Strade 

Ci sono strade diverse. Che separano, si incontrano. Non trovano mai un punto in comune. Sono strade che calpesti ogni giorno, e che fai finta di non vedere, se c’è qualcuno che ti sta antipatico.
Ci sono strade che percorri insieme a qualcuno. Qualcuno che ti piace, ma che ha molti difetti. E molti pregi. O pochi difetti e pochi pregi. O…
Qualcuno a cui vuoi bene, nonostante tutto. Perché hai scelto di stare con lui. Con lei. Perché hai scelto di prenderti le tue responsabilità, forse eliminando l’egoismo. E scegliendo un percorso insieme, che non è fatto solo di fiori rossi profumati. 

#pillola #4 #gennaio

26 settembre: Tornerò domani, forse no.

Buen@s, 

Torno a casa da scuola. Tutti i giorni. Alla stessa ora.
Apro la porta. Entro.
Guardo se è tornato qualcuno. Ma, non torna mai nessuno.
Io, continuo a guardare, perché mi sento sola. Ho solo 16 anni.

La tavola, come sempre, non è mai imbandita.
Prendo la tovaglia, metto un piatto. Poi un bicchiere. Poi la forchetta.
Apro il frigo: due wurstel.
Prendo una scatoletta di mais dalla credenza.
Verso tutto nel piatto.

Mangio sola.
Ci metto più del dovuto perché immagino di avere due sorelle con cui parlare di compiti, vestiti, interrogazioni.
Immagino una mamma che mi versa dell’acqua e me la rimette. Senza che glielo chieda.

Continuo a mangiare.
A fissare dall’altra parte del tavolo un padre immaginario. Perché quello reale non esiste. In verità, esiste. Ed è vivo.
Ma, è assente.

Dopo il pranzo,
lavo il piatto. Poi il bicchiere. Poi la forchetta.
Ripongo la tovaglia.
Vado in bagno. Poi in camera a fare i compiti.

Alle 9 tornano i miei genitori.
Rimango in camera perché quasi sempre mi addormento.
Loro non entrano. Non cercano nemmeno di bussare.

Perché sanno che ogni mia parola diventa fuoco.

Appoggio la testa sul cuscino.

Mi sveglio l’indomani quando i miei sono usciti.

Faccio colazione.

Esco.

Vado a scuola.

Oggi non rientro. Tanto nessuno se ne accorge.

Tornerò domani. Forse no.

Mil besos,

Em@

25 settembre: Passi…

Buen@s,

In sala d’aspetto.

Tra poco avrò i risultati. Che paura!
Non voglio pensare al responso, anche se so che, nel caso in cui sia positivo, la mia vita cambierà. Cambieranno i giorni.

Mentre attendo, osservo la sala.
Ci sono solo io. Indifesa e incosciente.
A volte, si fanno le cose senza pensare.
Senza pensare alle conseguenze.

La finestra è aperta. E la vita scorre. Scorrono i passi delle persone che passano: i ragazzini colpiscono la palla, le donne impegnate indossano tacchi. Le gambe di due donne sfregano una busta della spesa. Quella di plastica pesante che compri alla Conad.

Mentre attendo, penso a quei passi. Passi che calpestano vie che conosco e che non fanno paura.
Vie che accolgono due pasticcerie aperte di domenica mattina. Quando la settimana è finita. E la tensione scompare.

È arrivato il mio turno.
I passi della segretaria si sentono prima in lontananza. Poi più vicini. Poi si incrociano con il rumore della porta che si sta aprendo.

Signora Vaudetti è il suo turno – mi dice la segretaria.
Mi alzo da una sedia quasi comoda, con formicolii che insediano il mio corpo già provato.

Ho paura. È l’ora di entrare. Mentre in lontananza continuo a sentire i passi degli altri che calpestano sentieri già collaudati.

Mil besos,

Em@

136: 17 settembre (Ora)

Buen@s,

I pomeriggi in città sono sempre uguali. Corso, gelato alla villa, libro alla panchina della villa. E corso.

I primi pomeriggi prima di tornare a lavoro, il corso è vuoto. Sembra di stare in un posto inesistente senza luce, né gas. Un posto dove le mattonelle antiche ricordano che un tempo, qui, c’era una vita.

Le protagoniste, dei pomeriggi alle 3, sono le badanti.

Precisamente le tre badanti, che tutti i giorni sembrano calpestare una passerella. Bionde, alte e sicure. Sicure di quello che sono, sicure che prima o poi cambieranno vita. Ma, ora, vivono il presente.

Un presente dove si stupiscono di poco. Un complimento detto piano, una frase di cortesia, una borsa comprata al cinese, che tra qualche settimana si romperà.

Le tre amiche, ora, sorridono, ridono. Parlano dei figli lontani, si fanno i complimenti. Che bella che sei oggi, dice una. L’altra non risponde. Perché a loro serve uno sguardo per capirsi. Uno sguardo complice.

Le tre amiche, ora, mangiano il gelato, in una pachina all’ombra. E si scambiano consigli. Consigli su come comportarsi con la Signora. Consigli su dove comprare gli alimenti, trucchi e vestiti non troppo cari.

Le tre amiche sono libere e non devono nascondersi. Perché a loro non importa apparire. A loro importa essere. A loro non importa nascondersi in conformismi borghesi, che lasciano il tempo che trovano.

Tutti i pomeriggi, per il corso e alla villa, ci sono tre amiche bionde.

Non hanno parenti né figli, perché sono rimasti al loro paese. Non hanno case né proprietà, perché accudiscono tre signore anziane in case centrali.

Hanno la concezione del presente.

Che a molti di noi manca.

 

Mil besos,

Em@

135: 16 settembre (Un po’ di me #22)

 

Buenas,

oggi è venerdi, come si sa. Sto scrivendo dalla mia camera, mentre Pedro e Bianca giocano. Oramai sono due settimane che la bianchina è con noi. Due settimane di esaurimento nervoso, misto a gioia. Visto che avere in casa due cagnolini non è cosa da poco! Molti di voi possono caprimi.

Bianca è dolce, ma paurosa. Anche se ultimamente sta sfoggiando un carattere niente male. Pedro l’ha accolta bene. E giocano insieme, come se si conoscessere da una vita.

Di seguito, vi metto delle foto, che ho fatto la settimana scorsa.

Mil besos,

Em@

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129: 8 settembre

Buenas,

“Prendo il 170. Tutti i giorni. A volte, cambio posto. Quando lo trovo occupato. Amo il sedile vicino alla finestra. Finestrone unico, direi.

Attraverso Viale Marconi. Vetrine addobbate. Tra tante, ce n’è una a cui ho chiesto lavoro. Ma cercavano fino a 24 anni. Ed io ne ho 25. Per un anno! Che differenza c’è? Non l’ho mai capito.

Nella vita di tutti giorni forse c’è differenza. Non in quella lavorativa! Almeno è quello che penso io!

In un anno cambiano tante cose. Cambia l’amore. Se ce l’hai. Io sono single. L’anno scorso ero fidanzato, con una gatta morta di città, che con le sue borse firmate pensava di cambiare il mondo. E poi con uno problematico come me! La borsa diventa l’ultimo dei miei problemi.

In un anno ho perso un amico. Così, all’improvviso. Incidente stradale. Ho sofferto molto. Che non sono potuto andare al funerale. E salutarlo. Dargli l’ultimo addio. Sono stato per due mesi al letto. Con mia madre che mi portava il pranzo e la cena. Due mesi d’inferno. Inferno freddo.

In un anno, anche se non sembra, sono più evidenti le rughe di tua mamma. Che fa di tutto per nascondere l’età. Anche se io la preferisco piena di rughe, piuttosto che con una faccia rifatta. Stile Cher. Le rughe denotano il tempo che avanza, ma anche il tempo che è passato. Quello che ti ha permesso di diventare quello che sei. Quello che ti ha insegnato tanto, dato tanto. E tolto pure. Purtroppo o per fortuna. Dipende dai casi.

In un anno cambiano gli amici, per litigi futili, per frasi dette male in circostanze dove si doveva per forza essere perfetti. Ma, chi è perfetto? Penso proprio nessuno. L’imperfezione è la perfezione per eccellenza. Frase fatta, forse banale. Ma è quello che realmente penso.

Mi suona il telefono, rispondo. Arrivo alla fermata. Scendo.”

Mil besos,

Em@

128: 7 settembre

Buenas, 

Piove, senza interruzione.

Case aperte, nonostante il tempo. Aperte, nel senso, che c’è qualcuno.

Qualcuno che ascolta, dalla finestra, la pioggia che cade.

Che sbatte contro macchine appena comprate. Che si infrange in capelli appena lavati. In sguardi appena percepiti. Sinceri. Sinceramente innocui.

Due passanti passeggiano. Ombrelli firmati, vestiti di marca. Parole che escono senza sapere quale direzione prendere. Parole che escono, così, per riempire uno spazio. Per riempire il tempo, che, ahimé, inesorabilmente, passa.

 

Piove, senza interruzione.

Due bambini, giocano con due cani, estremamente viziati. Si buttano a terra, alla ricerca di giochi, da ritrovare sotto letti che non hanno mai consumato. Letti puerili, con coperte di Spiderman.

I genitori, in un’altra stanza, litigano. Aiutati da questa pioggia incessante, che nasconde le parolacce, le grida. Gli spintoni, i graffi.

Uno di loro, esce. Lui, ora fuori la porta di una casa singola, mentre la pioggia lo bagna completamente. Pensa che deve cambiare. Devono cambiare le cose.

Non può andare avanti così. Lo deve fare soprattutto per i suoi figli.

 

Piove senza interruzione.

Un uomo si allontana dalla sua casa. Sa che non tornerà più.

Due bambini continuano a giocare con due cani dispettosi.

Una donna, seduta vicino a un camino spento, si fuma una sigaretta. Anzi due. Anzi tre.

Trema perché ha paura. Paura di rimettersi in gioco. Sola, senza nessuno.

 

La pioggia cessa di esistere.

Le nuvole si allontanano, il cielo si apre.

E’ tornato tutto com’era prima.

Solo apparentemente.

 

Mil besos,

Em@

127: 6 settembre

Buenas, 

oggi vi lascio con una breve storia.

NUVOLE BIANCHE

Ci sono delle nuvole bianche. Vagano, senza fermarsi. Prendono direzioni, strade. Diverse. Diverse da quello che eravamo un tempo. Un tempo in cui ci scambiavamo baci per strada, sotto la finestra di tua nonna. All’angolo di un bar, nei pressi di una fermata. Su un prato. Fiorito, autunnale, arido,secco.

Nuvole che ci hanno accompagnato nel pensare al nostro futuro. Mentre in un bar, facevamo una lista di nomi. Nomi da dare ai nostri figli. Tu dicevi sempre: “Se sarà femmina la chiamerò Chiara, se sarà maschio Antonio”. E io ti dicevo che Antonio era un nome antico. E tu difendevi questo nome perché tuo nonno ci si chiamava.

Le nuvole bianche, sono state con te quando ti sei diplomata. Quel giorno di luglio sembrava che dovesse piovere. Ma, così non è stato. Sei entrata in quell’aula calda, piena di sudore e ventagli. Eri emozionata. Tesa. Era un giorno importante. Ma, sei stata capace di renderlo più importante. Con la tua brillante interrogazione e i complimenti dei professori. Tu, timida e insicura. Tu, che in un attimo sei diventata una leonessa. Capace di domare tutte le tue prede.

Quelle nuvole bianche, lente, senza definizione, ci sono state anche il giorno del tuo addio. Quando sei andata a studiare fuori, e mi hai detto che ci saremmo sentiti. Ma, nella tua testa già mi avevi cancellato. Cancellato per sempre. Ho provato a chiamarti, a scriverti delle lettere, ma nessuna risposta. Nessun consenso o assenso.

Da quel giorno, in stazione, non ho visto più il tuo sguardo. Quello sincero, profondo, vero.

Ora, seduto ai bordi di un anfiteatro vuoto, guardo il cielo. Ci sono delle nuvole bianche, delineate. Nuvole che si muovono, non velocemente. Sono lì a un passo da me, e io non posso toccarle.

Non posso toccare con mano ciò che eravamo. E non siamo più.

Mil besos,

Em@

 

123: Due settembre

Buenas,

ho deciso che scriverò, più o meno, a quest’ora (19:45). Perché forse è l’unico momento libero che ho per me.

Ieri, in casa, è arrivata Bianca. Un cagnolino, di quattro mesi, simile a Pedro. Ora sono con Luca in giro. Anche se la piccolina fa un po’ fatica a camminare. Perché  ha paura.

Ieri era tutta intimorita. Oggi, ha fatto uscire un caratterino niente male. Pedro, almeno per adesso, ci va d’accordo. Ci gioca, anche se quando viene presa in braccio, diventa geloso.

Quando passeggiamo è un galantuomo. La difende e la corteggia, come non ho mai visto fare a nessuno. Forse si starà innamorando. Aspetteremo…

La decisione di un nuovo cane nasce dal fatto che Pedro aveva bisogno di compagnia. E già dai primi attimi ho visto che è meno aggressivo. E più sereno.

La decisione di un nuovo cane nasce anche dal fatto che a breve mi trasferirò e lì avrò un pezzo di giardino. Dove liberi, i cagnolini, potranno giocare ( Domani posterò una foto, sempre se ci riuscirò!).

Stasera vi lascio con un video di Mary per sempre; un film cult di fine anni ’80 dove Mery, una delle protagoniste, rivolgendosi al professore, narra come ci si sente ad essere diversi, in quel periodo.

Parole che toccano l’anima, ancora attuali, oggi, nel 2016.

Mil besos,

Em@

Io sono Mery, Mery per sempre…

118: Un po’ di me #21

Buenas,

stanotte, di nuovo terremoto. Bastardo nemico che mette in discussione le apparenti certezze della nostra vita.

Non voglio fare retorica e ripetere frasi fatte e dette, sempre e comunque, ma il terremoto, come qualsiasi evento naturale o tragico, ci fa comprendere quanto siamo piccoli di fronte a Madre Natura.

Il terremoto ci fa capire che non possiamo controllare tutto. E sta parlando uno che cerca sempre di controllare ogni istante della propria vita, per sentirsi al sicuro. Almeno nel proprio nido.

Come nel terremoto de l’Aquila, mi sono alzato prima e ho sentito tutto in piedi. Come se un sesto mi dicesse: “Alzati!”

E poi ho sentito tutto perché la distanza non è così esagerata! 155 chilometri.

Dopo la scossa, io, Pedro e Luca siamo usciti fuori.

Fuori tutte le persone, in pigiama e impaurite, si facevano delle domande. A cui, naturalmente, non sapevano rispondere. E neanche io!

In quegli attimi, l’aspetto positivo è stata la coesione. Unione.

Persone che non si sono mai scambiate parole, in quei momenti erano unite. E come familiari mettevano in evidenza tutta la spontaneità.

In quei momenti, le barriere quotidiane decadono e l’essere umano esce fuori.

Ho ripreso sonno alle 6.00, con Pedro attaccato. L’ho fatto dormire con me perché aveva paura. Anche se sono contro, solo per il semplice fatto che non riposo bene.

Vi lascio.

Spero che stiate tutti bene.

Un saluto,

Em@