E’ (u)na parol(a)

A volte, sento Buio.
Intorno e dentro.
Dentro case chiuse,
asfissianti, senza
finestre. Né aria.

Silenzi nei ricordi
di un tempo di risate.
Mare. Montagna.
E anche poltrone estive.
Quando gli amici erano
altrove. E, io, lì, in casa.

Casa senza rumori.
Calura insistente. Verità
evidente. Palese. Toccante.
Agghiacciante. Vacillante.

Deserto che faceva
paura. Non come
oggi, che ho radici
stabili. In disequilibrio perenne, sì.
Radici che non si perdono
in autostrade piene
di macchine al sole. Che mi fanno
solo vomitare (bleah!).

Vieni con me, mio
io eternamente grato
e ingrato. Andiamo
lontano. Salutiamo
tutti con un BYE BYE.

Solo due parole!
E’ (u)na parol(a).

gray trunk green leaf tree beside body of water

Le parole non dette

E’ il non detto, non espresso: quello che avremmo voluto dire, che sappiamo come dire e che non diciamo (cit.)

Leggevo queste parole, questa mattina, mentre il sole si faceva vedere e gridava, anche se da lontano: ” Ci sono anche io!”

Queste parole mi hanno colpito subito perché vorremmo dire parecchie cose. E molte volte ci stiamo zitti perché abbiamo paura, non abbiamo il coraggio. Forse abbiamo paura delle azioni a seguire, di cosa accadrà, forse, poi.

Io ho da dire parecchie cose. Ma, ci sono cose che non dico perché la situazione non me lo permette. Altrimenti, dovrei fare le valigie ed andarmene.

Alcune volte, per me, le parole non dette servono a mediare le situazioni. I legami di coppia, i rapporti non facili tra colleghi di lavoro.

Altre volte, mi rendo conto che quelle parole che ho da dire devono uscire per forza. In qualche modo. Come le parole che scrivo, quelle che pronuncio in casi di ingiustizie. O quando qualcuno mi passa davanti alle poste. E pensa di fare il furbo.

Il non detto, non espresso, non sempre è da dire. O esprimere.

Almeno per me.

Buona serata o notte,

Em@

19 settembre: 3 parole

Buen@s, 

Le mie tre parole del giorno sono:

Prima parola: pioggia. Da oggi piove. Poi smette. Poi piove di nuovo. Per fortuna, il mio turno con i cani è finito alle 17.30. Quindi libero più dell’aria. Anche se devo cucinare, poi fare i piatti. Oggi, ho già pulito: cucina, bagno e camera. Per scrivere queste righe, ho chiuso i cani in cucina. E sembra che si stiano comportando bene.

Seconda parola: travestimento. Ho un’amica (un amico) che si traveste. Indossa abiti femminili ed incontra uomini “etero”. Alcune volte, mi manda le foto di chi incontra. E devo dire che sono dei padri di famiglia o fidanzati, realmente, boni. Questa sera incontra un ventenne ben messo, in tutti i sensi, che pensa di fare sesso con una donna. Che è un uomo.

Tramite lei/lui, sto scoprendo che il travestitismo è un mezzo che ti permette di giocare realmente con chi vuoi, senza essere giudicato. Questi uomini che vanno con Lei/lui sono gli stessi che, di giorno, sono omofobi e razzisti. Di notte, etero che diventano gay. Nella maggior parte dei casi, gay passivi (ovvero coloro che lo prendono! Scusate la schiettezza)

Terza parola: dolce. Amo i dolci e adesso mangerei mezza crostata. Ma, da oggi starei a dieta. In settimana, vorrei farmi le analisi, e secondo la mia testa se mangio bene, i risultati saranno migliori. In realtà, mangio bene, tranne il sabato sera e la domenica, che vado dalla mamy.

Il sostantivo dolce, lo trasformerei in aggettivo, da associare alla mia cagnolina Bianca. Bianca è dolce. Non una dolcezza zucchersa. Qualcosa di diverso che non so spiegare.

Vi lascio e vi mando,

Mil besos, aspettando di sapere quali sono le vostre tre parole del giorno.

Em@