Si sa già tutto

Ricordi di un tempo. Quando il viso era una faccia. Vera.
Ci guardavamo. Gli occhi erano definiti dal colore: verde, nero, marrone, azzurro.
Le mani si toccavano. Sudate, quando combaciavano con quelle del nostro amato. Fidanzato. Amico.
I silenzi esistevano. Non si aveva paura. Niente vuoto.
Le risate erano musica. Contagiavano passanti anonimi in una dolce melodia.
Le amiche si capivano, si chiamavano. Ascoltavano cantilene e litanie. Ma…erano pur sempre amiche! No?
Oggi, notifiche, whatsApp, cancellano le attese.
Il nuovo non esiste.
Si sa già tutto.

two box trucks on road
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Col sole in fronte

Passeggi col sole in fronte.
Caldo.
Quasi delimita i tuoi contorni.

Col sole
gli stati d’animo
fibrillano.
Le amicizie
si rinforzano.
Le donne si
svestono.

Gli uomini,
quelli sicuri
del proprio
ego,
evidenziano
un pacco niente male.

beach blur clouds dawn
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Siamo persone

Dietro a una persona
si nascondono ritratti.
Tempi sconosciuti
si intersecano.
Fanno a gara per
emergere.
A volte, danneggiando.
Dicendo parole
sconnesse.

Dietro a una persona
c’è l’umano che
avanza.
La fragilità, il tatto.
L’essenza. L’assenza
che ha una spiegazione.

 
Dietro a una persona
i silenzi sono come
fiori scossi da
un vento di montagna.
A tratti gelido, a tratti estivo.

 

Siamo persone. Non macchine.
Non numeri. Non ambizioni.
Non traguardi. Non castelli artefatti.

Siamo persone.
Che respirano.
Piano.
Per capire.
Chi siamo.

 

affection afterglow backlit blur
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16 agosto: Altrimenti divento un’illusione

Ritornato, mai andato lontano.

Scrivere è una libertà. A volte, troppo lontana dalla realtà. Caos, necessità, macchine che passano. Brum, brum!

Meglio scrivere o vivere?

Meglio vivere per apprezzare quello che si ha. Il tempo, una foglia bagnata. La rugiada. Uno sguardo felino che mi fa solo tenerezza!

Scrivere, però, ti fa andare oltre. Troppo oltre. Lontano. Troppo lontano. A volte, metto un punto. Il punto della scrittura. Una pausa, perché non mi riconosco. Anzi,  mi (ri)conosco troppo.

Conosco chi sono, chi vorrei essere, quello che potrei diventare.

Quando scrivo, sono io tridimensionale.

Quando vivo, sono io attuale.

Scrivo e vivo con la consapevolezza che devo vivere per poter scrivere.

E non scrivere per vivere.

Altrimenti divento un’illusione.

person in vehicle writing in paper
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Le nostre pagine

Pagine si riempiono, lasciando segni.
Storie che ci toccano, ci appartengono.
Pensieri… prima di quelle pagine.
Amori non corrisposti, silenzi cifrati. Litigi perenni.

Pagine, quelle pagine.
Siamo noi che camminiamo felici o infelici, cercando una spiegazione.
Senza pensare, a volte. Giocando con le parole, che si allineano.
Appaiono, si scansano.
E poi…si uniscono.
Creando pensieri, frasi, licenze poetiche.

Anche se sono solo pagine,
ci siamo NOI lì.
Noi che immaginiamo, creiamo, ascoltiamo.

Le nostre pagine.

antique blank camera classic
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Come un insetto o una foglia.

Credere e/è perseverare.
Lottare fino all’infinito per quello che si vuole.
Determinazione, lotta con se stessi.
Con un mondo, a volte, crudele.

Macchine si perdono nel buio di settembre.
Un buio che si vede ancora.

Siamo come queste macchine.
Abbiamo bisogno sempre di luce.
Estasi perenne. Forza vitale continua.

Ma…siamo solo un fiore bianco
diventato blu a causa della sera.

Fiore strappato da un vento non troppo forte
che, facilmente, ci ricorda che siamo NATURA.
Come un insetto o una foglia.

blooming blur close up daisy
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Colori

Coloro questo mondo. Ogni giorno. Che nasce. Cresce. E purtroppo muore.
Foglie cadono dagli alberi anche a 18 gradi. Anche se molte di loro sono già scomparse.
Scomparse come la figlia di Romina Power che non ha avuto una degna sepoltura. Sepolta in qualche angolo di mondo, di mare forse, come quelli che vivono per strada. Senza nome. Né cognome.
Cognomi importanti a che servono? Solo a dire io sono figlio di, sono importante.
Io, sono, importante, per me stesso. Perché ho voglia di capire chi sono. O sono stato.
Essere stato significa amarsi.
Amare senza danneggiare.
Danneggiare altri, cose, animali.
Amo i miei cani, anche se Pedro ieri si è comportato male. Malissimo direi.

Squarcio di tela

 

tela

 

Una tela, davanti ai miei occhi. L’ha disegnata un mio amico.

A me non piace. O forse troppo.

Due fiori che si baciano. E poi bianco.

Bianco che, a detta di questo mio amico, simboleggia il freddo. E i fiori: due vite che sopravvivono al freddo.

Come due uomini che camminano per strada, asfaltati da occhi curiosi. E bocche indolenzite dal troppo chiacchierare.

Come una mamma straniera e suo figlio. Non hanno un appoggio. Una casa, un tetto, tegole, antenne della tv.

Come la donna obesa e il suo cane, che vedo tutti i giorni passare. Passare mentre lei mangia gelati, poi pizza, di nuovo gelati. Infine, si siede e dice: “Come sono stanca!”

 

Ieri, dopo essermi alzato, lavato e vestito, ho squarciato la tela che questo mio amico mi ha regalato.

Avevo paura. E l’ho fatto, così. Senza pensarci. O forse sì.

 

due fiori

Riflesso di una foto appena scattata

Un tumulto dentro che isola dal mondo. Gioca con la nostra vita. Con chi siamo. Eravamo.

Eravamo bambini che giocavano per strada. Uno, due, tre stella. Mangiavamo pane, olio e mela.

Per strada e dentro le case, i silenzi erano accolti come pioggia che cade in autunno. Quella che si sente. Forte. Che sembra percuotere tegole fin troppo resistenti.

Ora, i silenzi fanno paura, creando un tumulto dentro. Che isola dal mondo.

Tumulto anche fuori: telefoni, computer, connessione. Like. Mi piace. Followers. No me gusta.

Fuori fuori: giardini della villa delineati dal sole di ottobre, Bianca passeggia col suo cane. Cane di cui non conosco il nome. L’aria piacevole si fa sentire, mentre due amiche, ahimè, parlano di hashtag (#), instagram e riflessi di luce.

Riflesso di una foto appena scattata.

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Foto presa dal web