Tiepido ottobre

Ottobre
si ricopre di foglie.
Sparse. A terra.

Una gatta
mi osserva. Che vuoi?
Sicuramente mi dice.

Foglie di piante verdi
si muovono.
Mosse da un
vento tiepido.

Tiepido come
un consenso senza consenso.
Che rende più gelida una stanza vuota.
Una frase di circostanza.
Uno schiaffo dato piano.

Ottobre. Foglie.
Gatta. Consenso.
Tiepido.

Tiepido ottobre.

 

autumn autumn leaves blur close up
Photo by Vali S. on Pexels.com

Mediamente secondo. Il secondo.

Notte. Si avvicina. Le streghe arriveranno? O è una credenza popolare. Dolcetto o scherzetto. Scherzetto. Anche se non so far ridere. Scherzare dipende. Dalle persone, da chi mi sta intorno. Intorno in questa notte di stelle. Stelle che si intravedono. Non so contarle. Anzi sì. Faccio finta. A volte, faccio finta di essere qualcuno che non sono. Che ci vuole? Indossi una parrucca. Un cappello che ti copre il viso. E vai in giro. In giro, in libertà. Senza definizione. Perché si deve definire qualcosa o qualcuno? Quando questi qualcosa o qualcuno sono belli o brutti? C’è anche il medio. Il secondo, il terzo. Non mi sento primo, né ultimo. Oggi, e sempre, sono medio. Mediamente secondo. Il secondo.

Foglie che non cadono

Fuori:vento. Foglie si spostano. Eccole. Sono belle, rimangono attaccate alla pianta. Nonostante lo sbattimento feroce. Feroce come qualcuno che uccide un cane per strada. Con intenzione. Tanto, che importanza ha! Un cane. Un cane, il mio cane, i miei cani, per me, hanno importanza. Sono fondamentali. Come farei senza di loro! Come farei? Si mettono sotto la coperta, sentono freddo. Vogliono sentire il mio calore. Il calore della mamma-papà. Se ci riflettiamo, loro non hanno una mamma vera. Generalmente, la mamma biologica non cresce con loro. No! La mamma e il papà veri siamo noi. Noi che li accarezziamo, diamo loro bacetti. Facciamo la pappa, li facciamo uscire. Quando piove, nevica. Sole di 40 gradi. Loro sono sempre lì. Ti aspettano. Tornano se li sgridi. Hanno paura di essere abbandonati. I miei cagnolini, quando torno a casa,  litigano per finta. Si abbracciano, come umani. Perché sono felici. Felici di rimanere attaccati a me. Come ombre. Come foglie sbattute dal vento. Foglie che non cadono.

Non passa niente

Mi lascio trasportare dal buio. Non so definirlo. Mi fa paura, ma blocca il tempo. Lo rende statico, per un po’. Una bolla di sapone, tu sei dentro. Tanto non scoppia quando è buio. Fuori non c’è nessuno. Forse qualche schiamazzo di adolescenti arrapati, dopo la discoteca. Gente trasuda sesso, divertimento senza precauzioni. Tu sei, lì, guardando il buio. Vuoi afferrarlo. Non puoi. Riempirlo, non puoi. Sognare, vivere vite di altri. Che di notte si nascondono, in macchine fredde, senza aria calda. Macchine che stazionano ai bordi di una stazione. Anche lì le lancette sono ferme. Vanno avanti, ma hanno più peso. Rispetto al giorno, quando bambini allegri fanno cadere lo zainetto. Zainetto che si apre: bavaglino, bicchiere. Rispetto al giorno, quando le lingue di due sconosciuti-conosciuti si legano, come un nodo. Nodo che non si scioglie. Troppo forte, intenso, quel legame. Legame che dura poco. Perché le lancette, di giorno, continuano a camminare. Fino a quando arriva la sera, la notte. Che paura! Eccolo lì, ci bussa alla porta. E’ il buio: arriva in una velocità estrema. Poi, si ferma. La notte è lunga. Molti dormono. Qualcuno osserva dalla finestra, quello che passa. Ma…non passa niente.

 

 

 

Il mare che s’intravede…

In macchina, fuori il sole. Il mare non si riconosce. Ma, s’intravede. Forse si vede. Ecco, sì, lo vedo. Ora che non è estate e non c’è nessuno. Ora che i bagnanti mangiano pane e nutella davanti alla televisione. O dormono ancora, tra coperte sgualcite. Per aver fatto un brutto sogno. Una notte di sesso, senza inibizione. Che bello il sesso, al buio. Con uno sconosciuto. Che non conosci. Di lui conosci solo il pisello. Un grande pisello o un pisello grande? Beh dipende. Il sesso è bello anche con chi conosci. Forse più romantico. Il romanticismo cos’è? Una serata a lume di candela, due sguardi che si lasciano coinvolgere dal silenzio, una musica di sottofondo. Poi il sexo: letto, abbracci, baci, amore, tesoro stringimi. Stringimi ancora. E poi…

In macchina, il vento scombinava i capelli ben tirati. Non guidavo, facevo foto. Foto senza precisione. Un albero, la sabbia, uno stabilimento, il cielo, le nuvole. Ed il mare che s’intravede.

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Il mare che s’intravede (Foto: Po Ema)

Forse domani lo farò

Cambio.

No! Perché dovrei farlo ora.

Ora che ho una casa, due cani e una vista di mattina.

Stamattina ho guardato l’alba.

Un nuovo giorno. Il cielo.

Sprigionava ricordi d’infanzia. Quella che mi ha fatto vacillare. A volte.

Senza un padre. Un uomo di riferimento.

Cambio.

Dovrei andare al nord! Per sognare

una cosa immaginata. Sarà così?

Immagino di studiare sempre.

Letteratura. Storia. Gonzalo de Berceo.

Immagine sfocata per via del tempo.

Non il suo tempo.

Cambio. Adesso.

Non voglio farlo. Ho tutto quello che mi serve: una casa, un piatto di pasta.

Una tovaglia piena di molliche.

Che ogni volta devo pulire.

Pulire per non arrabbiarmi. Con me stesso. Gli altri.

Gli altri che ne sanno di me, di te.

Che ne sanno dei giorni passati a studiare.

Sotto una coperta. Per paura di essere offeso da un bullo, che era puro istinto.

Cane che abbaia. E morde.

Già sono cambiato. Si cambia sempre.

Non mi manca nulla. Non voglio

cambiare di nuovo. Ora.

Forse domani lo farò.

Le finestre degli altri

Cara Kitty,

tornando a casa a piedi, mi sono imbattuto nelle finestre degli altri. Potrai definirmi “curiosone, pettegolo che non sei altro”. Ed un po’ è anche così. Ma, la mia non è voglia di sparlare. E’ solo una sana socialità.

Le finestre degli altri raccontano molto. Quella che ho visto oggi era di una persona sola e molto disordinata. Carte ovunque. Un tavolo arrangiato che ospitava cicche di sigarette e residui di pranzo, su un piatto lasciato lì da qualche ora.

Mattonelle vecchie ed un giornale aperto, posizionato su una sedia vintage.

Ho immaginato la persona che poteva abitare questa casa e sono due le opzioni: o è un uomo anziano o è uno studente fuori sede.

Oppure potrebbe essere un uomo divorziato,senza soldi? Soldi che dà ai figli e alla ex moglie per il mantenimento? Soldi che non vede, perché passano direttamente al conto di Lei?

Continuando a camminare, cara mia, ho abbandonato le case degli altri. E ho scrutato l’orizzonte. Cielo colorato dopo la pioggia. Nuvole grigie che non promettono nulla di buono. Fresco nelle ossa, che mi faceva tentennare. Perché non sono ancora abituato alla nuova stagione!

Un saluto,

E.

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Foto presa dal web

Cara Kitty…

Cara Kitty,

oggi, che è domenica, inauguro questo diario. Non so che direzione prenda. Ma, mi piacerebbe condividere, con te, cose che mi capitano giornalmente. Emozioni che vivo, storie che percepisco. Immagini che catturo. Silenzi che osservo. Vite al limite di una vita vissuta o di una vita nascosta dietro a una coperta di Linus.

Ti chiamerò Kitty, mio caro diario, in onore di Anna Frank. E sicuramente sarà un vanto per te. Ma, soprattutto una responsabilità.

Un saluto,

E.

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Anna Frank, foto del web

Il cruciverba

Avrei voluto scrivere tutt’altro. Ma, le parole scorrono verso direzioni sconosciute. Senza ascoltare la ragione, che vorrebbe portarle altrove. Verso verità prestabilite. Quasi conformiste.

Mentre scrivo, una musica di sottofondo mi sostiene. E anche un cane che piange perché vuole rientrare. Vorrebbe avere solo le coccole. In braccio. Mai solo.

Ora, abbaia per dispetto.

Ricordo una panchina, due ragazzi al primo appuntamento. Sguardi teneri, troppo imbarazzati. Silenzi ben dosati da un sospiro che interviene. Uno starnuto che accoglie la primordiale vergogna. Una vergogna che fa tenerezza. Si fa persona nel viso di lei: una cucciola da abbracciare. Lui, ben distinto, persona a modo. Giovane borghese di una Chieti bene, oramai decaduta. Mai fuori posto, mai disattento.

In lontananza, il vero protagonista di questo incontro: l’uomo col cruciverba.

Una macchina aperta, una radio anni ’70. E lui che osserva, coprendosi dietro al suo cruciverba, che tenta di risolvere. Non muovendo mai la penna. Sapendo di non sapere. 

La musica, ora, toglie il respiro a parole oramai sedate da un racconto senza storia.

Che osserva chiunque passi.

Rossetto Rosso

Nuovi giorni

Ore 14.40

La giornata appare fresca. Non fredda. Sono seduta alla villa e riposo. Dopo giorni indaffarati, terremoti e ansie varie.
Anche io sono di Chieti, come Em@, e qui la scossa si è sentita distintamente.
Paura e panico che ancora oggi non riesco a razionalizzare, nonostante non sia nella zona dell’epicentro.
Ieri mattina iniziava la mia pausa di riflessione. Dopo aver lasciato il mio fidanzato ed aver fatto i bagagli ed essere tornata a casa dei miei. Una scelta sofferta, ma sentita. Quando due litigano sempre, e per ogni motivo, si deve mettere un punto ed iniziare di nuovo.
Dopo il ponte dovrò cercare una casa e spero che le cose vadano per il verso giusto. O almeno ci spero.
Ora mi godo questo lunedì di apparente calma, sperando che la terra ci lasci in pace, per un po’.
All’orizzonte, un cielo limpido e una famiglia di donne, che gioca a farsi i selfie.

Un saluto,
Anna.