58: Rosso Rinascita

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Seduta davanti a uno specchio, guarda tutti i suoi difetti.

Le rughe si intravedono. Il sorriso è spento a causa di quell’uomo orribile che la chiudeva in casa e non la faceva uscire.

Perché era troppo bella, troppo eccentrica. Rossetto rosso e capelli biondo platino.

Il suo sguardo ora appare più forte, più combattivo, nonostante le sofferenze.

Mai una carezza, un gesto d’affetto.

Mai una frase detta piano, in segno di intimità.

Prende il fondotinta leggero, se lo passa un po’ ovunque.

Con lentezza, per vedere le sue cicatrici. Perché non ha paura delle sue cicatrici. Sono un vanto. Ora. Sono il suo passato che ora riaffiora. Ma, un passato superato. Non dimenticato. Un passato che le ha insegnato tanto. Le ha insegnato ad essere diversa. Più forte.

Da una pochette rosa trova un ombretto azzurro, che s’intona con i suoi occhi azzurri.

Azzurri come il mare della sua infanzia. Quando spensierata cantava le canzoni dei cartoni animati, sotto un ombrellone microscopico.

Era la più testarda in casa. Non amava farsi il bagno e per ore intonava le canzoni di Magica Emy, mentre la mamma le diceva di smetterla.

Sul comodino, ha ritrovato anche il suo rossetto rosso. Se lo spalma per bene, sulle labbra. E si guarda allo specchio fiera.

Quel rossetto, oggetto di perdizione per quel marito violento.

Quel marito che non merita nulla.

Fino a ieri, Rossana, quel rossetto rosso non poteva vederlo esposto nelle profumerie. Si allontanava, quando una sua amica lo portava. Era un continuo colpo al cuore.

Oggi, Rossana, mentre finisce di apparecchiarsi si vede in un altro modo. Forse diversa.

Una donna che può di nuovo vivere, lontano da quel mostro cattivo.

Cattivo come un orco che giudica, offende, picchia. E non ama.

Cattivo come una guerra senza un punto finale.

Rossana si guarda per l’ultima volta allo specchio, prima di uscire.

Fondotinta leggero, ombretto azzurro e rossetto rosso.

Rosso passione, rosso rinascita.

Buona serata, 

Em@

 

53: Non sono solo colori

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Seduto davanti a un computer, posto su una scrivania di legno, situata in un ufficio di ultima generazione, di una multinazionale parigina, Fabio cerca di concludere il suo lavoro.

Non ci riesce perché da qualche giorno la sua mente vaga.

Ha un compagno con il quale si trova bene, due cagnolini che lo aspettano ed una casa vicino alla linea 12 della metropolitana.

Il suo ufficio è tutto colorato. Per lui i colori sono stati sempre fondamentali, perché riempiono le sue giornate tristi lontano da casa. Lontano dall’Italia.

Le pareti del suo studio sono verdi. Verde pastello, in onore della sua infanzia. Un’infanzia passata in campagna, tra cugini e fratelli. Tra nonne che stendevano lenzuola al sole e mamme che preferivano restare a casa ad accudire i figli.

Un acquario piccolo, con un solo pesce rosso, è posto vicino alla finestra.

Il blu dell’acquario gli ricorda il mare, naturalmente. Le corse libere sulla sabbia che all’ora di pranzo bruciava. La voglia di essere quello che realmente era e che non poteva essere. Forse quel pesce rosso nell’acqua è lui ribelle. Rosso ribelle. Un ribelle passionale, per intenderci.

Poi, c’è un tappeto nero al centro dell’ufficio. Nero orco. Che fa paura. Fabio ha sempre paura, nonostante i risultati ottenuti, nonostante alcuni sogni realizzati. Ha paura che qualcosa di brutto accada. Paura di non farcela e la voglia suicida di controllare tutto. Fino all’esasperazione.

Infine, di fronte alla sua scrivania, c’è un quadro in onore di un suo amico. Un amico di infanzia, che andava a scuola senza matite perché i genitori non avevano soldi.

Mentre i compagni di classe sfoggiavano penne colorate con glitter, matite rigorosamente appuntite, a volte solo per averne altre, il suo amichetto non aveva nulla. Solo una matita rossa e blu, che curava in maniera ossessiva. Che riponeva in un astuccio di plastica vuoto.

Seduto davanti a un computer, posto su una scrivania di legno, situata in un ufficio di ultima generazione, con pareti verde pastello, all’interno del quale ci sono un acquario piccolo con un pesce rosso, un tappeto nero al centro, un quadro intitolato “Non sono solo colori”, Fabio cerca di concludere un lavoro.

Non ci riesce perché da qualche giorno un suo amico d’infanzia, che aveva solo una matita, all’interno di un astuccio di plastica vuoto, gli ha scritto una lettera, nella quale gli ha confessato tutto il suo amore.

Fabio non sa cosa fare, nonostante provi qualcosa.

 

Buon fine settimana,

Em@