Sogno

Sogno sereno quello che ho dentro. Nulla di particolare. Quello che vorrei essere. Non socialmente riconosciuto per forza.

Silenzi accompagnano questo sogno. Cieli opposti lo sorreggono. Buoni propositi lo alimentano.

Vorrei essere, per un attimo, una musica intonata.

Quella pura, che scegli per fare yoga. Quella che ti fa dimenticare dove sei: il contesto, le paure, le vite altrui.

Vite che vorresti toglierti di dosso. Perché a volte non ti appartengono, ma si insediano. Ci sono. Ti distolgono.

Sogno sei case che non hanno niente in comune. Ma, sono uguali. Persone si alzano. Si guardano, si osservano. Litigano e si rimettono a dormire.

Sogno qualcosa che forse ci sarà, forse no. Sogno. E basta.

Urlo.Fine.Sogno.Girotondo.Santità.

L’urlo nero del silenzio è come il gelo.

“La fine delle cose è un caso o la sua bellezza?” Si ripete sempre, all’angolo della strada. Invece di dire a se stessa: “Ciao! Come stai oggi?”

Lei non sa vivere senza Lui, il suo sogno. A volte, il grigio delle mattine pensierose.

Grr Grr fa ogni tanto. Come in un girotondo di parole dove l’edicola ed il pisello sono complementari.

L’urlo nero era solo eccitazione. Quando tutto è successo. Quando la santità, all’improvviso, viene fuori. Al posto della luce.

Urlo. Fine. Sogno. Girotondo. Santità.