Sedia a rotelle

Un corpo arreso

nel gelo della sua

routine. Quotidianità malinconica.

 

La noia di

quella sedia a rotelle

sempre uguale,

che la obbliga alle attese.

Anche nei silenzi forzati.

 

Fuori. Un mondo

di colori passeggiano.

Verde, giallo, rosa, arancio.

 

Dentro. Anime

strane, che si insediano

nei ricordi. Vacanze.

Panchine di liceo.

 

Vai! Dice sempre a se stessa.

Come per sentirsi viva.

perché se sta ferma,

soprattutto quando già lo è,

si può fare un BUU da sola.

 

Tanto

nessuno

ti/la ascolta.

Ti vede.

 

Nessuno

Ti/le dice

“Come stai?”

“Dove andiamo, ora?”

 

Liberamente ispirato al libro che vedete nell’immagine in evidenza

3 gradi e tanto amore

Sceso dal pullman osservo una madre e due figlie, visibilmente forti.
Erano con me sul mezzo, poco prima: la mamma, non vedente, una delle due figlie non vedente, l’altra vedente.
Camminano come se non avessero un problema reale, ridono senza sapere se domani è un giorno diverso. Sono goffe e sempre pronte a prendersi in giro.
La mamma accompagna le figlie a scuola, in questa giornata fredda di dicembre. 3 gradi e tanto amore.

131: 10 settembre 

Buenas,

mentre scrivo, sono seduto su una panchina. Verde.

All’orizzonte un panorama diverso da quelli che ammiro giornalmente.

È un panorama che appartiene a una via parallela. Via anonima di sera. Per mancanza di gente. Via parzialmente viva di giorno, perché due scuole importanti la caratterizzano.

In questa via trovo la mia pace. Mentre una ragazza suona il piano. Suoni che provengono da una finestra di un palazzo parzialmente abitato. Palazzo di città che ha una dimensione sociale diversa rispetto a qualche tempo fa.

In questa via, di pomeriggio, di rado, passano macchine. Il bar all’angolo è chiuso. Apre solo di mattina, quando studenti disattenti chiedono un caffé. Quando una docente già stressata chiede un cappuccino di soia con cannella, con un po’ di cacao e un fernet, per svegliarsi.

In questa via, le poche persiane aperte vengono chiuse nel momento in cui qualche straniero calpesta il cemento di una strada non perfetta.

Le poche persone che la abitano, scrutano ciò che accade da una persiana socchiusa. Con tono inquisitorio e di appartenenza.

Ci sono delle vie, delle strade, che non hanno nulla di particolare, agli occhi degli altri.

Ma, ai tuoi occhi, racchiudono qualcosa di magico.

Un particolare che ti ricorda la tua infanzia, una realtà di periferia che non assapori sempre.

Ci sono delle vie che ti rendono sereno, senza fare nulla.

Mil besos,
Em@

129: 8 settembre

Buenas,

“Prendo il 170. Tutti i giorni. A volte, cambio posto. Quando lo trovo occupato. Amo il sedile vicino alla finestra. Finestrone unico, direi.

Attraverso Viale Marconi. Vetrine addobbate. Tra tante, ce n’è una a cui ho chiesto lavoro. Ma cercavano fino a 24 anni. Ed io ne ho 25. Per un anno! Che differenza c’è? Non l’ho mai capito.

Nella vita di tutti giorni forse c’è differenza. Non in quella lavorativa! Almeno è quello che penso io!

In un anno cambiano tante cose. Cambia l’amore. Se ce l’hai. Io sono single. L’anno scorso ero fidanzato, con una gatta morta di città, che con le sue borse firmate pensava di cambiare il mondo. E poi con uno problematico come me! La borsa diventa l’ultimo dei miei problemi.

In un anno ho perso un amico. Così, all’improvviso. Incidente stradale. Ho sofferto molto. Che non sono potuto andare al funerale. E salutarlo. Dargli l’ultimo addio. Sono stato per due mesi al letto. Con mia madre che mi portava il pranzo e la cena. Due mesi d’inferno. Inferno freddo.

In un anno, anche se non sembra, sono più evidenti le rughe di tua mamma. Che fa di tutto per nascondere l’età. Anche se io la preferisco piena di rughe, piuttosto che con una faccia rifatta. Stile Cher. Le rughe denotano il tempo che avanza, ma anche il tempo che è passato. Quello che ti ha permesso di diventare quello che sei. Quello che ti ha insegnato tanto, dato tanto. E tolto pure. Purtroppo o per fortuna. Dipende dai casi.

In un anno cambiano gli amici, per litigi futili, per frasi dette male in circostanze dove si doveva per forza essere perfetti. Ma, chi è perfetto? Penso proprio nessuno. L’imperfezione è la perfezione per eccellenza. Frase fatta, forse banale. Ma è quello che realmente penso.

Mi suona il telefono, rispondo. Arrivo alla fermata. Scendo.”

Mil besos,

Em@

128: 7 settembre

Buenas, 

Piove, senza interruzione.

Case aperte, nonostante il tempo. Aperte, nel senso, che c’è qualcuno.

Qualcuno che ascolta, dalla finestra, la pioggia che cade.

Che sbatte contro macchine appena comprate. Che si infrange in capelli appena lavati. In sguardi appena percepiti. Sinceri. Sinceramente innocui.

Due passanti passeggiano. Ombrelli firmati, vestiti di marca. Parole che escono senza sapere quale direzione prendere. Parole che escono, così, per riempire uno spazio. Per riempire il tempo, che, ahimé, inesorabilmente, passa.

 

Piove, senza interruzione.

Due bambini, giocano con due cani, estremamente viziati. Si buttano a terra, alla ricerca di giochi, da ritrovare sotto letti che non hanno mai consumato. Letti puerili, con coperte di Spiderman.

I genitori, in un’altra stanza, litigano. Aiutati da questa pioggia incessante, che nasconde le parolacce, le grida. Gli spintoni, i graffi.

Uno di loro, esce. Lui, ora fuori la porta di una casa singola, mentre la pioggia lo bagna completamente. Pensa che deve cambiare. Devono cambiare le cose.

Non può andare avanti così. Lo deve fare soprattutto per i suoi figli.

 

Piove senza interruzione.

Un uomo si allontana dalla sua casa. Sa che non tornerà più.

Due bambini continuano a giocare con due cani dispettosi.

Una donna, seduta vicino a un camino spento, si fuma una sigaretta. Anzi due. Anzi tre.

Trema perché ha paura. Paura di rimettersi in gioco. Sola, senza nessuno.

 

La pioggia cessa di esistere.

Le nuvole si allontanano, il cielo si apre.

E’ tornato tutto com’era prima.

Solo apparentemente.

 

Mil besos,

Em@

125: 4 settembre

Buenas,

le luci della domenica sera prendono vigore, ora, che è settembre.

Fino a qualche settimana fa, le luci della domenica lasciavano spazio ai litigi per senza motivo, a un aperitivo in allegria, a una cena estiva organizzata con tanta disciplina. Per fare bella figura.

Le luci della domenica, ora che è settembre, mi mettono un po’ di tristezza, nonostante sia contento che i giorni riprendono il loro percorso naturale, la loro reale estensione.

Estensione che riporta i bambini a scuola, i grandi a lavoro, le ragazze per il corso a essere più vestite. Meno sfacciate.

Le luci della domenica mi ricordano quando andavo al liceo. E la pancia, già alle quattro di pomeriggio, iniziava a brontolare. Farsi sentire.

Le luci della domenica si spengono già quando è lunedì.

Lunedì che ci rimette all’ordine, facendoci dimenticare la leggera malinconia, che provo guardando le luci della domenica.

Mil besos,

Em@

 

123: Due settembre

Buenas,

ho deciso che scriverò, più o meno, a quest’ora (19:45). Perché forse è l’unico momento libero che ho per me.

Ieri, in casa, è arrivata Bianca. Un cagnolino, di quattro mesi, simile a Pedro. Ora sono con Luca in giro. Anche se la piccolina fa un po’ fatica a camminare. Perché  ha paura.

Ieri era tutta intimorita. Oggi, ha fatto uscire un caratterino niente male. Pedro, almeno per adesso, ci va d’accordo. Ci gioca, anche se quando viene presa in braccio, diventa geloso.

Quando passeggiamo è un galantuomo. La difende e la corteggia, come non ho mai visto fare a nessuno. Forse si starà innamorando. Aspetteremo…

La decisione di un nuovo cane nasce dal fatto che Pedro aveva bisogno di compagnia. E già dai primi attimi ho visto che è meno aggressivo. E più sereno.

La decisione di un nuovo cane nasce anche dal fatto che a breve mi trasferirò e lì avrò un pezzo di giardino. Dove liberi, i cagnolini, potranno giocare ( Domani posterò una foto, sempre se ci riuscirò!).

Stasera vi lascio con un video di Mary per sempre; un film cult di fine anni ’80 dove Mery, una delle protagoniste, rivolgendosi al professore, narra come ci si sente ad essere diversi, in quel periodo.

Parole che toccano l’anima, ancora attuali, oggi, nel 2016.

Mil besos,

Em@

Io sono Mery, Mery per sempre…

112: Mentre qualcuno passeggia…

Il diario (2)

Qualcuno passeggia.

Città che fa tardi la sera. Sono quasi le dieci. Ed i negozi sono ancora aperti. Siamo in un posto di mare.

Passeggi anche tu. E ti immetti in quelle vie senza uscita. Che sanno di nascosto, intimo. Di mistero, paura.

Al terzo piano una leggera luce contrasta con le finestre scure degli altri appartamenti.

Quella luce leggera significa qualcosa. Forse significa che qualcuno sta facendo sesso, forse sesso con amore.

Che ti permette di sfiorare e sentire la presenza, il vigore. Che ti permette di guardare negli occhi, senza parlare. Di capire, senza discorsi che non hanno mai una soluzione. Discorsi psicologici che non hanno mai un fine. Una fine.

Le coperte sgualcite, che sanno di corpi che si intersecano. Che sudano, godono, riposano. Le coperte sgualcite hanno una missione: preservare quell’attimo. Quegli attimi.

Continui a guardare quella finestra per qualche minuto.

Tutto rimane in silenzio. Silenzio assordante, o consenziente. Silenzio che scalda cuori che non hanno bisogno, forse, di parole. Di consensi forzati.

Esci da quella via senza uscita. Qualcuno continua a passeggiare.

Le luci delle case degli altri stimolano visioni reali. Forse irreali.

Visioni che accadono, in un posto vicino o lontano.

Visioni quasi sempre nascoste che hanno bisogno di una fioca luce per essere vissute.

Mentre, qualcuno passeggia. E continua a passeggiare. E continua a farlo para siempre.

Em@

 

95: Un po’ di me #15

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Buenas,

oggi ho preparato la terza prova. Facilissima! Non voglio essere severo perché non ho voglia di mettere in difficoltà persone che si trovano alla fine di un percorso scolastico. Già esaminato da docenti, genitori, zie e parenti tutti.

E poi con questo caldo, l’ansia e le notti insonni mi dispiacerebbe segnare a vita un ragazzo che ha in testa pensieri insormontabili. Mostri invisibili sempre presenti.

E poi, mi piacerebbe che uscisse sorridente da quell’aula calda, piena di teste diverse, che hanno idee diverse. Vorrei che avesse un sorriso:mrgreen:. Sì, quel sorriso che ho intravisto in uno di loro. Un sorriso pieno. Pieno di Sogni,  obiettivi. E voglia di sperimentare. Di andare in giro per il mondo e dire che bello, ora, sono libero.

E poi, mi piacerebbe che uscisse con quella voglia di tornare a casa, buttare i libri e fotocopie per terra, e di farsi una doccia lunga ore. Un modo per togliere quella tensione, che si percepisce in momenti importanti. Unici. Momenti indimenticabili che si ricordano per sempre.

Mi piacerebbe che per un attimo si guardasse allo specchio e dicesse al suo io, da poco adulto: Cazzo! Ce l’ho fatta!”

Ora, sono allungato sul letto. Stanco e diverso da ieri. Immagino di essere su un treno e guardare il mare, che passa. Mentre bagnanti si divertono e io guardo ciò che accade. Vedo solo immagini sbiadite e immagino ragazzi che giocano a palla. Senza pensare a nulla. Perché gli esami sono finiti!

Pedro abbaia 🐕🐶🐩 perché vuole mangiare il piatto di Luca. Luca, che purtroppo non riesce ad educare un cane simpatico. E terribilmente aggressivo con lui! 🙂

Notte!😚😚

Em@

94: Senso

 

senso
il mio senso, chieti, oggi

Ora scrivo quello che non ho scritto ieri. L’altro ieri. Quando non scrivo le cose sembrano perdere senso. Senso reale di ciò che vedo per strada, che a volte faccio fatica a capire. Che a volte, voglio non prendere in considerazione. Perché ho paura di quella tale cosa. Tale persona.

Ma, io amo dare senso a uno sguardo che piange, senza che io sappia il perché. Amo dare senso a una donna straniera, che tutti i giorni si alza presto per lavorare al mercato. Perché poi quell’immagine di donna, apparentemente o realmente forte, viene non considerata da coloro che camminano per strada o corrono veloci. Perché a loro interessa la velocità, che fa meno paura delle calma. La velocità disperde, ti fa sembrare che le cose vadano per il verso giusto. Ma, molte volte ti allontana da te stesso. Dal senso che vuoi dare alla tua vita.

Io amo dare un senso perché solo in questa maniera posso non aver paura. Perché la lentezza mi accompagna per terreni scoscesi, in viaggi senza aspettative, in situazioni difficili da comprendere, quando la velocità mi assale.

Ora scrivo quello che non ho scritto ieri. L’altro ieri. Perché la scrittura mi aiuta a essere quello che voglio essere oggi. Forse domani. Non so come farei senza di Lei: amica insostituibile, sempre con me. Sempre con me, oggi, e anche domani. Me lo prometto.

 

Buon martedì.

Em@