Col sole

Questa notte il cielo è blu.
Blu notte. Notte di
stelle che illuminano, altrove, vite di altri.

Lontano, qualcuno mangia,
vede la tv, fa un bisogno
in un bagno distrutto. Distrutto da guerre.
Come terribili tuoni che svegliano un bambino.
Che corre subito dalla mamma.

Mamma!Mamma ho paura!

Ho paura degli spari, voglio
fare la ninna, sapere perché qualcuno muore.

Tesoro, non so risponderti.
Ti bacio. Lo vuoi un bacio?
Vai a letto! Subito! Veloce!
Non farmi arrabbiare.

Appare un’ombra, vicino al letto.
Aleggia in casa da un po’.
E’ la notte che fa paura.
Ai grandi.
Ai piccoli, che aspettano domani
per ridere.
Col sole.

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Libre

 

I rumori sono interrotti
da un freddo che avanza.
Avvinghiati, prima, in
mani capienti di uomini obesi.

Ahi! Non credo di essere
libero. Di poter disegnare,
accarezzare. Amare. Baciare.

Che vuoi? Mi guardi?
Ti trapano il cervello, se non
la smetti. Vai via!

Sono libero, con il sole
che mi accompagna, in
passeggiate stancanti.
La casa è accogliente.
Mia nonna, ora morta, cucina
per tutti.

Divoro di bene
chiunque mi si avvicini.
Sogno montagne
per gridare:
“Ci sono anch’ioooooooooooooo!”

 

 

E interrompe le cose

Veloci passano i giorni.
Uh che bello! Uh che brutto!
Blu, questo cuore, che
divora scenari
impossibili.
Bello, sei, come i giorni
di marzo. Giorni che, a intermittenza, si accendono.
Spengono.
Segui la tua verità.
Mentre, incerto, esplori possibili relazioni.
Oggi, ti senti nero.
Come i silenzi in metro. Metro strapiene di uomini sudati.
Creatività portami via!
Verso il giallo del sole che scotta,
il mare d’estate alle cinque.
Mentre, la tua amica, si perde tra i boschi.
Tra uomini veri, virilmente sconvolti
da quel BUUUU in lontananza.
Che brucia le case…e interrompe le cose.

Troppo rumore per nulla

Una goccia scivola giù da una pianta non proprio bella.
Come una lacrima su un viso anonimo.
Il nero di quel viso, invece, dimostra verità.
Vero fiore immerso in un mondo artificiale.
Bene è valutare tu che non hai nulla? Perché tanto non avrai nulla?

Resto a guardare fuori. Il sole e il vento danzano, accompagnati dal cinguettio di uccelli invisibili che fanno rumore.
A volte, troppo, rumore, per nulla.

È ora di andare!

C’è tempo. Il tempo per capire? Forse.
Il tempo è inesorabile.
Profumi di primavera sfiorano il gelo interiore. Quello che ti blocca in giro. E non sai cosa fare…
I silenzi di una bambina dicono molto. A, volte qualcosa che non va.
È bello non capire! Rimanere ancora bambini e non fare delle scelte.
Scelte estreme, che trasformano l’io in noi. Scelte che ti dicono: “Sai forse sei diventato grande!”;
“Sai! È ora di andare!”

Primo passo, ok!

Vengo verso di te e ti abbraccio (2)

Ehi tu! Sole sempre più.
Forse domani il tempo cambierà. Cambieranno i destini, gli incontri prestabiliti.
Su, dai! Un incontro fallito porta forse a un nuovo incontro?
L’amore è nell’aria.
Già si sentono le mimose.
I piselli si intravedono nei pantaloni della tuta (Che ossessione!).
Io, mi guardo allo specchio e mi dico: “No, no, non sono io!”
Poi, aggiungo: “Sì, sono io!”
Forse, appena cambiato. E con la voglia di volermi bene.
Primo passo, ok!

Vengo verso di te e ti abbraccio

Vengo verso di te e ti abbraccio (1)

C’è un sole oggi! Scalda persino le pietre fredde.
Il fumo portato da una nebbia settimanale si è interrotto. Wow! Che bello!
Beh! Si è diversi con il sole. Si sogna anche senza essere qualcuno.
Due cani abbaiano senza interrompersi.
Il letto è scombinato da una notte di sesso.
Una poltrona aspetta la sua sistemazione.
Vengo verso di te e ti abbraccio.

Incubo blu

autumn moments (7)

Il sole sta per uscire. Per fortuna, no?
Non è vero che sul tavolo ci sono i piselli primavera?
O i piselli, in primavera, giocano a essere vigorosi in mutande sudate?
I giorni passano, i rumori della signora del piano di sopra rendono il mio sonno un incubo. Incubo blu.
Sento, dalla finestra, provenire suoni, ed immagino un signore con gli occhiali e pantaloni di velluto dire: “Ciao! Come stai?”
Io, bene! Almeno per adesso.

E guardo i colori della notte…

autumn moments (6)

Seduto su una poltrona brutta, guardo in alto.
Solo un lampadario che dondola. Forse il terremoto, forse pensieri che vagano.
Non ho più 20 anni, non sono niente per gli altri. Non ho un’identità sociale. Riconosciuta. Osannata. Pubblicizzata. Messa in vista. Ridotta a un pezzo di carta.
Perché così mi ci pulisco il culo! No?
Non sono volgare. Scusate!Ops!
Seduto su una poltrona, oramai disseminata da pipì del cane, mi guardo dentro.
Mi vedo triste, felice, contento, ansioso, ansioso, ansioso, ansioso, a volte a pezzi.
Come pezzi di carta che col vento vengono trasportati altrove.
Dove non conosco nessuno. Dove piccoli agnellini bevono, forse, il latte.
Mi alzo dalla poltrona, guardo fuori e dentro.
Lascio cadere,a terra,tutto ciò che mi attanaglia.
E mi allungo sul letto. Dormo. Mi alzo. Poi esco.
E guardo i colori della notte…

Incompresa

autumn moments (5)

Era una bambina che amava il cioccolato. Il gelato al cioccolato. Ogni giorno tirava la gonna della mamma e le diceva :”Mamma, mamma, voglio il gelato!”
E la mamma le rispondeva: “Al cioccolato, naturalmente!
Non amava gli spinaci, la frutta. Solo il gelato.
Anche d’inverno, quando le nuvole sprigionavano pioggia. E i bambini stavano a casa, distruggendola. Spargendo, per terra, giocattoli.
Assunta, questo era il suo nome, viveva in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese. Ed era figlia unica.
Questo le pesava, un po’. Perché non poteva confidarsi con nessuno. Non poteva dire a nessuno quanto le piaceva disegnare.
Alberi, case grandi. Piazze giganti. Panchine vuote. Mamme sole, con accanto cani.
Un giorno decise di nascondersi, per non farsi ritrovare. In quanto incompresa.
Si nascose in una parte della casa, accessibile solo a lei. Alla sua statura.
E da lì, sentì quel nero che aleggia nelle persone preoccupate. Ansiose.
Che hanno perso qualcosa.
E da lì, sentì quel silenzio assordante. Che uccide, chi ti ama.
Assunta, alla fine, decise di uscire. E chiese scusa a sua madre.