Sedia a rotelle

Un corpo arreso

nel gelo della sua

routine. Quotidianità malinconica.

 

La noia di

quella sedia a rotelle

sempre uguale,

che la obbliga alle attese.

Anche nei silenzi forzati.

 

Fuori. Un mondo

di colori passeggiano.

Verde, giallo, rosa, arancio.

 

Dentro. Anime

strane, che si insediano

nei ricordi. Vacanze.

Panchine di liceo.

 

Vai! Dice sempre a se stessa.

Come per sentirsi viva.

perché se sta ferma,

soprattutto quando già lo è,

si può fare un BUU da sola.

 

Tanto

nessuno

ti/la ascolta.

Ti vede.

 

Nessuno

Ti/le dice

“Come stai?”

“Dove andiamo, ora?”

 

Liberamente ispirato al libro che vedete nell’immagine in evidenza

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

1 ottobre: Libro della settimana: L’imperfetta di Carmela Scotti

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Buen@s,

“Ci sono dolori che nessuna erba del campo può guarire. Io sono nata da una radice di dolore, la felicità non so com’è fatta, se ha faccia, mani o bocca per parlare. Ci sono dolori che non si rompono, che sono duri più delle montagne, e se incontrassero la felicità, la schiaccerebbero come una formica.” (Cit. L’imperfetta di Carmela Scotti)

Se volete avere qualche informazione in più sul libro, di seguito vi metto il link della mia prima recensione sul mio blog di libri.

https://libridiemanuele.wordpress.com/2016/10/01/1-libro-della-settimana-limperfetta-di-carmela-scotti/

Grazie a tutti.

Mil besos, 

Em@

24 settembre: Il libro della settimana (Una storia quasi solo d’amore di Paolo Di Paolo)

Buen@s,

oggi vi lascio con una videorecensione fatta dal sottoscritto.

Mi scuso anticipatamente per l’immagine, ma trasportando il video su youtube ha perso la qualità. Sicuramente la prossima volta lo registrerò di giorno e davanti alla luce del sole.

Il libro della settimana è “Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo.

Mil besos, 

Em@

115: Il giovane Törless

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Il giovane Törless, introduzione di Italo Alighiero Chiusano, traduzione di Andrea Landolfi, Roma: Newton Compton, 1995

Chiudo l’ultima pagina di libro. E rifletto e mi dico: “Che bel libro!”

Ho appena finito di leggere Il giovane Törless (o I turbamenti del giovane Törless, 1906), scritto da Robert Musil (scrittore tedesco) all’età di 25 anni. 25 anni, un capolavoro. Stento a crederci, ma è così.

E’ la storia di Törless, un giovane uomo, che studia in un collegio militare maschile. Ha due genitori, con i quali si confida attraverso delle lettere. Ed è “colpito” da Basini, un ragazzo più piccolo ed effeminato, verso il quale prova una profonda attrazione, ma nello stesso tempo ripugnanza.

Basini, inoltre, è oggetto di bullismo da parte di due studenti di questo collegio, Beineberg e Reiting, amici e confidenti di Törless.

Di questo libro, evidenzierò aspetti, che ritengo utili ai fini di una riflessione:

  • La crescita di Törless, la sua formazione. Aver sperimentato aspetti della sessualità, che molto spesso vengono tenuti nascosti. Per mancanza di coraggio, perché si devono seguire delle regole prestabilite. Regole interiori che, ancora oggi, aumentano la repressione e forme di aggressività.
  • L’omosessualità. L’omosessualità, all’epoca, era tenuta nascosta. In un silenzio assordante. In stanze, lontane dai luoghi usuali. Stanze che vedevano soprusi e violenze. Stanze vuote di giorno, che assistevano a atti sessuali di notte. Sesso senza amore. Sesso che esprimeva la vera natura.
  • L’omofobia. Beineberg e Reiting, non accettavano la loro sessualità. E dopo aver “consumato” con il povero Basini, lo aggredivano, colpivano, fino quasi ad ucciderlo. Cose che accadono anche oggi, dove uomini sposati ed estremamente virili, condannano l’omosessualità. E sono i primi ad unirsi di nascosto, soprattutto nel silenzio della notte, con persone dello stesso sesso.

Chiudo l’ultima pagina di libro. E rifletto e mi dico: “Che bel libro!”

Un libro scritto bene, con un ritmo incalzante. Pieno di contenuto e riflessione, ma nello stesso tempo facile da comprendere. Con un messaggio, messaggi, forti e diretti.

L’unica cosa, che naturalmente mi aspettavo, è che l’uomo che si assume le proprie responsabilità (in questo caso gli uomini: Basini e Törless), viene cacciato fuori, perché temibile. Perché non conforme a dei canoni vigenti. Perché la diversità fa paura.

Ancora Oggi.

Voto: 10

 

92: Fiesta di Hemingway

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Ernest Hemingway, Fiesta, Oscar Mondadori, 9,50

Quando vivevo a Roma, soprattutto il primo anno di Università, mi sono trovato molto spesso, e quasi sempre, ad uscire tutte le sere. Uscivo tutte le sere perché volevo scoprire cose nuove, realtà che non mi appartenevano. Ma, che volevo in qualche maniera sperimentare. Ho vissuto per un periodo una vita senza regole, fatta di amici ed intrecci. Intrecci che avevano un loro perché.
Perché vi sto dicendo questo? Perché il libro che ho appena finito di leggere parla della vita senza regole di un gruppo di giovani quasi adulti, che vivono le notti della Parigi bene del dopoguerra, tra alcol e non detti amorosi. Questa vita di notte trova il suo apogeo nella Fiesta de los sanfermines (San Firmino), che si svolge a Pamplona (Spagna) la seconda settimana di Luglio (6-14 luglio). Una Pamplona, che ricordo bene. Perché in un quarto superiore oramai lontano, in una vacanza studio a Valladolid, la mia profesora ci portò una giornata nella città estiva dei tori.
Ho ritrovato nelle parole di Hemingway le caratteristiche di una città calda, mai silenziosa, e sempre in movimento, nel periodo della festività. Una città nella quale los encierros  rappresentano l’attrazione prioritaria. E persone venute da qualsiasi parte del mondo corrono dietro ai tori per il semplice gusto di farlo. O/E per rinnovare una tradizione che va avanti da anni.
Nel libro sono presenti fatti storici realmente accaduti e sono spiegate in maniera dettagliata tutte le fasi di preparazione del torero. Dalla vestizione, alla fase finale in cui viene tagliato l’orecchio al toro. Segno di vittoria e di acclamazione popolare.
Consiglio questo libro a tutti coloro che, incuriositi, vogliono sapere qualcosa in più sulla festa de los sanfermines. Una festa conosciuta oramai in tutto il mondo, da molti molto criticata. Da altri, amata.
Il libro, per concludere, è ben scritto. A tratti lento, per via delle descrizioni. Ma, non mi ha fatto impazzire.

Voto: 7

Buon pomeriggio, serata, notte.
Em@

78: Conforme alla gloria

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Conforme alla gloria, Demetrio Paolin

Titolo: Conforme alla gloria

Autore: Demetrio Paolin

Editore: Voland (collana intrecci)

Prima edizione: Marzo 2016

Costo: 18 euro

Libro candidato al Premio Strega

Ci sono libri che ti lasciano qualcosa. Qualcosa che potresti non trovare in situazione comuni, che vivi giornalmente. Qualcosa che ti porta a riflettere, a pensare. A farti delle domande, che purtroppo non troveranno risposte. Risposte esaurienti, vere, realmente giustificate.

Ho appena finito di leggere “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin, uno scrittore “non famoso”, di quelli che però hanno molto da raccontare. E poi diciamocelo, non tutti gli scrittori affermati sono dei bravi scrittori, dei bravi comunicatori. In questo caso, ci troviamo di fronte a uno scrittore bravo, che pubblica con una casa editrice minore: Voland (Collana Intrecci).

La storia che Paolin ci propone è una storia dura, difficile. Si parla del campo di concentramento di Mauthausen e della storia di tre persone, che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che in realtà sono legate da un destino crudele che li unisce. Un destino fatto di ricordi, di situazioni familiari difficili, di realtà che ragazzi adolescenti fanno fatica a capire. Concepire. Come nel caso di Enea, che poco più che adolescente si ritrova in un campo di concentramento.

I tre personaggi della storia, che sono tre anime destinate alla dannazione, sono: Rudolf, un uomo di famiglia borghese, che ha avuto un padre fervente nazista e una mamma che si è suicidata per via delle sue idee estremiste e naziste; Enea, un ragazzo che diventa uomo, che è stato nel campo di concentramento di Mauthausen e che, per via delle sue velleità artistiche, viene destinato a disegnare acquerelli per il padre di Rudolf, un uomo che il figlio ha sempre rinnegato; Ana, una ragazza inizialmente anoressica, che trova la sua ragione di vita nel suo corpo, diventato, grazie ad Enea tatuatore e ormai lontano dal campo, un’opera d’arte, che mostra in allestimenti artistici e manifestazioni prestigiose.

Cosa lega questi personaggi?

Queste persone sono legate da un quadro, La gloria,  che Rudolf ha trovato nella casa del padre dopo la sua morte. Un quadro disegnato da Enea, durante la prigionia. Le cui immagini Enea le tatua sul corpo di Ana. Una donna tormentata e debole, che ha sempre ammirato la magrezza dei deportati nei campi.

Questo quadro nasconde un mistero, che non vi svelerò. Un mistero che mi ha scosso. E che mi ha portato ad immaginare (seppure in maniera superficiale e differente da chi ha vissuto il campo di concentramento) le condizioni in cui vivevano povere persone, senza colpe, in luoghi di tortura, dove l’aspetto umano veniva dimenticato. Dove corpi ridotti allo strazio, dopo poco tempo, cessavano di vivere.

Chi rimaneva, moriva dentro, nella propria interiorità. Un interiorità segnata per sempre da visioni inumane.

Ci sono libri che ti lasciano qualcosa. Qualcosa di forte ed estremamente difficile da digerire. Ma, ti lasciano anche un segno. Il segno del ricordo. Perché ricordare situazioni del genere, non ci farà mai dimenticare quello che è successo. Quello che è stato.

Ci sono libri scritti bene, con un messaggio forte, con storie realmente accadute. Che hanno molto da insegnare e da dire. E uno di questi è: Conforme alla gloria di Demetrio Paolin.

Voto: 8 ½

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando. 

54: Il rumore delle cose che iniziano

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Ho appena finito di leggere “Il rumore delle cose che iniziano”, di Evita Greco, edito da Rizzoli, prezzo 18 euro.

E’ un libro che ho amato sin da subito, perché è un romanzo in cui la psicologia dei personaggi acquista una posizione di rilievo, un romanzo in cui si mette a nudo l’uomo, la sua solitudine nel mondo e il fatto di vedere molte volte dall’esterno le cose che passano.

– Le tre parole che ho scelto per analizzarlo sono:

Nipote/nonna: Ada e Teresa, i personaggi principali, sono rispettivamente nipote e nonna. Viene narrato il loro rapporto simbiotico e i momenti di malattia della nonna. Ada l’accudisce con tutta se stessa perché é l’unica persona che le ha dato tanto, l’unica persona che le resta in un mondo dove non ha nessuno.

Solitudine: Ada, dopo che la nonna muore, resta sola. Sola in un mondo malinconico, dove il passato è l’unico appiglio. Deve farsi forza e iniziare a dare un valore al rumore delle cose che iniziano. Perché solo in questa maniera la vita potrebbe avere senso.

Tresca amorosa: Nella storia è presente una tresca amorosa, tra Ada, Matteo e un personaggio che la protagonista conosce bene. Questi misfatti si delineano quasi alla fine del libro, dando ritmo alla narrazione.

Spiegazione del Titolo: Il rumore delle cose che iniziano

È un titolo fantastico perché ci fa comprendere che è bello sentire il rumore delle cose che iniziano.  Quando iniziamo qualcosa, i rumori cambiano. Così come cambiano i percorsi e le prospettive.
È proprio il rumore delle cose che iniziano che ci dà libertà. Libertà di percepire e sentire il nuovo come qualcosa di vitale. Non ordinario, estremamente diverso. Ma, piacevole.

Stile: Uso consapevole della lingua italiana. Scrittura moderna. Fresca. Narrazione che trasporta e ci porta a capire in profondità il ruolo dell’uomo nel mondo.

Nota negativa: un nome scritto male. Più attenzione nella revisione del libro. Può capitare, ma non deve succedere. Secondo me. Visto che la casa editrice è Rizzoli.

Colonna sonora che rappresenta la mia visione del libro:

Voto: 8 e mezzo

Buona serata,

Em@

29: Il silenzio dell’onda

Ciao ragazzi,

una volta a settimana dedico il mio post giornaliero a un libro che ho letto recentemente.

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Il libro della settimana è Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio, edito da Rizzoli (Rizzoli Vintage). Pagine: 300. Costo: 13 euro.

Finalista del Premio Strega 2012, il libro in questione è un romanzo avvincente, scritto bene, semplice e lineare nella struttura.

  • Di cosa parla?

Si parla di cambiamento, evoluzione. Si parla di come sia positivo chiedere aiuto poiché tramite l’analisi di sé, rapportata all’altro, molte cose possono prendere direzioni diverse. Nuove, mai sperimentate. Che prima facevano paura ed oggi no.

  • A chi lo consiglio?

A tutti coloro che sono in un periodo di crisi e che fanno fatica ad uscire dal limbo della depressione. Che fanno fatica a riscattarsi poiché sono ostacolati da un muro insormontabile che non riescono ad abbattere.

  • Le tre parole chiave

Silenzio, analisi, cambiamento.

Il silenzio porta a riflettere e dunque ad analizzare. Attraverso un’analisi profonda si può cambiare. Cambiare significa crescere, evolversi. Capire che c’è sempre una possibilità e un riscatto.

  • Chi sono i protagonisti?

Roberto, un carabiniere in malattia. Emma, una commessa, ex attrice di teatro. Giacomo, figlio di Emma. Un bambino che ama scrivere e che sente la mancanza di suo padre.

Infine, ma non infine, c’è il dottore: lo psicologo che ha in cura Roberto ed Emma.

  • Il titolo rimanda a qualcosa di più profondo?

Titolo: Il silenzio dell’onda.

Quando l’onda del mare passa e ci attraversa, rimaniamo per un attimo sotto di essa. Non sentiamo i suoni, rumori. Nulla di quello che ci sta attorno. Solo silenzio.

Questo stato ci potrebbe portare a conoscere il malefico “panico”, che sta a noi saperlo gestire.

Solo quando facciamo i conti con il nostro passato e accettiamo il nostro presente, stare sotto l’onda può sembrarci una passeggiata. Solo in quel momento riusciamo a contrastare quel silenzio assordante.

  • Voto: 

8 per il contenuto, 8 per lo stile, 8 per la storia. Voto complessivo: naturalmente 8.

Vi mando un beso virtual e ricordiamoci che leggere è la cosa fondamentale per saper scrivere meglio.

Buona serat@

Em@