Che cade giù…

La pioggia
scende. Come
neve bianca.
Tu, sotto
le coperte. Solo
la testa fuori.

Una dolce
musica ascolti.
Interrotta
bruscamente
dai tuoi silenzi.

Che fanno
più rumore dell’acqua
che cade giù.

bubble clean clear close up
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Come un insetto o una foglia.

Credere e/è perseverare.
Lottare fino all’infinito per quello che si vuole.
Determinazione, lotta con se stessi.
Con un mondo, a volte, crudele.

Macchine si perdono nel buio di settembre.
Un buio che si vede ancora.

Siamo come queste macchine.
Abbiamo bisogno sempre di luce.
Estasi perenne. Forza vitale continua.

Ma…siamo solo un fiore bianco
diventato blu a causa della sera.

Fiore strappato da un vento non troppo forte
che, facilmente, ci ricorda che siamo NATURA.
Come un insetto o una foglia.

blooming blur close up daisy
Photo by Pixabay on Pexels.com

Nuvole, senza nuvole

Ore 9.30 a.m.

Nuvole, senza nuvole. Oggi il sole definisce i contorni. Li rende visibili. Anche se non c’è nessuno. La villa è vuota. I bambini a scuola. E le maestre insegnano. Grammatica, storia, geografia. Ci sono solo le nonne ed i neonati. Passeggiano avanti e dietro. Dietro e avanti. Come un intervallo irregolare, si fermano. Parlano con le amiche, fanno finta di salutare le nemiche. Le nemiche chi sono? Quelle che si odiano. O si ammirano per qualcosa. E si odiano perché si ammirano! Quanto è strana e complicata la vita! Entrare nei pensieri degli altri, è così difficile! Difficile fidarsi, capire, interagire. Difficile anche comprendere. Perché dietro visi stanchi, o sereni, o soddisfatti, c’è sempre qualcosa che non va. Un tassello complicato difficile da inserire.

Nuvole, senza nuvole. I bambini piangono. A squarciagola. Non si interrompono. Le nonne sorridono o fanno finta. Schivano le loro nemiche, facendo finta di non vederle. Tornano a casa. Preparano la cena. E aspettano le figlie che tardano ad arrivare.

Forse domani lo farò

Cambio.

No! Perché dovrei farlo ora.

Ora che ho una casa, due cani e una vista di mattina.

Stamattina ho guardato l’alba.

Un nuovo giorno. Il cielo.

Sprigionava ricordi d’infanzia. Quella che mi ha fatto vacillare. A volte.

Senza un padre. Un uomo di riferimento.

Cambio.

Dovrei andare al nord! Per sognare

una cosa immaginata. Sarà così?

Immagino di studiare sempre.

Letteratura. Storia. Gonzalo de Berceo.

Immagine sfocata per via del tempo.

Non il suo tempo.

Cambio. Adesso.

Non voglio farlo. Ho tutto quello che mi serve: una casa, un piatto di pasta.

Una tovaglia piena di molliche.

Che ogni volta devo pulire.

Pulire per non arrabbiarmi. Con me stesso. Gli altri.

Gli altri che ne sanno di me, di te.

Che ne sanno dei giorni passati a studiare.

Sotto una coperta. Per paura di essere offeso da un bullo, che era puro istinto.

Cane che abbaia. E morde.

Già sono cambiato. Si cambia sempre.

Non mi manca nulla. Non voglio

cambiare di nuovo. Ora.

Forse domani lo farò.

Le finestre degli altri

Cara Kitty,

tornando a casa a piedi, mi sono imbattuto nelle finestre degli altri. Potrai definirmi “curiosone, pettegolo che non sei altro”. Ed un po’ è anche così. Ma, la mia non è voglia di sparlare. E’ solo una sana socialità.

Le finestre degli altri raccontano molto. Quella che ho visto oggi era di una persona sola e molto disordinata. Carte ovunque. Un tavolo arrangiato che ospitava cicche di sigarette e residui di pranzo, su un piatto lasciato lì da qualche ora.

Mattonelle vecchie ed un giornale aperto, posizionato su una sedia vintage.

Ho immaginato la persona che poteva abitare questa casa e sono due le opzioni: o è un uomo anziano o è uno studente fuori sede.

Oppure potrebbe essere un uomo divorziato,senza soldi? Soldi che dà ai figli e alla ex moglie per il mantenimento? Soldi che non vede, perché passano direttamente al conto di Lei?

Continuando a camminare, cara mia, ho abbandonato le case degli altri. E ho scrutato l’orizzonte. Cielo colorato dopo la pioggia. Nuvole grigie che non promettono nulla di buono. Fresco nelle ossa, che mi faceva tentennare. Perché non sono ancora abituato alla nuova stagione!

Un saluto,

E.

finestra
Foto presa dal web

Squarcio di tela

 

tela

 

Una tela, davanti ai miei occhi. L’ha disegnata un mio amico.

A me non piace. O forse troppo.

Due fiori che si baciano. E poi bianco.

Bianco che, a detta di questo mio amico, simboleggia il freddo. E i fiori: due vite che sopravvivono al freddo.

Come due uomini che camminano per strada, asfaltati da occhi curiosi. E bocche indolenzite dal troppo chiacchierare.

Come una mamma straniera e suo figlio. Non hanno un appoggio. Una casa, un tetto, tegole, antenne della tv.

Come la donna obesa e il suo cane, che vedo tutti i giorni passare. Passare mentre lei mangia gelati, poi pizza, di nuovo gelati. Infine, si siede e dice: “Come sono stanca!”

 

Ieri, dopo essermi alzato, lavato e vestito, ho squarciato la tela che questo mio amico mi ha regalato.

Avevo paura. E l’ho fatto, così. Senza pensarci. O forse sì.

 

due fiori

Diverso

#3

Regina Orsino è una pittrice. La sua passione la fa essere autentica. Anche se la sua diversità, molte volte, non lascia spazio alla sua accettazione. Un po’ come sono io. Diversa e quasi mai capita. Da una realtà che ci vuole tutti uguali, fatti con lo stampino.

Regina, viene da una famiglia nobile di Chieti. Una famiglia che ha sempre preteso rigore: a tavola, a scuola. Negli impegni. Una famiglia che le ha permesso di studiare, ma che non l’ha mai accettata per quella che è: uno spirito libero.

Mi ha anche raccontato che, nella sua giovinezza, in un periodo in cui aveva chiuso con i genitori, per guadagnare soldi, si era messa a fare la puttana per strada. A Via Veneto a Roma. È stata persino minacciata con una pistola.

Ora sono a casa, e l’immagine di Regina permea la mia mente. Mi fa sorridere, perché io sono il suo lato razionale. Conservo quell’equilibrio che non mi fa andare oltre, ma ho la sua stessa pazzia. Che mi fa flirtare con i vecchi porci arrapati, con i padri con il carrozzino, con uomini di potere che a Natale passeggiano con la moglie. E di notte, mentre tutto è fermo, scopano con vecchie puttane in stanze buie. Poi, quando li incontri in giro, non riescono nemmeno ad alzare la mano per accennare un gesto di saluto.

Vi lascio con una poesia di Regina che, oltre ad essere stilista e pittrice, è anche una scrittrice. Poetisa, come si definisce Lei.

Diverso o diversa? di Regina Orsino

Diverso come il

cielo nero.

Che si allontana

dal sole. Veloce.

Sai, sento una

musica? La musica

del niente, che

forse mi fa scoprire

la verità.

Nascosta in una

casa. Fuori

è buio.

Come stai? – mi dico.

Bien, rispondo.

Ma, non sto bene.

Forse sì.

Sono solo diversa

come il cielo

nero. Che

non ama il sole.

Diverso. O diversa?

Dover essere qualcuno?

#1

Guardo il sole dalla finestra. In realtà, non riesco a vederlo. Troppo forte. Potente come il calore che ha sprigionato. Rendendo tutto fermo: gli alberi, passanti, donne con il cane che di solito di mattina escono.

Un caldo africano, che ha rinchiuso una giovane donna come me, tra le mura di una casa. Casa piccola: bagno, cucina, e salottino. Salottino con una poltrona ed una coperta estiva, su cui per giorni sono rimasta a guardare fuori. Nessuno mai è passato. Se non l’uomo dell’immondizia, come lo chiamo io. Un uomo prestante, che si è sempre toccato il pacco. Sperando che cedessi alle sue avances.

Ho letto molto, bevuto (acqua) altrettanto e pensato alla mia vita. Al fatto di dover diventare per forza qualcuno. Ma,dove sta scritto? Il fatto di dover essere chi non sono mi rende strana. Inadatta. Perché devo uniformarmi a un contesto che non mi appartiene?Perché non posso indossare un vestito strettorossoprovocante in una cena formale?

Ora cerco di mangiare qualcosa, frugare nel frigorifero quello che ho, ed arrangiarmi un po’ come tutti. In estate.

Kiss

Giovanna

Agosto

Sottofondo musicale.
Gli ombrelloni vuoti. Sono solo le 8.00.
E l’estate volge quasi al termine.
Siamo già in agosto.

Uccelli volano su distese senza onde.
Alla radio l’ondata di caldo non cessa di dare notizia. Notizie estremamente destabilizzanti.
Destabilizzano signori e signore che non riescono a capire come il sudore oramai sia diventato parte integrante di un corpo che non comandiamo. Senza comandi. Ahimé.

Ho abbandonato, per un paio di giorni, contatti e media. Che a volte aiutano a sentirsi. Forse anche a esistere.
Esistere in un mondo dove sul piatto devono per forza esserci caviale e champagne.

Vorrei allontanarmi da questa virtuale esperienza. Viverla forse diversamente. Assaporare anche pasta e fagioli. Forse non con questo caldo.
Forse non pensare che riconoscere qualcuno sia legge.
E vedere gli altri come essere umani.
Non come likedipendenti.
Esseri che hanno bisogno di andare in bagno. E non lo dicono.

Agosto. Sfioriscono bellezze.
Bellezze estive.
Che perdono vigore e valore in inverno.
Quando la neve rende tutti uguali.

Fragile

Fragile
come una
rosa in
estate. Un’estate
torrida che
non ha acqua.
Solo fuoco.
Che da lontano
impone la sua
grandezza.
Gialla. Arancione. Rossa.

Fragile
come un
puttana vestita di
bianco che
ho appena incontrato.
Andava con un cane
nero, suo unico amico.
Mi ha fermato
e mi ha detto:
“Vorrei essere
come le altre.
Quelle fortunate.
Le ho risposto:
Essere se stessi
purtroppo ha le
sue conseguenze.”

Fragile
come tre
donne che
invocano Dio.
Tre donne
anziane
ai limiti
di una vita
fatta forse
di sacrifici.
Una vita
in Chiesa
dove
luoghi comuni
hanno
trovato
una dimensione.
Equilibrio.

Fragile
come le cicale
che mando a fanculo.
Come le foglie
che cadono, le mamme
che piangono al telefono.
Gli uomini che
passeggiano soli
per ore.
E le rumene
che non hanno
nessuno.
Schiave a
volte di
signore
che le trattano
male.

Fragile come me che scrivo. Come te, che piangi, forse, adesso, davanti a un film romantico. Fragile come i sogni, i desideri, le frasi fatte, le parole dette piano. I baci appena percepiti.

 

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