Col sole in fronte

Passeggi col sole in fronte.
Caldo.
Quasi delimita i tuoi contorni.

Col sole
gli stati d’animo
fibrillano.
Le amicizie
si rinforzano.
Le donne si
svestono.

Gli uomini,
quelli sicuri
del proprio
ego,
evidenziano
un pacco niente male.

beach blur clouds dawn
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Col sole

Questa notte il cielo è blu.
Blu notte. Notte di
stelle che illuminano, altrove, vite di altri.

Lontano, qualcuno mangia,
vede la tv, fa un bisogno
in un bagno distrutto. Distrutto da guerre.
Come terribili tuoni che svegliano un bambino.
Che corre subito dalla mamma.

Mamma!Mamma ho paura!

Ho paura degli spari, voglio
fare la ninna, sapere perché qualcuno muore.

Tesoro, non so risponderti.
Ti bacio. Lo vuoi un bacio?
Vai a letto! Subito! Veloce!
Non farmi arrabbiare.

Appare un’ombra, vicino al letto.
Aleggia in casa da un po’.
E’ la notte che fa paura.
Ai grandi.
Ai piccoli, che aspettano domani
per ridere.
Col sole.

Dover essere qualcuno?

#1

Guardo il sole dalla finestra. In realtà, non riesco a vederlo. Troppo forte. Potente come il calore che ha sprigionato. Rendendo tutto fermo: gli alberi, passanti, donne con il cane che di solito di mattina escono.

Un caldo africano, che ha rinchiuso una giovane donna come me, tra le mura di una casa. Casa piccola: bagno, cucina, e salottino. Salottino con una poltrona ed una coperta estiva, su cui per giorni sono rimasta a guardare fuori. Nessuno mai è passato. Se non l’uomo dell’immondizia, come lo chiamo io. Un uomo prestante, che si è sempre toccato il pacco. Sperando che cedessi alle sue avances.

Ho letto molto, bevuto (acqua) altrettanto e pensato alla mia vita. Al fatto di dover diventare per forza qualcuno. Ma,dove sta scritto? Il fatto di dover essere chi non sono mi rende strana. Inadatta. Perché devo uniformarmi a un contesto che non mi appartiene?Perché non posso indossare un vestito strettorossoprovocante in una cena formale?

Ora cerco di mangiare qualcosa, frugare nel frigorifero quello che ho, ed arrangiarmi un po’ come tutti. In estate.

Kiss

Giovanna

Giugno

Giugno.
Gli ombrelloni iniziano a giocare tra di loro. È il primo bagno.
Primi adolescenti che saltano scuola per godere il sole. La salsedine e il sapore della pelle.
Una pelle liscia. Beati loro!
Una pelle che sa di sapone di Marsiglia. Nel caso di lavaggio completo.
Che sa di sudore accennato nel caso di lavaggio semicompleto. Per via della levataccia mattutina e dell’autobus pieno.

Giugno.
Le mamme non riposano. I figli iniziano a chiedere: “Mamma posso fare questo? Andare al campo estivo? In piscina con i genitori di Luca?”
Le mamme iniziano a dimenticare l’oasi di febbraio. Quando col brutto tempo, di mattina, prendevano il cappuccino di soia con le amiche delle 8.

Giugno.
Nuovo sole. Nuove esperienze. Nuova luce. Nuovo giorno. Giorno più lungo.
Siamo solo a marzo.
Ciao Giugno! Per adesso.

5: Vento, sole e due alberi…

Ore 15.45

Vento. Sole. Due alberi.
Ho appena finito di sorseggiare un caffè in un bar insolito, dove radio 101 passava Rihanna, con “Te amo”.
Canzone di qualche anno fa. Che mi ricorda Berlino. Un’estate a Berlino, in cui ero ancora bambino e sicuramente non avevo l’esperienza di oggi. Che a volte mi travolge, innescando nella mia mente pensieri catastrofici. Pensieri che prontamente cerco di razionalizzare. Alla fine ce la faccio.
E torno in me.
Con il mio giaccone rosso e cappello grigio. Con il sole che mi acceca. Per fortuna. Oggi.
Questo per dire che con la crescita, che si evolve continuamente, si pensa molto. Si osserva. Si piange e ride, si ride e piange. Poi si riflette, ci si interroga e si cerca di dare spiegazioni a cose che non ce l’hanno. Ma, tu vorresti spiegarle perché vuoi essere più sicuro.
Ma, poi ti arrendi e cerchi di andare avanti. Andando oltre quei tre puntini che metti nelle frasi d’effetto. Puntini che lasciano spazio a un progetto di vita mai consono a quello che ti aspettavi.
Sempre diverso da quello che cercavi.
Due alberi. Sole. Vento.
Vento d’inverno non freddo che fa da sottofondo a una pausa niente male.
Buona serata

106: Un po’ di me #19

Il diario (1)

 

Buenas,

 

sono in studio, che ho trasformato per questo periodo di relax in un luogo di cultura. Luogo dove vorrei perdermi, leggere, senza l’ansia di essere controllato.

Quando si sta a casa in due, ed entrambi stanno in vacanza, gli equilibri cambiano. E la calma che si dovrebbe respirare in un periodo di riposo, si trasforma in litigio. Io e Luca abbiamo due caratteri abbastanza simili, che contrastano soprattutto nel periodo delle ferie.

Un anno siamo andati a Berlino e dopo due giorni volevo tornarmene chez moi. Non so realmente come ho fatto a gestire quella situazione. Un’entità superiore mi ha aiutato a non usare le mani.

Con lui la vacanza, quasi sempre, diventa un inferno. Nonostante il bene e la stima che nutro nei suoi confronti.

Quando si va in vacanza, se ci si va insieme a qualcuno, si deve trovare la persona giusta. Così come nelle relazioni.

La persona giusta, però, non sempre è la migliore amica che vedi tutti i giorni. Un anno andai a Bruxelles con una mia amica stretta, e ci siamo divisi appena arrivati. Ci siamo rivisti all’aeroporto dopo cinque giorni.

Ma, non sempre capita ciò. Ci sono casi in cui ho rivalutato persone, ho conosciuto storie mai narrate, amato le differenze. Mi sono lasciato trasportare dal non prestabilito ed in un attimo tutto era finito. E il giorno dopo mi mancava la libertà di quei momenti.

Stamattina, siempre con Luc, ho girato negozi di mobili, per trovare un armadio, per la camera nuova, della casa nuova, che “abiterò” a settembre. Fine settembre.

I negozi si trovano a Pescara e fortunatamente oggi la temperatura è stata clemente.

Pedro sta a casa, e ultimamente sta rompendo le palline. Educato male dal simpatico Luca, non fa altro che abbaiare quando non lo si considera.

Comunque, anche io sono pieno di difetti e un rompiballe!

In aggiunta, volevo farvi sapere che sto cercando di rimettermi in forma. Sperando di riuscirci.

Io ingrasso più d’estate che d’inverno.

Vi saluto, con un beso muy fuerte.

Em@

72: Gassosa

cellulare
Sembra estate. Al cellulare, oggi,2016

Allungato su un sofà nuovo, spegne la tv. E’ ormai un uomo di una certa età e non ha voglia di sentire rumori assordanti che provengono da talent per nulla pacati. Non ha voglia di diventare come sua sorella, che programma le sue uscite in base ai programmi che danno in tv.

Si alza e va verso la cucina. Una cucina con mobili antichi, con sedie e tavoli senza graffi. Graffi che non avevano a che vedere con la condizione di vita di sua moglie. Una donna che era precisa, estremamente amante della vita casalinga. Che teneva tutto in ordine. E alle sei di pomeriggio, di ogni estate, usciva fuori casa per cucire coperte, lenzuola e tovaglie per la famiglia.

Mentre sorseggia una bibita gassata e fredda, ripensa a quelle estati. Erano estati in cui non si aveva la percezione del caldo. E la sera tutti i vicini di casa si riunivano in cerchio, come per gioco, e gustavano un gelato che lentamente si scioglieva. E facevano quattro chiacchiere. Chiacchiere che si trasformavano in risate, in curiosità, in giornali scandalistici, che avevano un fondo di verità. A differenza delle bufale che, oggi, si trovano su internet e che quasi sempre sono creazioni palesemente fasulle.

Si siede sulla sedia e continua a bere quella gassosa. Ha il bicchiere mezzo pieno. Perché Mario ha sempre visto il bello delle cose. Della vita. Non si è mai abbattuto di fronte a morti, malattie, dispiaceri. Ha sempre cercato e fortunatamente trovato, in ogni occasione, la forza di andare avanti.

Mentre scivola nella sua bocca la frescura di quella bevanda, Mario ripensa ancora all’estate. Ripensa all’estate in cui si è sposata la figlia e l’emozione di vederla sorridente, felice, di aver fatto un passo, di aver raggiunto un traguardo che non si sarebbe mai immaginato raggiungesse. La figlia: la sua felicità.

Ogni volta che ripensa a quel sorriso di giovane ragazza immatura, gli scende una lacrima. Una lacrima che rappresenta la sua emotività. Perché Mario è stato da sempre un tipo emotivo. Piagnone come diceva la moglie.

Mario ha appena finito la gassosa. Ripone il bicchiere nel lavandino, perfettamente pulito.

Suonano alla porta. E’ suo nipote, che lo fa tornare alla realtà. Devono uscire a prendersi un gelato.

Mario chiude la porta e guarda come un fantasma la sua casa. Una casa modesta, vissuta. E non solo abitata.

Una casa in ordine, al gusto di gassosa.

 

Buona serata, 

Em@

 

Per contatto epistolare:

Emanuele Potere

c/o Studio Di Iorio

Via Ravizza, 84

66100, Chieti (CH)