Respiro


Sabato di marzo.

Una chiamata scuote il mio sistema nervoso.
Sono seduto e bevo un caffè. Il terzo della giornata. Lo bevo con calma.
Sono con i miei genitori anziani che,  seduti in circolo, fanno finta di niente.
Notano in me qualcosa che non va.
Qualcosa che mi rende triste, forse troppo diverso da come sono solitamente.
La cucina è pulita. Nei minimi dettagli. Le orme della polvere, da quando c’è la badante rumena, sono solo un ricordo.
La luce della cucina è gialla. Quasi bianca. Come quelle degli ospedali che delimitano reparti diversi. Che paura!
Esco per un attimo.
Vedo la finestra della cucina. I miei genitori seduti in circolo. Sembra una casa diversa.
Quella telefonata mi ha cambiato la vita.
E ha reso lo spazio inquietante.
Uno spazio che non è mio. 
Che mi ha fatto uscire fuori e respirare.
Anche solo per poco.

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