Viento

Il suono del vento mi ha frastornato.
Ubriaco agli angoli della strada.
La stessa di ogni mattina.
Alle 9 ho il corso.
Seduto.
Insistente, il vento, mi trapana il cervello realmente.
Mi disorienta.
Mi fa sbarellare.
E quel suono da dove proviene?
Dalle montagne, dal cielo o dai meandri degli abissi?
So solo che faccio fatica a riprendermi,
ripensando ai sogni ricorrenti di bambino,
quando il vento mi faceva volare.
Ho un ricordo talmente vivido che sembra reale.
Viento.

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Casa Gialla

Abito in una casa gialla.
Oggi ho un mal di testa tremendo, forse per via di questo vento fresco. Forse perché questa mattina non ho messo la sciarpa. E soffro di cervicale.
Non amo particolarmente agosto. Prima del 15, in particolare.
Le città non turistiche si svuotano, i negozi chiudono e le tre parole “chiuso per ferie” diventano un must. Ovunque ti giri, le trovi.
Dicevo: odio questo periodo perché due sono le cose: o fai qualcosa o non fai nulla. Ed io, che non sono particolarmente socievole, opto per la seconda opzione. Mi pesa un po’. Rimanere da sola ingigantisce tutto ed il nervosismo prende il sopravvento. Quindi penso di leggere un po’ e fare delle passeggiate. Per scaricare l’adrenalina e rimettermi un po’ in forma. Anche se non ne è ho la necessità. Ma, l’attività fisica serve sempre. No?
Abito in una casa gialla. Ho un gatto di nome Simo (perché il mio primo ragazzo si chiamava Simone). La casa è spaziosa, nonostante abbia solo un salotto-cucina, una camera ed un bagno.

Kiss,
Giovanna

5: Vento, sole e due alberi…

Ore 15.45

Vento. Sole. Due alberi.
Ho appena finito di sorseggiare un caffè in un bar insolito, dove radio 101 passava Rihanna, con “Te amo”.
Canzone di qualche anno fa. Che mi ricorda Berlino. Un’estate a Berlino, in cui ero ancora bambino e sicuramente non avevo l’esperienza di oggi. Che a volte mi travolge, innescando nella mia mente pensieri catastrofici. Pensieri che prontamente cerco di razionalizzare. Alla fine ce la faccio.
E torno in me.
Con il mio giaccone rosso e cappello grigio. Con il sole che mi acceca. Per fortuna. Oggi.
Questo per dire che con la crescita, che si evolve continuamente, si pensa molto. Si osserva. Si piange e ride, si ride e piange. Poi si riflette, ci si interroga e si cerca di dare spiegazioni a cose che non ce l’hanno. Ma, tu vorresti spiegarle perché vuoi essere più sicuro.
Ma, poi ti arrendi e cerchi di andare avanti. Andando oltre quei tre puntini che metti nelle frasi d’effetto. Puntini che lasciano spazio a un progetto di vita mai consono a quello che ti aspettavi.
Sempre diverso da quello che cercavi.
Due alberi. Sole. Vento.
Vento d’inverno non freddo che fa da sottofondo a una pausa niente male.
Buona serata

20 settembre: Onde 

​Buen@s,

Le onde sono già a riva.
Scomparse.
Tu sei seduto sulla sabbia, mentre nuvole diventano nere.
Le osservi, pregando loro di non trasformarsi in pioggia.
Acqua che potrebbe disturbare la conversazione con la tipa, che ti piace, che frequenti da qualche settimana.
Il vento, leggero e quasi fresco, ti aiuta a chiederle: “Senti freddo? Se vuoi ti scaldo io!”
Subito, ti rendi conto che hai detto una cosa scontata, che hai ascoltato oggi pomeriggio a un’esterna di “Uomini e Donne”.
Ma, è ciò che veramente volevi. Un abbraccio. Il suo abbraccio. Sentirla tua, odorare la sua pelle, ascoltare il battito del suo cuore. Il suo respiro. Respirare insieme per qualche secondo. Attimo.
Lei scansa le tue braccia. Ti dice che si frequenta con un altro. Tu pensavi, credevi di farcela questa volta a presentare la tua lei ai tuoi genitori.
E invece no! 
Le onde sono già a riva.
Scomparse.
Lei si allontana.
Tu continui a guardare le onde all’orizzonte.
Inizia a piovere.
Le tue lacrime si confondono con quella pioggia incessante. Rumorosa.
Rumorosa come il tuo cuore, ogni volta che viene infranto. 💔💔💔


Mil besos,

Em@