Però, scrivo

Però, scrivo.

Scrivo quando voglio, quando è sera. E non c’è nessuno. Solo tremore. Silenzio. Case buie. Bambini sprofondati in un sonno profondo.

Scrivo delle mie abilità sessuali. Anale. No, sono più bravo di bocca. Riesco a prendere molti cm, senza rendermene conto.

Scrivo senza filtri. Perché filtrare qualcosa che pensi? Baci tra uomini, lingue annodate, fino a tardi.

Scrivo, ora, quasi mai, perché non ne ho bisogno. Non devo condividere per forza: le mie prestazioni, ansie e paure.

Scrivo, ora, che c’è il sole. Fa freddo. Le città sono vuote. Scuole chiuse.

Però, scrivo.

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33: Scrivere…

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Quasi come Vetusta, marzo 2016

 

L’antico racchiude molto. Spesso lo dimentichiamo. Dimentichiamo chi siamo, da dove proveniamo.

Mia nonna per esempio era una scrittrice. Scriveva lettere. Durante la guerra, era l’unica nel suo paese che sapeva scrivere. In cambio riceveva beni di prima necessità. Uova, pane, farina.

Rielaborava pensieri di donne sole, creava contenuti di storie di amore che iniziavano a sbocciare. Era un tramite. Un tramite utile, indispensabile. Una voce che permetteva di portare nello scritto emozioni, gioie, pianti e frustrazioni.

Scrivere è una cosa difficile. Si scrive, ma non si parla mai di scrittura. Ora scrivono tutti e democraticamente è giusto. Ma, la scrittura è tanto altro. Studio, lettura, passione, curiosità. Non basta avere il talento. Il talento è un punto di partenza. Non un punto di arrivo.

L’antico racchiude molto. Il nuovo, quello che stiamo vivendo. La scrittura racchiude tutto: oggi, ieri e forse anche domani.

Buona serata,

Em@

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