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Buen@s (inizio 19.10, fine 19.35)

questa mattina, mentre facevo ripetizione di spagnolo, mi sono concentrato sulla descrizione di uno spazio. (Fa freddo questo pomeriggio di novembre. Odora di chiuso nella casa di Roman. Attraverso una finestra senza tende, entra una luce forte, come la luce di uno scenario espressionista. Sono seduti mentre si guardano. Li separa solo un tavolo).

Ho comprato un tappeto e due cuscini per la mia nuova camera. Ho concordato il pezzo del tappeto, che stava già in offerta.Un tappeto blu. Blu come il mare. Blu come gli occhi di qualcuno che si ama. Di qualcuno che fugge. E non riusciamo a prenderlo. Perché forse è distante. Siamo distanti.

Ho mangiato pasta in bianco per depurarmi. Stomaco sottosopra.

Mi sono depurato. E dopo aver atteso un tecnico, che doveva vedermi il piano cottura e che pensavo fosse bono, sono uscito.

Ho fatto questa foto:

Un padre che riprende il figlio da scuola e ci discute. Forse il bimbo non vuole capire e il padre cerca di riportarlo sulla retta via. Una signora con un cappotto nero viene verso di me, mentre l’altra con il cappotto marrone, un cappello e una borsa rossa si reca dalla sua migliore amica. Escono sempre insieme. Le vedo sempre. Fumano e basta. Litigano e discutono. Ma, alla fine sempre insieme le vedi. Siamo in centro storico, il corso. E’ un giorno come tanti. Oggi era sereno. Tutto sembrava tranquillo. Quasi tornati alla normalità.

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Stasera mangio hamburger. Ho dimenticato gli spinaci in studio. Ma, non esco per riprenderli.

Notte,

Em@

40: Anna

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Quasi nero, aprile 2016

Anna. Una parola così comune, anche se è un nome proprio. Un nome che mi fa pensare alla mia amica ottantenne. Non ho solo amiche anziane, ma in loro ritrovo una calma paradossale, paradossalmente positiva.

Anna aveva un negozio in centro storico. Prima in una via quasi centrale. Aveva un negozio di abbigliamento per bambini, un’attività ereditata dal padre. Vendeva di tutto e quando non riusciva a trovare i fiocchi per le sue clienti, prendeva i ferri e li creava lei.

Lei che vive sola in una casa bianca, dove la solitudine è solo un miraggio lontano.

Lei che vive vicino ad una sua amica, sua coetanea, con la quale condivide conversazioni telefoniche. Risate e piatti estremamente dietetici.

Lei che va in palestra tutti i lunedì alle nove. Quest’anno ha cambiato. Ha preferito una palestra che non costa molto.

Lei che d’estate, con il caldo, ti saluta con un sorriso a 360 gradi. Come se la calura estiva non esistesse. Come se non esistessero le lamentele, i pensieri negativi.

Lei che veste come una rosa rosa. Lo smalto rosa, la sciarpa rosa, il rossetto rosa.

Lei che mi ricorda mia nonna, che ora non c’è più. Mi ricorda quella pazzia genuina che rimane impressa, ancora oggi, nella mia mente.

Anna aveva un negozio in centro storico. Amava il suo lavoro, la voglia di dare. Di condividere.

Anna, una parola così comune. Un nome proprio che non conosce Dicembre, il vuoto, il nero dell’ombra.

Buon lunedì e buona serata,

Em@

Musica di Sottofondo: