Vai!

Il silenzio è atroce come il vento che sbatte finestre di raccordo.
Raccordo anulare. Macchine girano. Vagano.
Mai si fermano. Attendono.

Attendere il mare. Aspettarlo.
Vederlo da lontano. Scendere in spiaggia e guardare
madri obese e non curanti che urlano.
Grida di attenzione o disattenzione.
Grida isteriche di un rapporto anale.
Puro istinto piacevole che scompare nel vuoto, quando tutto finisce.
A differenza di quello vaginale,
dove bambini nascono.
Creando storie nuove.
Storie di ieri. Di oggi.
E di domani.

Vai!

Ma non sai rialzarti

Attimi si intersecano, forse litigano, forse no. Suonano come spine di rose. Si percepiscono. Li percepisci.

Seduta su una sedia, sfogli pagine di libro. Poi di quaderno. Quel quaderno che odiavi tanto. Addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni. Faccine disegnate.

Ti tocchi i capelli. Sfibrati. Non ti curi come una volta. Quando uscivi, sorridente. E quel sorriso bianco. Senza imperfezioni. Imperfezioni che non pensavi di avere. Ma siamo imperfetti, cazzo!

Bevi acqua calda, perché dici che purifica. A piccoli sorsi, termini quella sostanza quasi sporca. Nera. Quel nero che non riesci a capire. E ti distrugge. Ti sta continuando a distruggere.

Ti alzi dalla sedia. Vai verso la finestra. Fuori tutto è fermo. Sono le tre di pomeriggio. Ed un caldo quasi caldissimo ha reso gelide le rose rosse. Ancora più ferme, le macchine verdi che erano verdissime. D’inverno.

Guardi fuori e guardi dentro.

Ripensi agli attimi, ai ricordi.

Ti hanno resa fragile, sensibile. Dolcemente complicata. Complicata e strana. Agli occhi degli altri.

Ti siedi di nuovo. E continui a sfogliare quel quaderno. Impassibile. Fino a tarda sera.

La sera, ti alzi, vai a letto e fai finta di dormire.

Attimi si intersecano, forse litigano, forse no. Suonano come spine di rose. Si percepiscono. Li percepisci. Ti tormentano perché hai paura di cambiare.

Ma, non sai rialzarti.

Quando qualcuno passa…

Rumori di macchine: sono le 3 di pomeriggio. Ma, si sentono in lontananza.

Una macchina al lato della mia panchina sembra morta. È grigia. Vecchia.

Bianca è la casa di fronte. Senza personalità. Costruita a blocchi negli anni ’70. Quando forse c’era ancora voglia di costruire. Costruire e non distruggere. Come oggi. O lasciare all’abbandono.
Le finestre sono chiuse. Chiuse da tempo. Come quelle che vedi lungomare d’inverno. E che sai torneranno a vivere d’estate.

Gli autobus gialli continuano a passare. Non come l’ora di punta. Ma, si sa questo avviene in tutte le città. Soprattutto di sabato, quando il silenzio cala sul giorno.

Un uomo nero, vestito di nero, con occhiali neri e scarpe nere, passeggia. E parla con la sua amante al telefono. Non capendo che a quest’ora le sue parole sono più incisive. Per nulla scontate. Più forti, anche se dette sottovoce. Per non farsi sentire.

Una ragazza di nome Azzurra parla anche lei al telefono. Ma, con la madre. Che la sgrida per non so quale motivo.

Una campana suona tre volte.
Sono le tre.
Las tres de la tarde.
Il silenzio si nasconde nell’ombra e si trasforma in rumore, quando qualcuno passa.

68: Notti Insonni

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Prima di notti insonni, oggi 2016

Ci sono notti in cui non riesci a prendere sonno. Pensieri viaggiano senza fermarsi. Si fermano forse in immagini ancora più distorte che non daranno mai senso a quello che vuoi realmente. Ti giri, cambi posizione, conti le pecore, ma niente. Pensi che oggi hai fatto un buon lavoro con i tuoi figli, ma non ti basta. Ti senti inadatta, perché non hai avuto una mamma. Una figura di riferimento. Pensi alle tue amiche così brave, così perfette. Anche se sai che la perfezione non esiste. Ma, costringi la tua mente a seguire quel modello senza macchia.

Accendi la lampada del comodino. Sono le 3.00. Sei sola questa notte, a casa. Tuo marito è fuori per lavoro e tornerà tra una settimana. Non ti fa paura la lontananza. Ti fanno paura i tuoi mostri. Quegli esseri malvagi che si insediano nei tuoi discorsi, mentre parli con la tua vicina di casa. Che ti obbligano a rimandare un appuntamento importante, perché in quel caso la loro voce è più forte della tua.

Prendi un libro per conciliare il sonno. Ma, non riesci a concentrarti. Ti soffermi sempre sulle stesse parole: bambino, bambino grande, bambino oramai ragazzo, ragazzo che non cresce. Ti fanno male quelle parole e solo tu sai perché. Ti fanno tornare in mente quel lunedì di aprile, quando avevi invitato tutti i tuoi parenti per l’ecografia. Per vedere il cuoricino del tuo primo bambino. Tuo padre ti portò quella spilla di tua madre che ti piaceva tanto. Ti ricordi? Ricordi alla perfezione tutti i momenti di quella giornata: la colazione con tuo marito, la casa lasciata in disordine per una buona causa e la fretta di andare dal tuo ginecologo. 120 euro a visita.

Eri contenta della tua felicità. Una felicità che stava per essere condivisa con tuo padre, tua sorella, tuo cugino e i genitori di Simone. Ma, dopo un minuto tutto è cambiato. Sono cambiate le espressioni, i sorrisi si sono trasformati in visi senza forma e il tuo urlo di dolore ha reso gelida una stanza inizialmente calorosa.

Quel cuoricino aveva smesso di battere, di dirti ci sono, di accarezzare il tuo viso da qualche anno spento, di prenderti per mano e consigliarti delle vie da scegliere. Per essere più spontanea, meno rigida.

Ci sono notti in cui non riesci a prendere sonno. Pensieri tornano indietro nel tempo e ti portano a sudare di notte, in una camera senza marito. Mentre tu cerchi di reagire, la luna, che si intravede dalla tua finestra senza persiane, è una tua nemica e non ti lascia dormire.

Notte, 

Em@

29: Il silenzio dell’onda

Ciao ragazzi,

una volta a settimana dedico il mio post giornaliero a un libro che ho letto recentemente.

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Il libro della settimana è Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio, edito da Rizzoli (Rizzoli Vintage). Pagine: 300. Costo: 13 euro.

Finalista del Premio Strega 2012, il libro in questione è un romanzo avvincente, scritto bene, semplice e lineare nella struttura.

  • Di cosa parla?

Si parla di cambiamento, evoluzione. Si parla di come sia positivo chiedere aiuto poiché tramite l’analisi di sé, rapportata all’altro, molte cose possono prendere direzioni diverse. Nuove, mai sperimentate. Che prima facevano paura ed oggi no.

  • A chi lo consiglio?

A tutti coloro che sono in un periodo di crisi e che fanno fatica ad uscire dal limbo della depressione. Che fanno fatica a riscattarsi poiché sono ostacolati da un muro insormontabile che non riescono ad abbattere.

  • Le tre parole chiave

Silenzio, analisi, cambiamento.

Il silenzio porta a riflettere e dunque ad analizzare. Attraverso un’analisi profonda si può cambiare. Cambiare significa crescere, evolversi. Capire che c’è sempre una possibilità e un riscatto.

  • Chi sono i protagonisti?

Roberto, un carabiniere in malattia. Emma, una commessa, ex attrice di teatro. Giacomo, figlio di Emma. Un bambino che ama scrivere e che sente la mancanza di suo padre.

Infine, ma non infine, c’è il dottore: lo psicologo che ha in cura Roberto ed Emma.

  • Il titolo rimanda a qualcosa di più profondo?

Titolo: Il silenzio dell’onda.

Quando l’onda del mare passa e ci attraversa, rimaniamo per un attimo sotto di essa. Non sentiamo i suoni, rumori. Nulla di quello che ci sta attorno. Solo silenzio.

Questo stato ci potrebbe portare a conoscere il malefico “panico”, che sta a noi saperlo gestire.

Solo quando facciamo i conti con il nostro passato e accettiamo il nostro presente, stare sotto l’onda può sembrarci una passeggiata. Solo in quel momento riusciamo a contrastare quel silenzio assordante.

  • Voto: 

8 per il contenuto, 8 per lo stile, 8 per la storia. Voto complessivo: naturalmente 8.

Vi mando un beso virtual e ricordiamoci che leggere è la cosa fondamentale per saper scrivere meglio.

Buona serat@

Em@

Dieci: Silencio, por favor…

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Silenzio.
Un panorama fantastico, una panchina, due alberi verdi e un lampione.
Silenzio.
Una notte insonne, mentre fuori non passa nessuno. Vedi solo le luci delle vie, illuminate ad intermittenza.
Silenzio.
Il risultato di un esame, di un’analisi. Di un colloquio importante.
Silenzio.
Tu ed io mentre, mano nella mano, guardiamo il panorama. Ci stringiamo le mani, più forte che possiamo. Fino a farci male.
Silenzio.
Un uomo solo per strada. Non calcolato da nessuno. Solo! Solo! Solo!
Silenzio.
L’ amore che diamo, la cattiveria che facciamo. Le parole che dovevamo dire e che non abbiamo detto.
Silenzio.
Le opere di bene non raccontate, le ragazze che da sole mangiano il panino sull’autobus, le amiche che non hanno bisogno di parole per intendersi.
Silenzio.

Silencio, por favor!