chi sta, con chi va a letto. E’ gay, etero, bisex, trans o trav?

Ti rompi il cervello. E non fai il primo passo, tu, perché provi una sorta di vergogna. Vergogna che nasce da dove? Me lo sapete dire? Bah…

L’altro giorno, andando a consegnare una cosa per conto di un mio amico, mi sono imbattuto in un uomo, che ho visto sempre, in giro. Che ho squadrato, nei minimi dettagli. Che ho considerato sempre rozzo e misterioso. Con il quale ho instaurato un rapporto di sguardi. Di sguardi autentici finti. Perche’ erano autentici solo da parte mia.

Comunque, quell’uomo, da uomo burbero e misterioso e’ diventato gentile, cordiale e simpatico. Questo per farvi capire che a volte ci creiamo delle storie in testa, che prendono altre direzioni quando dobbiamo fare i conti con la realta’.

E a voi è mai capitato?

Un besito,

il Vostro Morel

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Giorno Primo

Sono tornato, in realtà non sono mai sparito. Ho capito solamente che il mezzo facebook, non è un mezzo adatto a me. Per scrivere, per raccontare. È una realtà troppo veloce, che corre. In fretta.
Avevo pensato anche di scrivere un libro, ma in quel caso la riflessione prende il sopravvento. Il libro, al contrario è troppo lento. Ti immergi in situazioni belle, scopri cose nuove, ti addentri nel profondo. Ma, la comunicazione non è istantanea. E non è detto che quello che scrivi venga letto, perché nella maggior parte dei casi viene chiuso nel cassetto. E la chiave buttata.
Scriverò, come se scrivessi un diario. Come se scrivessi a qualcuno, che in realtà sono io. Perché scrivere a qualcuno che sei tu è il miglior mezzo per capire chi sei, chi sono gli altri. E chi è la realtà che ti circonda.
Come sempre non parlerò di me, in prima persona. Parlerò di ciò che accade, prendendo spunto da ciò che vedo e percepisco. Non dirò mai: “Sono andato al cinema e ho mangiato le patatine di tale marca”. Perché la comunicazione minuziosa e commerciale non mi appartiene. Senza criticare chi lo fa. Inoltre, non scriverò per obbligo, perché la scrittura obbligata solo per postare qualcosa, non mi appartiene nemmeno. Non scriverò nemmeno per fama e successo, perché la scrittura perderebbe il senso.

Grazie a chi mi seguirà e anche a chi non lo farà,

Morel