Nevica, invece no.

Ci sono verità che scivolano addosso, per poi cadere a terra.  Perché la verità, sentirla, sentirsela pronunciare, fa male.  La verità è anche accettare i propri limiti. No? Capire che non si è perfetti e che qualche volta si sbaglia. Poi, ognuno ha una sua verità. E può concepire “un’altra verità” in maniera diversa. Sono sicuro, però, che la verità viene sempre a galla. Anche pensare che ci sia la neve, ma in realtà fuori c’è una cappa di umidità che spacca le pietre.

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30 settembre: Buio

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Buen@s,

Non ho paura del buio reale. Quello che riscontri di sera, quando il sole inizia a calare.

Io, di notte, dormo. E anche se dovessi alzarmi, non mi lascio trasportare da quel bastardo che rende la notte, per alcuni, gelida. Mi sono sempre chiesto chi fosse quel bastardo, e forse sono riuscito a trovare la risposta.

Vi spiego.

Quel bastardo si insedia nelle persone anche di giorno.

Quando felice vai a fare la spesa al supermercato e poi ti rendi conto che non hai comprato quella cosa che ti serviva. Rientri, ed esci nuovamente. Mentre ti rechi verso la macchina, felice di tornare a casa, ecco che un cane ti fa cadere a terra. Di corsa al pronto soccorso. Ambulanza chiamata dagli altri acquirenti. E per fortuna hai una prognosi di un mese.

Quel bastardo si nasconde nei giardini pubblici, mentre bambini giocano felici. Improvvisamente distratti da un uomo nero, che promette loro le caramelle. Un uomo nero e buio di cui non vediamo mai il viso. Nemmeno i bimbi si ricordano com’è fatto. Un uomo nero che offre caramelle in cambio di prestazioni sessuali. Per fortuna, le mamme ansiose, molte volte si accorgono di questa figura losca. E denunciano l’accaduto o non fanno andare più i bambini al parco.

Quel bastardo si nasconde nei rapporti non consenzienti. Nelle case di professoresse, che pensano di andare a dormire, come tutti i giorni alla stessa ora. Professoresse che non hanno mai fatto del male a nessuno. Che subiscono, perché loro si fanno scivolare tutto addosso.

E una sera qualunque, di un giorno qualunque, un marito per nulla contento e molto autoritario le fa andare direttamente al campo santo, senza che nessuno possa sentire quell’urlo di disperazione. Un urlo di addio alla vita.

Il buio si insedia in angoli nascosti. Angoli luminosi, che risplendono in case di ricchi, poveri. Patrizi o plebei.

Il buio stravolge le cose, aleggia nell’aria e colpisce chi vuole lui.

Mil besos, 

Em@

112: Mentre qualcuno passeggia…

Il diario (2)

Qualcuno passeggia.

Città che fa tardi la sera. Sono quasi le dieci. Ed i negozi sono ancora aperti. Siamo in un posto di mare.

Passeggi anche tu. E ti immetti in quelle vie senza uscita. Che sanno di nascosto, intimo. Di mistero, paura.

Al terzo piano una leggera luce contrasta con le finestre scure degli altri appartamenti.

Quella luce leggera significa qualcosa. Forse significa che qualcuno sta facendo sesso, forse sesso con amore.

Che ti permette di sfiorare e sentire la presenza, il vigore. Che ti permette di guardare negli occhi, senza parlare. Di capire, senza discorsi che non hanno mai una soluzione. Discorsi psicologici che non hanno mai un fine. Una fine.

Le coperte sgualcite, che sanno di corpi che si intersecano. Che sudano, godono, riposano. Le coperte sgualcite hanno una missione: preservare quell’attimo. Quegli attimi.

Continui a guardare quella finestra per qualche minuto.

Tutto rimane in silenzio. Silenzio assordante, o consenziente. Silenzio che scalda cuori che non hanno bisogno, forse, di parole. Di consensi forzati.

Esci da quella via senza uscita. Qualcuno continua a passeggiare.

Le luci delle case degli altri stimolano visioni reali. Forse irreali.

Visioni che accadono, in un posto vicino o lontano.

Visioni quasi sempre nascoste che hanno bisogno di una fioca luce per essere vissute.

Mentre, qualcuno passeggia. E continua a passeggiare. E continua a farlo para siempre.

Em@

 

111: Roma, al calar del buio

Il diario

Ileana entra in casa. Si dirige verso la camera di Pasqualino, senza perlustrare gli altri luoghi dell’abitazione.

Faccio un sospiro di sollievo, quando sento sbattere la porta. E la sento uscire. E mi chiedo cosa cercava nella camera di Pascal.

Mi alzo e mi dirigo verso la camera. Nella camera tutto sembra in ordine. E’ in ordine. Forse avrà preso qualcosa che stava sul comò? All’interno di qualche cassetto? Forse un profilattico. Ma, come fa a sapere che ci sono i profilattici nel comodino vicino al letto? Apro il comodino, la scatola è lì, ancora con la plastica. Quindi niente.

Mi siedo sul letto di questa camera anonima. Camera senza quadri, né fotografie. Senza ricordi.

Non ho mai voluto indagare sulla vita di Pascal, sulla sua mania d’ossessione. Di tenere tutto pulito, in ordine. Disprezza qualsiasi forma di colore. Il colore, quella parte di noi che ci rende vivi. Quella parte di noi che ci fa apprezzare un paesaggio primaverile, un mare dopo la tempesta.

Troppo romanticismo, lo so.

Ma, dalla morte di mia nonna ho sviluppato un tipo di sensibilità “troppo sensibile”, forse fuori dal comune. Forse normale, che appartiene un po’ a tutti. E che molte volte cerchiamo di rinchiudere in un cassetto, pieno di emozioni.

Il telefono inizia a suonare, esco dalla camera. E’ Pascal.

– Ciao Pascal!

– Biscottino come stai? Che fai?

– Niente, vedo la tv (non dico nulla sull’accaduto)

– Tra circa due ore torno. Ti ho portato un regalo! Sei curiosa di sapere cos’è?

– Lo sai che non amo le sorprese – gli dico. In realtà, le amo. E vorrei sapere di cosa si tratta.

Ma, la storia di Ileana, mi ha turbato. E ancora mi riprendo. Che tipo di rapporto c’è tra Pascal e questa ragazza, deduco slava, di nome Ileana?

Prendo il libro dalla borsa, Ecce homo di Nietzsche. Una lettura, che capisco a malapena. Ma, questa frase che cito di seguito, sembra fatta a pennello per me: “Star seduti il meno possibile; non fidarsi dei pensieri che non sono nati all’aria aperta…

Chiudo le luci di casa. Esco.

Sto nei pressi della stazione Trastevere. Mi dirigo su viale Marconi.

Sono le 8. 30, circa. Forse più le 9. I negozi stanno chiudendo. E’ settembre.

Gli universitari sono appena tornati dai nidi familiari. Alcuni di loro li vedo con valige stracolme di cibo, viveri.

Due ragazzi maschi si danno un bacio immenso. Forse non si rivedono da mesi. Forse il loro amore è ancora vivo.

Prendo il 170 e mi dirigo a Piazza Venezia, lasciandomi trasportare da un conducente piuttosto bello, da pensieri che ancora non trovano una soluzione.

Mentre fuori dal finestrino, Roma si riempie di bellezza. Bellezza autentica che aumenta al calar del buio.

Chiar@

96: Essere


Seduto su uno scalino guardo una donna che passa. Passa senza guardare nessuno. Ha una gonna blu, scarpe bianche alla moda. E una collana comprata con i soldi, che poco prima era andata a ritirare al bancomat.

Incontra le sue amiche. Appare sorridente. Alla mano. La raggiungo. Perché tra le sue amiche c’è una che conosco e che non rivedevo da tempo. La voglio conoscere.

Ci parlo. Mi parla solo di apparenza. E ci sta. Perché viviamo in superficie. In un luogo dove io sono quello che sembro. Dove io sono maschera di me stesso. 

Stufo a causa della conversazione, torno allo scalino, guardando le amiche che discutono. Continuano a farlo per tutto il giorno, e anche l’indomani. Rimango ad osservarle. Non cambia niente. 

Cambiano i vestiti, le acconciature, i formalismi. I rossetti, gli anelli e gli occhiali da sole. Cambiano le amiche, ma lei resta lì. La donna con la gonna blu ha paura di non riuscire a incastrare i suoi tempi. E rimane a parlare…anche di notte. Rimane sola perché ha paura di guardarsi allo specchio e dire a se stessa che qualcosa non va. 
Buona serata,

Em@ 

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Pedro

Sai che ti dico?

Che oggi sono stato molto svogliato. Avrei dovuto fare tante cose, ma ne ho fatte poche.
Ho lavorato, anche se non mi sono molto impegnato. Mancava l’organizzazione in studio. E quando manca, sbarello!
Ho portato il cane a spasso. Non c’era quasi nessuno.
Ho pranzato, mangiando un uovo, pomodori e ricotta. Pane integrale. Mi sono sfondato perché quando sei svogliato, hai voglia di riempire il tempo in altri modi.

Sono tornato in studio e ha suonato uno che voleva i soldi. Già è la terza volta che viene e si sta approfittando della mia educazione. Gli ho detto che la prossima volta chiamo i carabinieri. E che non deve permettersi più di suonare! Perché è uno studio di un commercialista, non la banca.

Sono tornato a casa svogliato. Strano :?!
Ho preparato la cena. Torta rustica di melanzane.  Ho portato a spasso il cane. Solito giro, solita corsa. Stavolta ha giocato con la sua amichetta Lucy.  Almeno stasera era meno appiccicoso!
Poi, ho fatto stretching, ho visto “Cuochi e fiamme”.
È tornato il mio coinquilino, che ha portato di nuovo a spasso il cane. Un momento di relax. Per fortuna!
Io e L., poi, abbiamo mangiato. E Pedro (il cane) pure.

Sono sceso nella mia camera. E appena adesso, ho finito di leggere un libro. Di cui vi parlerò a breve. Vi dico solo che non è stata una semplice lettura, ma è stata molto stimolante.

Oggi ho parlato con: il fruttivendolo, con la sorella del fruttivendolo, con Lorenzo il terzo fruttivendolo, con Giacomo il barista e Cristos il proprietario del bar. Con il padre dell’edicolante, con Loredana, Davide e Andrea, Rosanna, Luca, la padrona di Lucy, Sandra, due passanti che hanno accarezzato Pedro, il proprietario di una bottega e la sua assistente. Ho salutato, infine, uno che saluto sempre. E con il quale non ho parlato mai.

Tutto qui. E tu che fai? Che farai domani?

Buona Notte! 😙
 

Cinque: l’albero della mia verità

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A volte mi chiedo se ci sia una verità. E mi  rispondo sempre che la verità assoluta non esiste. Non c’è una verità. Ci sono tante verità. Ognuno ha una sua verità, una propria legge. Che gli permette di capire cosa sia giusto o no per la propria vita.

Mi chiedo come fanno alcune persone a scegliere le verità altrui. Forse è più comodo? Sicuramente lo è. Scegliere le verità altrui è come dire sempre sí ad un capo ed essere succube della propria idea. Un’idea lontana dai nostri principi.

Che cos’è la verità? Non lo so. So solo che una verità assoluta non esiste. So solo che non mi fermo alla prima verità. Ma, vado avanti fino a quando trovo la mia verità. Una verità mai statica. Sempre in movimento.

Notte.