Il mare che s’intravede…

In macchina, fuori il sole. Il mare non si riconosce. Ma, s’intravede. Forse si vede. Ecco, sì, lo vedo. Ora che non è estate e non c’è nessuno. Ora che i bagnanti mangiano pane e nutella davanti alla televisione. O dormono ancora, tra coperte sgualcite. Per aver fatto un brutto sogno. Una notte di sesso, senza inibizione. Che bello il sesso, al buio. Con uno sconosciuto. Che non conosci. Di lui conosci solo il pisello. Un grande pisello o un pisello grande? Beh dipende. Il sesso è bello anche con chi conosci. Forse più romantico. Il romanticismo cos’è? Una serata a lume di candela, due sguardi che si lasciano coinvolgere dal silenzio, una musica di sottofondo. Poi il sexo: letto, abbracci, baci, amore, tesoro stringimi. Stringimi ancora. E poi…

In macchina, il vento scombinava i capelli ben tirati. Non guidavo, facevo foto. Foto senza precisione. Un albero, la sabbia, uno stabilimento, il cielo, le nuvole. Ed il mare che s’intravede.

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Il mare che s’intravede (Foto: Po Ema)

135: 14 settembre (Cara zia…)

Buen@s,

                                                                                                                           Pescara, 14 settembre 2000

Cara zia,

qui dalle mie parti, la solita vita. Non mi posso lamentare, perché la monotonia mi rende viva. A differenza, di come la pensano i miei amici. Loro pensano, anzi credono, che solo andando fuori e viaggiando si possa assaporare la vita. Darle un senso.
Io amo viaggiare, come tu ben sai. Ti ricordi la vacanza che abbiamo fatto in Grecia? Che bei momenti e quanta spensieratezza.
Ma, io amo anche vivere la monotonia della mia vita. Alzarmi alla solita ora, fare colazione con il latte parzialmente scremato ed il cacao. Uscire a prendere il giornale. Farmi una passeggiata, prima di andare all’Università. Lo sai quante scoperte mattutine? Tante. Un fiore nuovo, un prato diverso. Un passante mai visto. Che ha sempre qualcosa da raccontare. Ad esempio, oggi ho intravisto un uomo che assomigliava allo zio: alto e prestante, con gli occhiali simili a quelli di Pessoa, e un andamento un po’ curvo. Mi è scesa anche qualche lacrima, perché da quando lo zio è morto, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ci penso sempre e quando vedo qualcosa o qualcuno che mi fa pensare a lui, piango. Lo sai che sono sensibilie, zia! La sensibilità, una brutta e, a volte, bella bestia. Dipende dalla prospettiva da cui la guardi.
Tornando alla monotonia della giornata, ti parlo del mio pomeriggio. Solitamente studio, perché la mattina ho le lezioni. In questo periodo, sto affrontando lo spazio nelle opere di Federico García Lorca. Ed in particolare le mura de La Casa di Bernarda Alba. Mura bianche che isolano le figlie di Bernarda dalla realtà, mura che circoscrivono, che allontanano il fluire naturale della vita.
Come quando hai un blocco interiore e non riesci ad emergere, perché qualcuno o qualcosa, ti impedisce di fare un passo in avanti. Il passo fondamentale che serve per cambiare. Per vivere. Zia, come quando Luca non mi faceva uscire, perché era geloso. E io acconsentivo. Acconsentivo perché non ero forte, non avevo in mezzi per essere la vera me stessa.
Zia, ora ti devo lasciare, perché è quasi l’ora di cena. Devo preparare che papà torna. La mamma tornerà più tardi. Stasera patate al forno e salsicce. Dovrei stare un po’ a dieta, ma stasera faccio uno strappo alla regola.
Zia, ti mando un bacio forte e un abbraccio sentito, la tua nipote pensierosa.

                                                                                                                                     A presto, 

                                                                                                                                            Maria

 

Mil besos, 

Em@

106: Un po’ di me #19

Il diario (1)

 

Buenas,

 

sono in studio, che ho trasformato per questo periodo di relax in un luogo di cultura. Luogo dove vorrei perdermi, leggere, senza l’ansia di essere controllato.

Quando si sta a casa in due, ed entrambi stanno in vacanza, gli equilibri cambiano. E la calma che si dovrebbe respirare in un periodo di riposo, si trasforma in litigio. Io e Luca abbiamo due caratteri abbastanza simili, che contrastano soprattutto nel periodo delle ferie.

Un anno siamo andati a Berlino e dopo due giorni volevo tornarmene chez moi. Non so realmente come ho fatto a gestire quella situazione. Un’entità superiore mi ha aiutato a non usare le mani.

Con lui la vacanza, quasi sempre, diventa un inferno. Nonostante il bene e la stima che nutro nei suoi confronti.

Quando si va in vacanza, se ci si va insieme a qualcuno, si deve trovare la persona giusta. Così come nelle relazioni.

La persona giusta, però, non sempre è la migliore amica che vedi tutti i giorni. Un anno andai a Bruxelles con una mia amica stretta, e ci siamo divisi appena arrivati. Ci siamo rivisti all’aeroporto dopo cinque giorni.

Ma, non sempre capita ciò. Ci sono casi in cui ho rivalutato persone, ho conosciuto storie mai narrate, amato le differenze. Mi sono lasciato trasportare dal non prestabilito ed in un attimo tutto era finito. E il giorno dopo mi mancava la libertà di quei momenti.

Stamattina, siempre con Luc, ho girato negozi di mobili, per trovare un armadio, per la camera nuova, della casa nuova, che “abiterò” a settembre. Fine settembre.

I negozi si trovano a Pescara e fortunatamente oggi la temperatura è stata clemente.

Pedro sta a casa, e ultimamente sta rompendo le palline. Educato male dal simpatico Luca, non fa altro che abbaiare quando non lo si considera.

Comunque, anche io sono pieno di difetti e un rompiballe!

In aggiunta, volevo farvi sapere che sto cercando di rimettermi in forma. Sperando di riuscirci.

Io ingrasso più d’estate che d’inverno.

Vi saluto, con un beso muy fuerte.

Em@

44: Nel buio profondo della notte

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Vero Amore, aprile 2015

 

In una città di provincia qualsiasi, nel 1989

Il buio nasconde, rende ancora più anonimi cani randagi che non hanno affetto. Dimora.

Il buio è profondo. Profondo come il mare. Nasconde relazioni anonime di due amanti maschi, che si vedono due volte a settimana in una ritmo grigia di seconda mano.

Il buio non sa di me. Né di te. Non sa nulla. Sa solo che qualcosa accade. Ma, non lo rivela a nessuno.

Non lo rivela al tuo capo, che ti sta con il fiato sul collo, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle sei di sera.

Non lo rivela a tua moglie, che dorme beatamente tra cuscini colorati, che sanno di quasi primavera.  Mentre, tu, in bagno, ti tocchi. Pensando a un’altra. A un altro.

Il buio della notte sa di salsedine marina. Quella che senti alle otto di sera, sul mare. Quando la giornata è finita. E i bagnanti assidui e ripetitivi sono andati via da ore.

Nel buio della notte, i due amanti maschi di prima, nella ritmo grigia chiusa a chiave, si accarezzano. Si scambiano effusioni. Effusioni realmente sentite, che si alienano di giorno.

Programmano le cose da vedere, da fare insieme. Pur sapendo che nulla di quello detto sarà possibile. Perché ognuno ha una moglie e dei figli. E di giorno è un’altra persona.

Nel buio della notte, Marco e Luca, sono sinceri. Veri. Reali. Realmente innamorati. Allontanati dal giorno di sole, che è profondo come il buio dell’anima interiore. Profondo come il male di vivere profondo, che non riescono a scacciare.

Nel buio profondo della notte, mentre cani randagi dormono, due amanti maschi si salutano.

Salutano quello che sono due volte alla settimana, in una ritmo grigia.

Salutano, con un semplice ciao, loro stessi.

Ciò che sono veramente.

Soli (Solo) nel buio profondo della notte.

Un bacio,

Em@

Musica di sottofondo: