Strade 

Ci sono strade diverse. Che separano, si incontrano. Non trovano mai un punto in comune. Sono strade che calpesti ogni giorno, e che fai finta di non vedere, se c’è qualcuno che ti sta antipatico.
Ci sono strade che percorri insieme a qualcuno. Qualcuno che ti piace, ma che ha molti difetti. E molti pregi. O pochi difetti e pochi pregi. O…
Qualcuno a cui vuoi bene, nonostante tutto. Perché hai scelto di stare con lui. Con lei. Perché hai scelto di prenderti le tue responsabilità, forse eliminando l’egoismo. E scegliendo un percorso insieme, che non è fatto solo di fiori rossi profumati. 

#pillola #4 #gennaio

133: 12 settembre

Buen@s,

Persa. Cerco una direzione. Bianco è il colore che vedo. Bianco reale. Non sporco o panna.

Bianco come la neve di dicembre.

La prima neve. Quella che cade incessantemente. E mi isola in una città che non mi appartiene. Non sono me stessa. Non sento vibrare emozioni che vorrei provare a cena, con un bel tipo, mentre ci guardiamo. E io gli dico: “Come sei carino!”

Lui però non mi risponde. Continua a guardarmi negli occhi. Accetta il complimento. E lo ricambia senza parlare.

Bianco come una pagina senza quadretti. Senza righe.

Un bloc-notes bianco, dove ci può disegnare, scrivere appunti. Frasi sospirate. Emozioni che trasformi in parole, che metti in una carta apparentemente uguale. Che d’improvviso diventa tua.

Bianco come un cane bianco.

Che ha paura, di tutto. Tutti. Che si ferma, ovunque. Perché qualsiasi rumore lo distrae. Qualsiasi persona gli mette timore. Poi, però quando gioca con gli altri cani, lo vedi libero. Felice. Con la coda che oscilla. E la fierezza di aver condiviso quell’attimo con i suoi amichetti. Poi, tutto torna uguale, quando lo riporti in strada. La strada che lo riporta a casa. Una casa che gli appartiene, ma che ancora non sente sua.

Persa. Cerco una direzione. Un colore. Qualcosa che renda speciali le mie giornate. Che le renda dinamiche. Vive. Come gli interni degli asili, con immagini tutte colorate. Come il parco giochi della villa, che si riempie di bambini, a qualsiasi ora. A partire dalle 15.30, ora che è iniziata la scuola.

Persa, cerco strade dinamiche, sentieri colmi di erba verde, forni che aprono alle quattro di mattina. Con l’odore del pane, dei dolci, che preannunciano una nuova giornata.

Una giornata particolare.

Forse azzurra, o verde.

Rosa

Mil besos,

Em@

131: 10 settembre 

Buenas,

mentre scrivo, sono seduto su una panchina. Verde.

All’orizzonte un panorama diverso da quelli che ammiro giornalmente.

È un panorama che appartiene a una via parallela. Via anonima di sera. Per mancanza di gente. Via parzialmente viva di giorno, perché due scuole importanti la caratterizzano.

In questa via trovo la mia pace. Mentre una ragazza suona il piano. Suoni che provengono da una finestra di un palazzo parzialmente abitato. Palazzo di città che ha una dimensione sociale diversa rispetto a qualche tempo fa.

In questa via, di pomeriggio, di rado, passano macchine. Il bar all’angolo è chiuso. Apre solo di mattina, quando studenti disattenti chiedono un caffé. Quando una docente già stressata chiede un cappuccino di soia con cannella, con un po’ di cacao e un fernet, per svegliarsi.

In questa via, le poche persiane aperte vengono chiuse nel momento in cui qualche straniero calpesta il cemento di una strada non perfetta.

Le poche persone che la abitano, scrutano ciò che accade da una persiana socchiusa. Con tono inquisitorio e di appartenenza.

Ci sono delle vie, delle strade, che non hanno nulla di particolare, agli occhi degli altri.

Ma, ai tuoi occhi, racchiudono qualcosa di magico.

Un particolare che ti ricorda la tua infanzia, una realtà di periferia che non assapori sempre.

Ci sono delle vie che ti rendono sereno, senza fare nulla.

Mil besos,
Em@