Spero di ritornare.

Buenas,

buon anno a tutti. Da un po’ che la mia incostanza ha preso il sopravvento. Ma, ho traslocato. Ed il trasloco non è una cosa semplice. L’ho fatto durante le vacanze di Natale, e quindi niente riposo.

Inoltre, la neve ci ha messo il carico. E da due giorni che nuvole bianche buttano giù pezzi di neve. Che ora non sopporto più. Adesso, il sereno ha un po’ reso quieta la situazione. Ma, dubito che duri.

La neve, inoltre, ha fatto cadere un albero del giardino. E un pino di proprietà comunale, che ha quasi distrutto l’altra parte di giardino. Ma, per fortuna siamo tutti sani e salvi. Compresi i cani, che amano il bianco della neve. Amano perdersi, e nascondersi. Nascondersi, fino a scomparire. Poi, tocca a me ritrovarli!

Vorrei iniziare a riscrivere il blog, trovando una chiave di lettura diversa, pur mantenendo fede a quello che sono.

Spero di ritornare.

Em@

#disera ore 19.40

​Ci sono persone che non hanno niente. Non hanno un pasto caldo, una televisione accesa senza interruzione, luci di Natale.

Queste persone fuggono dal proprio paese perché vogliono avere una vita migliore: un lavoro, quasi mai pagato bene; una casa semplice; un telefono per fare dei selfie. Come fanno tutti.
Queste persone, a differenza mia, nostra, hanno il coraggio che io non ho. Che voi non avete. Un coraggio che li porta a prendere barconi e attraversare mari, paesi, piccole cittadine. Posti quasi mai accoglienti.
A Natale cerchiamo di essere più umani. E ad annullare il caos mediatico, causato da persone che per paura non accettano il confronto. L’ unione con la diversità.

#CaneAbbandonato

#CaneAbbandonato

Vagava solo per il mercato: un cane abbandonato.

Piccolo, marrone e anziano.

Aveva paura. Ed attendeva vicino alla piazza della frutta.

Attendeva in un determinato punto, vagava e tornava nuovamente nello stesso posto.

(Forse qualcuno ha deciso di lasciarlo lì. Proprio lì. E se n’è andato.

E’ andato lontano. Forse a casa, forse a fare compere, ma con un peso addosso.)

Per un po’ gli sono stato vicino. Gli ho messo da mangiare. Ma, non si faceva toccare.

Impaurito tornava in quel posto. Indifeso e spaesato.

Vagava solo per il mercato. Un cane abbandonato. Che aveva paura giustamente di chi si avvicinava. Che giocava, con i cani degli sconosciuti. Che, per fortuna, ora ha trovato ristoro. Per ora in canile, domani forse altrove.

Spero per lui altrove: lontano. Lontano da colui che lo ha abbandonato.

#nerasolitudine

#Nerasolitudine #2

 

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Si fermano vicino alla minuscola casa della signora Di Gregorio.

Una signora, con un cane di nome Lucy.

Le foglie si insediano in vasi ben tenuti e sbirciano dalla finestra cosa succede in casa.

Silenzio e solitudine si incontrano in ogni istante. Ma, sono schiacciati dal cane che fa di tutto per tenere impegnata la minuta signora Di Gregorio.

Che ride, sorride e si arrabbia.

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Un vento gelido, che non porta una nera solitudine.

 

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

LUNEDÌ DI PIOGGIA ⛆⛆⛆

Buen@s,

mi sembra strano scrivere sul portatile, che avevo appositamente messo nella lista di oggetti da buttare. Mi ero stufato e avevo voglia di cambiare. Cambiare soprattutto perché non funzionava e si bloccava.

Oggi, accendendolo per caso, senza dare peso alla riuscita, ho scoperto che il mio caro computer aveva ripreso a camminare. Sempre in maniera limitata, questo sì. Ma, lasciandomi in pace, mentre scrivo queste parole.

Parole che escono, mentre fuori piove. E la giornata non è partita molto bene.

Ho litigato con Luca in macchina. Poi, come i film, sono sceso perché non volevo ascoltare sempre le solite frasi e i soliti pensieri ed ho preso l’autobus, immergendomi in una temperatura di 30 gradi, tra persone non molto pulite ed odori non piacevoli, che venivano offuscati dalla temperatura estiva.

In autobus, mi sono girato intorno ed ho visto i visi. Visi diversi, di cui non conosco la storia. Visi diversi che hanno sicuramente molto da raccontare. Dire.

Siamo passati anche per Ikea e macchine riempivano i parcheggi. Non è una cosa strana, ma oggi è un giorno lavorativo. E c’era comunque tanta gente.

Vi lascio con una recensione di un libro, che ho finito di leggere l’altro ieri. In questi mesi, vorrei leggere molto ed approfondire. Conoscere. 

Ora, dopo qualche minuto dall’inizio del post, scrivo con il cellulare. Il portatile ha interrotto la sua corsa. Forse è ora che me ne compra uno nuovo. Economico. Tanto mi serve solo per scrivere. 

Vi metto la recensione di seguito:

“La bambina e il sognatore” è un bel libro: una sorta di giallo, stile “Chi l’ha visto?”, dove il protagonista, Nani Sapienza, indaga sulla scomparsa di una bambina.

Nani Sapienza è un sognatore, un maestro che rompe le regole, che regala ai suoi alunni storie ed insegnamenti, che tutti dovremmo ascoltare. È una persona sola, che dopo la morte della figlia Martina e l’allontanamento della moglie Anita, si ritrova in una casa grande, tra libri e vuoti emozionali.

Nani è testardo. Vuole sapere a tutti i costi che fine ha fatto, Lucia Treggiani, figlia di un camionista e di una cucitrice di vestiti da sposa.

Nani è riflessivo. Porta il lettore a riflettere su esperienze di vita, che molto spesso non vediamo.  O facciamo fatica a percepire. 

Di questo libro ho amato: la scrittura semplice e profonda, la sensibilità femminile dell’autrice che viene fuori spesso, il mettersi in discussione del protagonista sempre. E comunque.

Della Maraini, amo la sua capacità di regalarci sempre qualcosa di nuovo. 

Quel qualcosa di nuovo, che viene raccontato senza orpelli e giochi di parole. Quel qualcosa di nuovo, che nasce da una ricerca approfondita e studio costante.

Amo la Maraini perché i suoi libri non sono mai uguali. Non sono mai scontati, né banali.

Amo la Maraini perché in ogni cosa che racconta, la verità viene sempre fuori. 
Grazie a tutti per l’attenzione.

Mil besos,

Em@💘

28 ottobre: Cambio Gestione

Buen@s,

oggi, e per ora, si conclude la mia esperienza con il blog. A volte è meglio prendere le distanze per capire chi si è realmente. E cosa si vuole soprattutto. Non è un addio, ma un arrivederci. Volevo ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato.

Il blog non lo chiudo. E tutti i miei articoli rimarranno visibili.

Il mio posto verrà preso da una mia amica, Anna Gasbarri. Simpatica e con due cagnolini, come il sottoscritto. Vi terrò comunque aggiornati, con qualche incursione nel blog, prossimamente.

Anna è una mia amica intima. Ci conosciamo da una vita. Ed abbiamo molto in comune.

Spero che non abbandoniate lei, che ha molto da raccontarvi.

E me.

Mil besos,

Em@

132: 11 settembre

Buenas,

11 settembre 2001

Non accendo mai la televisione a quest’ora. Quando si ha un bambino appena nato, da cullare, da accudire, fargli da mangiare, la televisione è l’ultimo dei tuoi problemi.

Di solito, sola, in questa casa di campagna, nei momenti di relax, mi metto fuori a vedere i gatti che litigano. Fuego cerca sempre di rubare il giochino di Blanca, che con grazia accarezza un topo di peluche.

Mi rilassa vederli. Mi rilassa la natura. Gli alberi che ondeggiano. Oggi c’è un leggero venticello. Piacevole. Non fa caldo, né fresco. Le galline al solito posto, l’orto fermo. Mio marito, prima di andare a lavoro, cura questo quadrato di verde pieno di zucchine, pomodori e piselli.

Io faccio la mamma ed è un duro lavoro.

Durante la giornata, mia madre, Assunta, mi chiama più di una volta, con un Alcatel di ultima generazione, che ha pagato un bel po’. E lei si vanta di questo acquisto. “Bianca se vuoi te ne compro uno anche a te” “Vai in giro sempre da sola e se ti succede qualcosa con il bambino, come fai, come fate?”

Ogni volta le dico che non mi serve un telefono e che ho il fisso. Quello basta ed avanza.

Rientro dentro e Blanca mi segue. Mi siedo sulla poltrona e accendo con il mio sedere, per sbaglio, la televisione.

Un aereo si è scontrato contro una torre. Penso che sia un film, ma poi scopro che non lo è.

Imperterrita, davanti a tutti i canali, non riesco a credere a quello che sta succedendo.

Un altro aereo, in diretta, colpisce un’ altra torre.

Imperterrita, inizio ad agitarmi. Non visivamente.

Emotivamente, non ho mai vissuto una strage di questi livelli, in prima persona. Ho sentito parlare di guerra, “grazie” a mio nonno. Di campi di concentramento. Di uomini e donne che venivano uccisi solo perché erano ebrei, omosessuali, zingari.

Emotivamente rintronata, spengo la tv. Guardo mia figlia, che piange perché deve fare la poppata.

L’appoggio al seno. Sento la sua piccola bocca che sfiora la mia mammella.

Guardo fuori.

Gli alberi ondeggiano, altri gatti litigano, il sole con i suoi raggi colpisce case chiuse a chiave.

Guardo fuori.

E non so che fare. Per la prima volta.

Mil besos,

Em@

127: 6 settembre

Buenas, 

oggi vi lascio con una breve storia.

NUVOLE BIANCHE

Ci sono delle nuvole bianche. Vagano, senza fermarsi. Prendono direzioni, strade. Diverse. Diverse da quello che eravamo un tempo. Un tempo in cui ci scambiavamo baci per strada, sotto la finestra di tua nonna. All’angolo di un bar, nei pressi di una fermata. Su un prato. Fiorito, autunnale, arido,secco.

Nuvole che ci hanno accompagnato nel pensare al nostro futuro. Mentre in un bar, facevamo una lista di nomi. Nomi da dare ai nostri figli. Tu dicevi sempre: “Se sarà femmina la chiamerò Chiara, se sarà maschio Antonio”. E io ti dicevo che Antonio era un nome antico. E tu difendevi questo nome perché tuo nonno ci si chiamava.

Le nuvole bianche, sono state con te quando ti sei diplomata. Quel giorno di luglio sembrava che dovesse piovere. Ma, così non è stato. Sei entrata in quell’aula calda, piena di sudore e ventagli. Eri emozionata. Tesa. Era un giorno importante. Ma, sei stata capace di renderlo più importante. Con la tua brillante interrogazione e i complimenti dei professori. Tu, timida e insicura. Tu, che in un attimo sei diventata una leonessa. Capace di domare tutte le tue prede.

Quelle nuvole bianche, lente, senza definizione, ci sono state anche il giorno del tuo addio. Quando sei andata a studiare fuori, e mi hai detto che ci saremmo sentiti. Ma, nella tua testa già mi avevi cancellato. Cancellato per sempre. Ho provato a chiamarti, a scriverti delle lettere, ma nessuna risposta. Nessun consenso o assenso.

Da quel giorno, in stazione, non ho visto più il tuo sguardo. Quello sincero, profondo, vero.

Ora, seduto ai bordi di un anfiteatro vuoto, guardo il cielo. Ci sono delle nuvole bianche, delineate. Nuvole che si muovono, non velocemente. Sono lì a un passo da me, e io non posso toccarle.

Non posso toccare con mano ciò che eravamo. E non siamo più.

Mil besos,

Em@

 

122: Primo Settembre 

Buenas,

sono stato assente per un paio di giorni, perché non avevo voglia di far nulla, tantomeno di scrivere. In questo frangente vuoto, mi sono esaurito. Anche se ho capito che non posso fare a meno di raccontarmi. Raccontare. Perché la scrittura mi rende vivo. Vivo negli attimi bui della vita. Vivo e basta.

Ho deciso che da oggi, e per tutto il mese di settembre, scriverò sempre. Un post al giorno. Tranne in casi eccezionali, dove gli avvenimenti prenderanno il sopravvento. Ma, questo non lo so ancora.

Scriverò usando il “format” “Un po’ di me”. Dentro il quale metterò storie, emozioni, sensazioni che giornalmente assaporo. Che giornalmente mi danno una scossa, per allontanarmi dalla stasi. Che a volte mi logora.

Il post uscirà o la mattina o la sera. A seconda degli impegni, visto che ho riniziato a lavorare e a leggere a pieno ritmo.

Lo so che leggere non è un lavoro, ma per me è un impegno quotidiano. Per voi lo è?

Vi lascio! Dicendovi che a breve mi trasferiro’ e che vi racconterò anche questa experiencia.

Mil besos 😚,

Em@