Otto lunghi giorni

Buen@s,

anche oggi il caldo è sulla bocca di tutti. Mentre, bambini pestiferi tornano a casa, accompagnati da nonne premurose.

Girovagando per il centro, questa mattina, tra un impegno ed un altro, mi sono imbattuto in questo edificio. Non curato, né tenuto bene. Ma, storicamente importante per aver ospitato per otto giorni, Mafalda di Savoia, principessa italiana, moglie di Filippo d’Assia, figlia di Vittorio Emanuele III.

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Otto lunghi giorni, in cui Mafalda si sarà sicuramente affacciata alla finestra, forse di notte, per non essere disturbata. E avrà pensato ai suoi figli, che si trovavano a Roma, ospiti del Vaticano, poiché tra Italia e Germania le cose non andavano come dovevano andare.

Otto lunghi giorni in cui, forse, pensava al marito, che non sentiva da un po’. Un marito non presente, per via di ruoli politici. Un marito che l’ha sicuramente trascurata per molto tempo. Come donna, come essere umano.

Mafalda, come una di noi. Terribilmente fragile, fragile e forte.

La immagino, mentre guarda fuori. Forse il cielo, le stelle. Non pensando sicuramente al suo destino crudele: morire dissanguata un anno dopo, nel campo di concentramento di Buchenwald.

Mil besos,

Em@

129: 8 settembre

Buenas,

“Prendo il 170. Tutti i giorni. A volte, cambio posto. Quando lo trovo occupato. Amo il sedile vicino alla finestra. Finestrone unico, direi.

Attraverso Viale Marconi. Vetrine addobbate. Tra tante, ce n’è una a cui ho chiesto lavoro. Ma cercavano fino a 24 anni. Ed io ne ho 25. Per un anno! Che differenza c’è? Non l’ho mai capito.

Nella vita di tutti giorni forse c’è differenza. Non in quella lavorativa! Almeno è quello che penso io!

In un anno cambiano tante cose. Cambia l’amore. Se ce l’hai. Io sono single. L’anno scorso ero fidanzato, con una gatta morta di città, che con le sue borse firmate pensava di cambiare il mondo. E poi con uno problematico come me! La borsa diventa l’ultimo dei miei problemi.

In un anno ho perso un amico. Così, all’improvviso. Incidente stradale. Ho sofferto molto. Che non sono potuto andare al funerale. E salutarlo. Dargli l’ultimo addio. Sono stato per due mesi al letto. Con mia madre che mi portava il pranzo e la cena. Due mesi d’inferno. Inferno freddo.

In un anno, anche se non sembra, sono più evidenti le rughe di tua mamma. Che fa di tutto per nascondere l’età. Anche se io la preferisco piena di rughe, piuttosto che con una faccia rifatta. Stile Cher. Le rughe denotano il tempo che avanza, ma anche il tempo che è passato. Quello che ti ha permesso di diventare quello che sei. Quello che ti ha insegnato tanto, dato tanto. E tolto pure. Purtroppo o per fortuna. Dipende dai casi.

In un anno cambiano gli amici, per litigi futili, per frasi dette male in circostanze dove si doveva per forza essere perfetti. Ma, chi è perfetto? Penso proprio nessuno. L’imperfezione è la perfezione per eccellenza. Frase fatta, forse banale. Ma è quello che realmente penso.

Mi suona il telefono, rispondo. Arrivo alla fermata. Scendo.”

Mil besos,

Em@