#disera ore 19.40

​Ci sono persone che non hanno niente. Non hanno un pasto caldo, una televisione accesa senza interruzione, luci di Natale.

Queste persone fuggono dal proprio paese perché vogliono avere una vita migliore: un lavoro, quasi mai pagato bene; una casa semplice; un telefono per fare dei selfie. Come fanno tutti.
Queste persone, a differenza mia, nostra, hanno il coraggio che io non ho. Che voi non avete. Un coraggio che li porta a prendere barconi e attraversare mari, paesi, piccole cittadine. Posti quasi mai accoglienti.
A Natale cerchiamo di essere più umani. E ad annullare il caos mediatico, causato da persone che per paura non accettano il confronto. L’ unione con la diversità.

#CaneAbbandonato

#CaneAbbandonato

Vagava solo per il mercato: un cane abbandonato.

Piccolo, marrone e anziano.

Aveva paura. Ed attendeva vicino alla piazza della frutta.

Attendeva in un determinato punto, vagava e tornava nuovamente nello stesso posto.

(Forse qualcuno ha deciso di lasciarlo lì. Proprio lì. E se n’è andato.

E’ andato lontano. Forse a casa, forse a fare compere, ma con un peso addosso.)

Per un po’ gli sono stato vicino. Gli ho messo da mangiare. Ma, non si faceva toccare.

Impaurito tornava in quel posto. Indifeso e spaesato.

Vagava solo per il mercato. Un cane abbandonato. Che aveva paura giustamente di chi si avvicinava. Che giocava, con i cani degli sconosciuti. Che, per fortuna, ora ha trovato ristoro. Per ora in canile, domani forse altrove.

Spero per lui altrove: lontano. Lontano da colui che lo ha abbandonato.

#nerasolitudine

#Nerasolitudine #2

 

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Si fermano vicino alla minuscola casa della signora Di Gregorio.

Una signora, con un cane di nome Lucy.

Le foglie si insediano in vasi ben tenuti e sbirciano dalla finestra cosa succede in casa.

Silenzio e solitudine si incontrano in ogni istante. Ma, sono schiacciati dal cane che fa di tutto per tenere impegnata la minuta signora Di Gregorio.

Che ride, sorride e si arrabbia.

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Un vento gelido, che non porta una nera solitudine.

 

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

28 ottobre: Cambio Gestione

Buen@s,

oggi, e per ora, si conclude la mia esperienza con il blog. A volte è meglio prendere le distanze per capire chi si è realmente. E cosa si vuole soprattutto. Non è un addio, ma un arrivederci. Volevo ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato.

Il blog non lo chiudo. E tutti i miei articoli rimarranno visibili.

Il mio posto verrà preso da una mia amica, Anna Gasbarri. Simpatica e con due cagnolini, come il sottoscritto. Vi terrò comunque aggiornati, con qualche incursione nel blog, prossimamente.

Anna è una mia amica intima. Ci conosciamo da una vita. Ed abbiamo molto in comune.

Spero che non abbandoniate lei, che ha molto da raccontarvi.

E me.

Mil besos,

Em@

17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

134: 13 settembre (Un nuovo inizio)

Buen@s, 

Sono alla fermata dell’autobus. In una Roma in movimento.

Gli studenti sono già tornati, le mamme assillano i figli già con i compiti. E’ solo il primo giorno di scuola.

La fermata non è molto accogliente. Non c’è un posto dove sedersi.

Mi siedo su uno scalino. Affianco a me, c’è una rumena che litiga in rumeno con il suo fidanzato. E’ un litigio non da poco. Lei piange disperata, le lacrime continuano a riempire un viso oramai stanco.

Forse non è la prima volta che litiga. Forse è un circolo vizioso dal quale non sa uscire.

Anche io, qualche tempo fa, ero innamorato di un ragazzo. Preso. Infatuato. Vedevo solo lui, pendevo dalle sue labbra. Lui mi tradiva, mi faceva soffrire. Ma, puntualmente ci tornavo. Come un cane bastonato. Ferito.

La rumena continua ad urlare. Tutti si girano. Io faccio finta di niente.

Continuo a leggere un libro, che avevo appena iniziato la mattina. Faccio finta di leggerlo.

La rumena urla per l’ultima volta. Come ha urlato Bruna, il cagnolino di mia zia, prima di morire. Un urlo pieno di ferite, laceranti. Ferite che ci indirizzano verso due strade: vivere o morire.

Bruna, purtroppo, è morta. Aveva un tumore.

La rumena ha scelto di vivere. Di mettere un punto a una relazione, senza fine. Una relazione che iniziava, finiva, ed iniziava nuovamente.

Ho preso l’autobus. In lontananza, la rumena piange lacrime, come non mai. Lacrime che fortificano, perché ha capito che, a volte, si deve scegliere. Mettere un punto.

E riniziare.

Mil besos, 

Em@

132: 11 settembre

Buenas,

11 settembre 2001

Non accendo mai la televisione a quest’ora. Quando si ha un bambino appena nato, da cullare, da accudire, fargli da mangiare, la televisione è l’ultimo dei tuoi problemi.

Di solito, sola, in questa casa di campagna, nei momenti di relax, mi metto fuori a vedere i gatti che litigano. Fuego cerca sempre di rubare il giochino di Blanca, che con grazia accarezza un topo di peluche.

Mi rilassa vederli. Mi rilassa la natura. Gli alberi che ondeggiano. Oggi c’è un leggero venticello. Piacevole. Non fa caldo, né fresco. Le galline al solito posto, l’orto fermo. Mio marito, prima di andare a lavoro, cura questo quadrato di verde pieno di zucchine, pomodori e piselli.

Io faccio la mamma ed è un duro lavoro.

Durante la giornata, mia madre, Assunta, mi chiama più di una volta, con un Alcatel di ultima generazione, che ha pagato un bel po’. E lei si vanta di questo acquisto. “Bianca se vuoi te ne compro uno anche a te” “Vai in giro sempre da sola e se ti succede qualcosa con il bambino, come fai, come fate?”

Ogni volta le dico che non mi serve un telefono e che ho il fisso. Quello basta ed avanza.

Rientro dentro e Blanca mi segue. Mi siedo sulla poltrona e accendo con il mio sedere, per sbaglio, la televisione.

Un aereo si è scontrato contro una torre. Penso che sia un film, ma poi scopro che non lo è.

Imperterrita, davanti a tutti i canali, non riesco a credere a quello che sta succedendo.

Un altro aereo, in diretta, colpisce un’ altra torre.

Imperterrita, inizio ad agitarmi. Non visivamente.

Emotivamente, non ho mai vissuto una strage di questi livelli, in prima persona. Ho sentito parlare di guerra, “grazie” a mio nonno. Di campi di concentramento. Di uomini e donne che venivano uccisi solo perché erano ebrei, omosessuali, zingari.

Emotivamente rintronata, spengo la tv. Guardo mia figlia, che piange perché deve fare la poppata.

L’appoggio al seno. Sento la sua piccola bocca che sfiora la mia mammella.

Guardo fuori.

Gli alberi ondeggiano, altri gatti litigano, il sole con i suoi raggi colpisce case chiuse a chiave.

Guardo fuori.

E non so che fare. Per la prima volta.

Mil besos,

Em@

130: 9 settembre

Buenas, 

Ho 40 anni oramai. A dire la verità, sono ancora un bell’uomo. Senza capelli bianchi. Senza capelli.

A parte la mia calvizie, sono affabile. Ci so fare con le donne. Donne più piccole. Mi piacciono le ventenni. E’ un mio difetto. Ma, l’odore della pelle giovane, mi rende virile. Mi permette di dare più attenzione al mio corpo. Un corpo tonico. Poco palestrato, per nulla magro.

Sono vicino alla finestra della mia camera. Della mia camera d’infanzia. Ogni fine settimana vengo a trovare la mia mamma e l’aiuto con i nipoti. Piccole pesti, che distruggono la casa in un batter d’occhio.

Dalla mia finestra si vedono: una montagna, una casa che qualche tempo fa era un ristorante. Poi è diventata una casa. Poi di nuovo un ristorante.

Dalla mia finestra, ora passano macchine, che trasportano gente. Bambini che piangono, mamme che litigano con mariti sempre assenti. Signore che guidano nonostante l’età. E signori per nulla divertenti che condizionano la guida con un perenne: “Guida piano!”

Io, sono solo in questa camera di ricordi.

La scrivania di quando andavo a scuola. Che è rimasta come un tempo. Giorni interi è stata il mio supporto, la mia fedele amica.

Il quadro che mi ha regalato mio padre per i miei diciotto anni. Lui è un pittore, che io definisco copista. Perché ha una capacità innata di riprodurre in maniera minuziosa tele di artisti importanti.

Poi, c’è il letto. Dove ho pianto. Fatto l’amore di nascosto. Che ho condiviso con il mio migliore amico. Dove ho riso molto. Moltissimo. Sorriso un po’ meno.

Ora seduto a terra, continuo a guardare fuori.

Mentre, mi rendo conto che solo in questa camera mi sento al sicuro. Coccolato. Amato.

Vorrei rimanere sempre qui.

Ma, so che non è possibile.

Mil Besos,

Em@

122: Primo Settembre 

Buenas,

sono stato assente per un paio di giorni, perché non avevo voglia di far nulla, tantomeno di scrivere. In questo frangente vuoto, mi sono esaurito. Anche se ho capito che non posso fare a meno di raccontarmi. Raccontare. Perché la scrittura mi rende vivo. Vivo negli attimi bui della vita. Vivo e basta.

Ho deciso che da oggi, e per tutto il mese di settembre, scriverò sempre. Un post al giorno. Tranne in casi eccezionali, dove gli avvenimenti prenderanno il sopravvento. Ma, questo non lo so ancora.

Scriverò usando il “format” “Un po’ di me”. Dentro il quale metterò storie, emozioni, sensazioni che giornalmente assaporo. Che giornalmente mi danno una scossa, per allontanarmi dalla stasi. Che a volte mi logora.

Il post uscirà o la mattina o la sera. A seconda degli impegni, visto che ho riniziato a lavorare e a leggere a pieno ritmo.

Lo so che leggere non è un lavoro, ma per me è un impegno quotidiano. Per voi lo è?

Vi lascio! Dicendovi che a breve mi trasferiro’ e che vi racconterò anche questa experiencia.

Mil besos 😚,

Em@