121: All’angolo di una strada

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Nero Tragedia.

All’angolo di una strada, oramai senza case, una bimba si dispera. Vorrebbe gridare, ma non ci riesce. Non riesce nemmeno a piangere, figuriamoci urlare.

Ha dieci anni e si copre da sola, con una finta coperta. Coperta che non ha nulla a che vedere con quella della sua cameretta. La sua coperta: luogo di riparo di un fratello più piccolo e di un cane dispettoso di nome Sergio.

Elena è immobile. Inconsapevole di quello che è successo. Consapevole del fatto che la sua vita cambierà. Cambieranno le abitudini, le risate al parco con Francesca, la sua amichetta del cuore.

Elena è immobile, ma ha capito. Dovrà cambiare scuola, dovrà avere nuove amiche. Nuovi amici. Non sa nulla di Gioia dalla sera prima del terremoto. Erano andate in famiglia a mangiare la pizza. Pizza e patatine. “Che bonta!” ripeteva Elena in macchina, quella sera al padre.

Elena si copre. Continua a coprirsi. Un freddo reale e interiore sta assalendo il suo corpicino. Oramai indifeso. Oramai pieno di ferite.

Elena non sa che suo fratello si trova ancora sotto le mattonelle della sua bella casa. Casa che non esiste più.

Sua madre cerca di mantenere un equilibrio visibile, agli occhi della sua bambina. Ma, la distanza tra il suo viso e quello che ha dentro è talmente abissale, che chiunque passasse per quella strada capirebbe il suo tormento. La sua disperazione.

Elena, all’angolo di una strada, si dispera. Quello che ha dentro non l’ha mai provato nei suoi pochi anni di vita. Quello che ha dentro, non le permette di alzarsi, perché un leggero, a tratti forte, formicolio ha invaso le sue gambe, da aspirante ballerina. Gambe che l’hanno aiutata a scappare. Fuggire.

Fuggire da una notte apparentemente felice. Diventata triste. Trasformatasi in tragedia, in un attimo.

Quell’attimo, che ha cambiato tutto. Anche la vita di Elena.

Che ora attende all’angolo di una strada. Strada senza case. Strada senza luci accese, che ieri annunciavano che la cena era pronta.

119: Terremoto

Abito in una città sismica ed in centro storico, dove le case sono fatte di mattoni e senza protezione. Se l’epicentro fosse stato più vicino, anche Chieti sarebbe stata distrutta. Poiché la distanza tra l’epicentro di questo terremoto e Chieti è realmente vicina. Sono circa 155 chilometri.

Abito in una zona sismica e lo so. Non ho paura del terremoto (poiché è un evento naturale, anche se molto spesso tragico). Ho paura che la casa mi crolli addosso, visto che sto al piano terra di un palazzo (esternamente ristrutturato qualche anno fa) di quattro piani, in una via caratteristica, dove case ammassate e ben tenute sono oggetto d’incanto per molti turisti, soprattutto stranieri, che amano l’Italia e le sue caratteristiche, particolarità.

Ieri, ho visto poco la televisione perché spettacolarizzare la tragedia aumenta il mio malessere. Famiglie, ragazzi, turisti, in un attimo, si ritrovano senza casa. In un attimo, perdono parenti, amici e fidanzati non a causa del terremoto, ma a causa di case costruite male. Di case che non hanno retto a un evento sismico, di grande intensità.

I terremoti sono sempre esistiti e la storia lo dimostra. Questa mattina, ho fatto una ricerca su wikipedia, per curiosità.

Di seguito, elenco i terremoti di grande intensità che ci sono stati in Abruzzo:

69 a.c.: Chieti; 1315: L’Aquila e Sulmona; 1348-49: Appennino Abruzzese; 1398: L’Aquila; 1461: L’Aquila; 1506: Frentania; 1563: Atri; 1690: Atri; 1695: Celano; 1703: L’Aquila (Montereale); 1706: Maiella (Sulmona); 1762: Poggio Picenze (L’Aquila); 1786: L’Aquila; 1791: L’Aquila; 1881: Abruzzo meridionale (Orsogna-epicentro, Guardiagrele, Ortona e Lanciano); 1884: Abruzzo (Costa pescarese-Ascoli); 1888: Teramo; 1915: Avezzano (30.519 morti); 1916: L’Aquila; 1933: Maiella; 1943: Marche e Abruzzo; 1950: Gran Sasso; 1958: L’Aquila; 2009: L’Aquila.

Questi dati dimostrano che i terremoti, soprattutto nella zona aquilana, ci sono sempre stati. E con le stesse caratteristiche: sciame sismico e scossa forte.

Questi dati dimostrano che il terremoto sì, non si può gestire, controllare. Ma, le case possono essere progettate e costruite, con criteri antisismici. Criteri che possono salvare tante persone, che non hanno colpa.

Il Governo, alla luce anche dei dati precedentemente esposti, potrebbe fare qualcosa. Ma, non lo fa.

I soliti scenari si ripetono in televisione, povera gente muore, politici e personaggi famosi piangono in salotti vip.

Ed è un eterno ritorno, come affermava Nietzche.

Buona giornat@

Em@

118: Un po’ di me #21

Buenas,

stanotte, di nuovo terremoto. Bastardo nemico che mette in discussione le apparenti certezze della nostra vita.

Non voglio fare retorica e ripetere frasi fatte e dette, sempre e comunque, ma il terremoto, come qualsiasi evento naturale o tragico, ci fa comprendere quanto siamo piccoli di fronte a Madre Natura.

Il terremoto ci fa capire che non possiamo controllare tutto. E sta parlando uno che cerca sempre di controllare ogni istante della propria vita, per sentirsi al sicuro. Almeno nel proprio nido.

Come nel terremoto de l’Aquila, mi sono alzato prima e ho sentito tutto in piedi. Come se un sesto mi dicesse: “Alzati!”

E poi ho sentito tutto perché la distanza non è così esagerata! 155 chilometri.

Dopo la scossa, io, Pedro e Luca siamo usciti fuori.

Fuori tutte le persone, in pigiama e impaurite, si facevano delle domande. A cui, naturalmente, non sapevano rispondere. E neanche io!

In quegli attimi, l’aspetto positivo è stata la coesione. Unione.

Persone che non si sono mai scambiate parole, in quei momenti erano unite. E come familiari mettevano in evidenza tutta la spontaneità.

In quei momenti, le barriere quotidiane decadono e l’essere umano esce fuori.

Ho ripreso sonno alle 6.00, con Pedro attaccato. L’ho fatto dormire con me perché aveva paura. Anche se sono contro, solo per il semplice fatto che non riposo bene.

Vi lascio.

Spero che stiate tutti bene.

Un saluto,

Em@

41: Tre e trentadue

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Per sempre, dicembre 2016

Marta, quella sera di sette anni fa, aveva paura. Lo sciame sismico da un paio di mesi terrorizzava bambini, nonni. Nonne, zie, studenti, studenti fuori corso, Erasmus. Tutti, insomma.
 
Io, quella sera di sette anni fa mangiavo un kebab con il mio coinquilino, con il quale avevo litigato. Litigi inutili. Che avevano trovato un idillio mangiando in un posto pieno di studenti.

Marta in camera era sola. Ma, in casa c’erano la sua coinquilina e il suo ragazzo. Che era rimasto per dare conforto.

Qualche giorno prima, Marta aveva deciso di spostare il letto sotto la trave portante della sua casa, perché aveva paura che l’armadio le cadesse addosso.
Fortunatamente lo fece.

Quella notte del 5 aprile non riuscivo a prendere sonno, perché il litigio era ancora fresco. E avevo deciso di tornare dai miei per non continuare a dire, come Noemi, “Sono solo parole, le nostre”.

Marta si era messa a letto. E osservava il soffitto. Paura, ansia e impotenza erano i suoi pensieri. Il telefono accanto le faceva compagnia, insieme al suo orsacchiotto Teddy, che le aveva regalato sua sorella Melania.

Alle 3.31, quasi 32, del sei aprile, apro gli occhi. Avevo sete. Nel tragitto da camera mia alla cucina, i quadri iniziano a muoversi,  gli oggetti a cadere ed io ad urlare a mia sorella. Che prontamente è scesa dal letto. E insieme siamo usciti fuori.

Alle 3.32 del sei aprile, Marta ha aperto gli occhi. Si è trovata addosso una trave che fortunatamente non le ha danneggiato gli organi vitali.
Fortunatamente qualche giorno prima, Marta, aveva spostato il letto.
E’ rimasta per 22 ore sotto le macerie.

Alle 3.32 del sei aprile L’Aquila è cambiata. Anche se tutto è rimasto fermo. Le locandine dei cinema danno ancora la programmazione di quella settimana, i negozi hanno in vetrina la collezione primavera/estate 2009.

Alle 3.32 di sette anni fa Marta è cambiata. Per sempre.

Buona serata,

Em@