137:18 settembre (Libro: Il treno dell’ultima notte di Dacia Maraini)

Buen@s,

2016-09-18-20-46-14_1474225418013
Libro: Il treno dell’Ultima Notte di Dacia Maraini, Burbig(Rizzoli) edizione, 12 euro, 429 pp.

Ho appena finito di leggere, Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini. Eh, che dire?

Dico solo che la Maraini, per me, è una delle scrittrici più brave che abbiamo. Un’autrice che entra nella storia, studiando in maniera minuziosa tutti i personaggi e situazioni che nascono dalla sua penna.

Ho letto questo libro, mettendoci appositamente più del dovuto. Perché ci sono storie che hanno bisogno di riflessione per essere capite, che hanno bisogno di un tempo personale per essere digerite.

La storia che l’autrice ci propone è una storia forte. Amara, una ragazza ventottenne di Firenze, decide di prendere un treno ed andare alla ricerca di Emanuele, il suo ragazzino ai tempi dell’adolescenza. Un ragazzino, (ora) uomo, che ha sempre amato.

Emanuele, di famiglia ebrea, scrive lettere alla giovane Amara, per raccontarle cosa sta succedendo a lui e la sua famiglia, nel periodo in cui i nazisti obbligavano gli ebrei a vivere nei ghetti. E poi la conseguente deportazione nei campi di concentramento.

I temi di questo romanzo sono molti e, tra questi, i più importanti sono:

Il viaggio.

Amara intraprende questo viaggio verso Vienna per sapere se Emanuele è morto o no. Un viaggio interiore e reale, che la spinge a cambiare. A vedere lati del suo carattere, che non ha mai preso in considerazione.

In questo viaggio, sul treno, conosce l’uomo delle gazzelle. Un uomo che l’aiuterà a ricercare Emanuele. Un uomo che diventerà molto importante per la giovane giornalista.

Il treno, in questo libro, diventa un simbolo. Simbolo che rimanda anche alle povere persone, che ammassate come animali, venivano portate nei campi dell’orrore. Campi in cui si concentrava la loro fine.

La storia.

La Maraini ha studiato. E non sono di certo io che devo dirlo. Ma, in questo libro vi è uno studio approfondito di tutto ciò che viene narrato: il ghetto di Łódź, il campo di concentramento di Auschwitz, la rivolta di Budapest del 1956. E tanto altro…

Per quanto riguarda lo stile, la Maraini è maestra di stile. Usa la corrispondenza epistolare, come espediente narrativo, per rendere la storia più completa. E la narrazione meno pesante.

Amo la Maraini, perché entra nella storia, come nessun’altro sa fare. Nulla è lasciato al caso, nulla è scontato.

Voto: 9

Mil besos,

Em@

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sette: Sull’autobus

image

Ci sono dei posti, delle strade, delle situazioni in cui ti senti a tuo agio. Stai bene. Senza dire una parola. Stai bene. Senza spiegarti il perché.

E’ proprio in quei posti dove le idee prendono forma, dove il tuo yo prende il sopravvento. Lasciando il “noi” fuori.

Il mio posto preferito è l’autobus. Un posto neutro, come lo chiamo io. Un posto in cui vedi gente che non conosci, a cui non devi dimostrare nulla. Gente anonima, che ha storie proprie. Ma non te ne frega un cazzo delle loro storie.
Puoi immaginarti cosa fanno. Ma, poi ognuno va per la sua strada. Una strada diversa dalla tua.
Sull’autobus, osservi fuori. Paesaggi sempre simili, se fai lo stesso tragitto. Ma, mai uguali. Oggi piove, domani c’è il sole, di sera vedi i negozi chiudere. Di giorno vedi il fruttivendolo aprire.

Sull’autobus, passano storie, vite diverse. Amori che nascono. Telefonate che fanno piangere. Ma, tu stai lì. Immobile e seduto, a volte. Pensando ai tuoi progetti immediati o prossimi. Pensando a te stesso. Per un momento. A quello che vuoi. Lasciando da parte il tuo yo personaggio, che forse per gli altri ha qualcosa da dimostrare.

Buona serata.