137:18 settembre (Libro: Il treno dell’ultima notte di Dacia Maraini)

Buen@s,

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Libro: Il treno dell’Ultima Notte di Dacia Maraini, Burbig(Rizzoli) edizione, 12 euro, 429 pp.

Ho appena finito di leggere, Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini. Eh, che dire?

Dico solo che la Maraini, per me, è una delle scrittrici più brave che abbiamo. Un’autrice che entra nella storia, studiando in maniera minuziosa tutti i personaggi e situazioni che nascono dalla sua penna.

Ho letto questo libro, mettendoci appositamente più del dovuto. Perché ci sono storie che hanno bisogno di riflessione per essere capite, che hanno bisogno di un tempo personale per essere digerite.

La storia che l’autrice ci propone è una storia forte. Amara, una ragazza ventottenne di Firenze, decide di prendere un treno ed andare alla ricerca di Emanuele, il suo ragazzino ai tempi dell’adolescenza. Un ragazzino, (ora) uomo, che ha sempre amato.

Emanuele, di famiglia ebrea, scrive lettere alla giovane Amara, per raccontarle cosa sta succedendo a lui e la sua famiglia, nel periodo in cui i nazisti obbligavano gli ebrei a vivere nei ghetti. E poi la conseguente deportazione nei campi di concentramento.

I temi di questo romanzo sono molti e, tra questi, i più importanti sono:

Il viaggio.

Amara intraprende questo viaggio verso Vienna per sapere se Emanuele è morto o no. Un viaggio interiore e reale, che la spinge a cambiare. A vedere lati del suo carattere, che non ha mai preso in considerazione.

In questo viaggio, sul treno, conosce l’uomo delle gazzelle. Un uomo che l’aiuterà a ricercare Emanuele. Un uomo che diventerà molto importante per la giovane giornalista.

Il treno, in questo libro, diventa un simbolo. Simbolo che rimanda anche alle povere persone, che ammassate come animali, venivano portate nei campi dell’orrore. Campi in cui si concentrava la loro fine.

La storia.

La Maraini ha studiato. E non sono di certo io che devo dirlo. Ma, in questo libro vi è uno studio approfondito di tutto ciò che viene narrato: il ghetto di Łódź, il campo di concentramento di Auschwitz, la rivolta di Budapest del 1956. E tanto altro…

Per quanto riguarda lo stile, la Maraini è maestra di stile. Usa la corrispondenza epistolare, come espediente narrativo, per rendere la storia più completa. E la narrazione meno pesante.

Amo la Maraini, perché entra nella storia, come nessun’altro sa fare. Nulla è lasciato al caso, nulla è scontato.

Voto: 9

Mil besos,

Em@

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99: Treno

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Foto presa dal web, puglia

Immagini e situazioni sono una mezcla tra fantasia e realtà

Una mattina di luglio. Fuori fa caldo, troppo caldo. Attendo il treno. Ricevo una chiamata. Rispondo. Vado in bagno e litigo. Litigo con lei, che ieri mi ha lasciato. Lasciato solo, a piangere, in una scuola calda, senza insegnanti. Piena di bidelli, che leggono il giornale. A volte, anche libri. Libri comprati in mercatini di piazza.

Esco dal bagno, il treno è partito. Il mio migliore amico non mi ha aspettato. Mi ha lasciato un messaggio su whatsapp: “Prendo il treno, ci vediamo al bar oggi!”

Il treno! Oramai è una abitudine, una parte di me. Da quando cinque anni fa ho iniziato le superiori, lo prendo tutti i giorni. Giorni diversi, a causa del tempo diverso: pioggia, sole, neve (quando nevica!). Giorni diversi, a causa di gente diversa. Gente che si alza presto per andare a lavorare, che va in Ospedale per una visita importante. Che si sposta per fare una piccola gita. Come il bimbo, che ho visto questa mattina, che non vedeva l’ora di scoprire una città nuova e di mangiarsi un gelato in una gelateria nuova, con la sua nonnina, suo esempio. La sua sicurezza.

Sul treno leggo molto. Mi perdo nelle storie, nelle vite altrui. In attimi, che non vivrò mai. In secondi, che non mi apparterranno.

Sul treno osservo molto: il viso di una studentessa, che chiama contenta sua mamma, per aver superato il suo ultimo esame; la coppia che scoppia, che si ama, che si lascia. E poi si bacia nuovamente. Perdendosi in occhi profondi, che non sanno dire di no; la professoressa che corregge i compiti, posa gli occhiali da vista sul sedile, guarda fuori, sorride, riprende gli occhiali, e continua a correggere.

Una mattina di luglio, il 12 luglio, tutto è cambiato. Sono vivo per miracolo. Grazie a una telefonata. Il mio migliore amico è morto, così come sono morte altre persone. Persone come me, come te. Che avevano tanti sogni, progetti da realizzare. Abbracci da donare, baci da dare. Emozioni da vivere…

 

Buona giornata,

Em@