Tutto finisce

Tutto finisce.
Le voluminose abitudini.
I baci dati piano.
Quelli dati di nascosto.
Le serenate prima del
matrimonio.
I pranzi con gli amici.
Le amiche di palestra a luglio.
Le stagioni senza
veli. E quelle con i piumini
che non ti definiscono.

Tutto finisce.
Il senso delle cose
nascoste.
L’amore per un libro.
L’ultima pagina.
Quello che è stato
e si vuole ricordare.
E che poi si
accantona di
nuovo.

Tutto finisce.
E poi rinizia.
Tranne il
nero, l’urlo
e un vento
che annuncia
pioggia. Poi
temporale.
Ed infine tempesta.

 

Di seguito vi posto, il mio nuovo blog. Continuo a scrivere qui.

Ma, in questo, che vi linko di seguito, parlerò di libri. 

Libri di Emanuele, pensieri e citazioni

 

E la notte che è uguale al giorno.

Uccelli
sugli alberi.
Gridano ancora.
Il caldo
non dà tregua.
Come il loro cantare.
FORTE.

Due cani giocano
con una pallina
sporca.
E una macchina
passa, poi
una moto.
E il rumore…

Io aspetto
al semaforo.
Sono un pedone.
Basta! Dico
tra me e me.
Gioco con
una pietra bianca,
aspettando
l’estate:
il senso
di libertà,
la spiaggia,
il mare.

E la notte che è uguale al giorno.

#disera ore 19.40

​Ci sono persone che non hanno niente. Non hanno un pasto caldo, una televisione accesa senza interruzione, luci di Natale.

Queste persone fuggono dal proprio paese perché vogliono avere una vita migliore: un lavoro, quasi mai pagato bene; una casa semplice; un telefono per fare dei selfie. Come fanno tutti.
Queste persone, a differenza mia, nostra, hanno il coraggio che io non ho. Che voi non avete. Un coraggio che li porta a prendere barconi e attraversare mari, paesi, piccole cittadine. Posti quasi mai accoglienti.
A Natale cerchiamo di essere più umani. E ad annullare il caos mediatico, causato da persone che per paura non accettano il confronto. L’ unione con la diversità.

63: Essere che ti distrugge

oltre nero
Oltrenero, marzo2016

 

A tutte quelle persone che vivono periodi bui nella loro vita

 

Un giorno di luglio, mentre pareti bianche delimitavano la mia casa, fui colpito da un male. Un male che purtroppo si pronuncia, come se si stesse parlando di gelato, o pizza, un male che non è una fantasia o una scusa, un male che colpisce tante persone, come me. Persone ricche, povere, spazzini che girano con la loro divisa arancione. Ma, tu non sai che stanno male. Perché questo Essere che ti distrugge, come lo chiamo io, è invisibile agli occhi degli altri. Per periodi di tempo è una tua ombra, un’ombra che pian piano si impossessa della tua persona, del tuo sorriso, della tua voglia di giocare al parco con tuo figlio.

Questo male, già si era impossessato della mia mente, ma trovavo escamotages per non farlo permeare ancora di più. A volte, compariva quando mi guardavo allo specchio, attraverso dei tic che mi destabilizzavano. A volte, si palesava in un supermercato, mentre famiglie sorridevano e io vedevo dall’esterno il mio corpo, che pian piano iniziava a sudare. Non riuscivo a controllare questo sudore, in un luogo realmente freddo. Ma, correvo fuori, lasciando la spesa a terra, per respirare e cercare una soluzione. E finalmente la trovavo.

Quel giorno di luglio, mentre la mia vicina andava al mare con le figlie, io rientravo a casa. Erano le tre, e tutto sembrava uguale a ieri, a questa mattina. Ma, in realtà non era così. Non mangiai. Mi andai a mettere al letto. Ero stanco. Stanco più del solito. Stanco di vivere.

Dormii fino alla mattina dopo. Dovevo andare a lavoro e non ci andai. Dissi che stavo male. Dissi che avevo la febbre e sarei rientrato tra qualche giorno. Dormii anche quel giorno. Mi alzavo solo per bere. Mangiai solo una mela e pasta in bianco, che avevo preparato la mattina prima e che dovevo mangiare dopo lavoro.

Quel male iniziava a divorarmi. Pensavo di non farcela. Pensavo di morire. Che la scelta più giusta era quella di buttarmi dal balcone. Avevo pensieri strani. Strani come i pazzi psichiatrici che incontri per strada e dicono parole tanto per dire. Ti dicono ciao e poi ti mandano a fanculo.

Dopo mesi ne uscii, grazie alla forza di volontà e l’aiuto. Grazie al mio io che aveva iniziato a essere razionale. A pensare alle piccole cose, agli affetti, al non tutto e subito. Uscii di casa, senza la paura di svenire. Fiero di quello che ero, fiero di avercela fatta.

Solo così si sconfigge quell’Essere che ti distrugge, che non ci mette niente a coprirti con il suo mantello nero e a prendersi con sé. Che ti isola per mesi in case chiuse, tra pareti bianche che sanno di nero. E vuoto.

Buona serata, 

Em@

 

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Pedro

Sai che ti dico?

Che oggi sono stato molto svogliato. Avrei dovuto fare tante cose, ma ne ho fatte poche.
Ho lavorato, anche se non mi sono molto impegnato. Mancava l’organizzazione in studio. E quando manca, sbarello!
Ho portato il cane a spasso. Non c’era quasi nessuno.
Ho pranzato, mangiando un uovo, pomodori e ricotta. Pane integrale. Mi sono sfondato perché quando sei svogliato, hai voglia di riempire il tempo in altri modi.

Sono tornato in studio e ha suonato uno che voleva i soldi. Già è la terza volta che viene e si sta approfittando della mia educazione. Gli ho detto che la prossima volta chiamo i carabinieri. E che non deve permettersi più di suonare! Perché è uno studio di un commercialista, non la banca.

Sono tornato a casa svogliato. Strano :?!
Ho preparato la cena. Torta rustica di melanzane.  Ho portato a spasso il cane. Solito giro, solita corsa. Stavolta ha giocato con la sua amichetta Lucy.  Almeno stasera era meno appiccicoso!
Poi, ho fatto stretching, ho visto “Cuochi e fiamme”.
È tornato il mio coinquilino, che ha portato di nuovo a spasso il cane. Un momento di relax. Per fortuna!
Io e L., poi, abbiamo mangiato. E Pedro (il cane) pure.

Sono sceso nella mia camera. E appena adesso, ho finito di leggere un libro. Di cui vi parlerò a breve. Vi dico solo che non è stata una semplice lettura, ma è stata molto stimolante.

Oggi ho parlato con: il fruttivendolo, con la sorella del fruttivendolo, con Lorenzo il terzo fruttivendolo, con Giacomo il barista e Cristos il proprietario del bar. Con il padre dell’edicolante, con Loredana, Davide e Andrea, Rosanna, Luca, la padrona di Lucy, Sandra, due passanti che hanno accarezzato Pedro, il proprietario di una bottega e la sua assistente. Ho salutato, infine, uno che saluto sempre. E con il quale non ho parlato mai.

Tutto qui. E tu che fai? Che farai domani?

Buona Notte! 😙
 

Cinque: l’albero della mia verità

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A volte mi chiedo se ci sia una verità. E mi  rispondo sempre che la verità assoluta non esiste. Non c’è una verità. Ci sono tante verità. Ognuno ha una sua verità, una propria legge. Che gli permette di capire cosa sia giusto o no per la propria vita.

Mi chiedo come fanno alcune persone a scegliere le verità altrui. Forse è più comodo? Sicuramente lo è. Scegliere le verità altrui è come dire sempre sí ad un capo ed essere succube della propria idea. Un’idea lontana dai nostri principi.

Che cos’è la verità? Non lo so. So solo che una verità assoluta non esiste. So solo che non mi fermo alla prima verità. Ma, vado avanti fino a quando trovo la mia verità. Una verità mai statica. Sempre in movimento.

Notte.