Però, scrivo

Però, scrivo.

Scrivo quando voglio, quando è sera. E non c’è nessuno. Solo tremore. Silenzio. Case buie. Bambini sprofondati in un sonno profondo.

Scrivo delle mie abilità sessuali. Anale. No, sono più bravo di bocca. Riesco a prendere molti cm, senza rendermene conto.

Scrivo senza filtri. Perché filtrare qualcosa che pensi? Baci tra uomini, lingue annodate, fino a tardi.

Scrivo, ora, quasi mai, perché non ne ho bisogno. Non devo condividere per forza: le mie prestazioni, ansie e paure.

Scrivo, ora, che c’è il sole. Fa freddo. Le città sono vuote. Scuole chiuse.

Però, scrivo.

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Colori

Quante volte sdraiati a vedere altrove. Silenzi, nascosti, che fanno paura.

Quante volte a chiederti verità che non conoscevi. Perché ognuno ha la sua verità. E’ tanto semplice. Ma, ci si ostina a voler cambiar gli altri. Non è così?

Quante strade percorse, senza aver paura di sbagliare. Ma, sbagliavi sempre. Ma, riprovavi. Fino a quando c’era la forza. La forza c’è sempre. No?

Quante volte al cinema. Dietro. A baciarsi di nascosto. Senza un telefono che emana una luce fastidiosa. Un beep che notifica.

Quante volte ti hanno chiuso il portone in faccia. (Te l’hanno rotta la faccia). Oramai è nera. Blu cobalto. Viola. Oramai non ci fai più caso ai colori.

Colori che vagano senza direzione. Si mischiano. Diventano arcobaleno. Realtà pura. Diventano sole, che acceca. Violini che suonano. Amplesso carnale. Voglia di fare un pompino a chiunque. Mamma che gioca a pallone, che rompe le palle alla maestra (povera maestra!). Mamma che non ascolta, perché il figlio viene prima di tutto.

Colori che sbocciano a primavera. Che rendono blu ciò che è nero. Nero. Morte. Bare interrotte da parenti serpenti. Amici che litigano durante il funerale.

Sono colori che corrono insieme.

Anzi, siamo colori.

Che passano.

Si scontrano.

Incontrano stelle

o erbe selvatiche.


33: Scrivere…

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Quasi come Vetusta, marzo 2016

 

L’antico racchiude molto. Spesso lo dimentichiamo. Dimentichiamo chi siamo, da dove proveniamo.

Mia nonna per esempio era una scrittrice. Scriveva lettere. Durante la guerra, era l’unica nel suo paese che sapeva scrivere. In cambio riceveva beni di prima necessità. Uova, pane, farina.

Rielaborava pensieri di donne sole, creava contenuti di storie di amore che iniziavano a sbocciare. Era un tramite. Un tramite utile, indispensabile. Una voce che permetteva di portare nello scritto emozioni, gioie, pianti e frustrazioni.

Scrivere è una cosa difficile. Si scrive, ma non si parla mai di scrittura. Ora scrivono tutti e democraticamente è giusto. Ma, la scrittura è tanto altro. Studio, lettura, passione, curiosità. Non basta avere il talento. Il talento è un punto di partenza. Non un punto di arrivo.

L’antico racchiude molto. Il nuovo, quello che stiamo vivendo. La scrittura racchiude tutto: oggi, ieri e forse anche domani.

Buona serata,

Em@

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