7 novembre: Aspettando qualcuno.

Aspettando qualcuno puoi fare tante cose: guardare, osservare. Giocare a palla. Ma, dove sta la palla?

La palla, in realtà, è il pallino fisso. Quello che hai in mente. Non esce mai. Non rotola. Rimane lì per anni.

Fino a quando vedi il verde di qualcuno. E capisci che hai perso solo tempo. Pazienza (dietro a quella cazzo di palla).

Un albero verde ti può far cambiare idea. Ma…stai attento! Devi capirti prima tu. Per andare avanti. Oltre.

Per capire che non si può aspettare nessuno. Senza essere cambiato.

Almeno un po’.

Dover essere qualcuno?

#1

Guardo il sole dalla finestra. In realtà, non riesco a vederlo. Troppo forte. Potente come il calore che ha sprigionato. Rendendo tutto fermo: gli alberi, passanti, donne con il cane che di solito di mattina escono.

Un caldo africano, che ha rinchiuso una giovane donna come me, tra le mura di una casa. Casa piccola: bagno, cucina, e salottino. Salottino con una poltrona ed una coperta estiva, su cui per giorni sono rimasta a guardare fuori. Nessuno mai è passato. Se non l’uomo dell’immondizia, come lo chiamo io. Un uomo prestante, che si è sempre toccato il pacco. Sperando che cedessi alle sue avances.

Ho letto molto, bevuto (acqua) altrettanto e pensato alla mia vita. Al fatto di dover diventare per forza qualcuno. Ma,dove sta scritto? Il fatto di dover essere chi non sono mi rende strana. Inadatta. Perché devo uniformarmi a un contesto che non mi appartiene?Perché non posso indossare un vestito strettorossoprovocante in una cena formale?

Ora cerco di mangiare qualcosa, frugare nel frigorifero quello che ho, ed arrangiarmi un po’ come tutti. In estate.

Kiss

Giovanna