Le voci della Sera di Natalia Ginzburg

Le voci della Sera riemergono in un #passato che non esiste più. Un passato dove le passeggiate, le gioie e i dolori si sentono. E si esprimono grazie a un tempo #calmo che dà peso alle cose. Alle persone. All’esistenza.

Maestra di scrittura.

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22 agosto: Valore

Sole, passabile.
Caldo, passabile.
Siamo al 22 agosto. Quasi settembre.
Settembre dove inizia e rinizia tutto.
Cambio, io, ne sono sicuro.
Annoiato dietro a una cosa che non ha un fine.
Stressato. Demotivato. Appeso a un filo.
Oggi, ripensavo a quando stavo in Erasmus. Nella residenza Estelan.
E c’era un ragazzo, un certo Paolo del Nord. Osannato, amato, richiesto.
Tutti gli davano un valore, che forse aveva o non aveva. Ma, pur sempre un valore.
E, in lui, questo valore era evidente. Lo riconosco persino io. A distanza di anni.
Questo valore era come una luce che gli si posizionava dietro, avanti, negli occhi.
La stessa luce degli influencer famosi di oggi, che ricevono like senza motivo. Con motivo.
Con followers comprati. O solo perché ci credono.
Il valore può essere collegato a credere fermamente in se stessi?
Forse sì, forse no.
Fatto sta che troppe volte diamo troppa importanza a qualcosa e/o qualcuno,
perdendo di vista quello che siamo e il valore che abbiamo.
Bah! Boh!
Buona serata pensante,
Em@

16 agosto: Altrimenti divento un’illusione

Ritornato, mai andato lontano.

Scrivere è una libertà. A volte, troppo lontana dalla realtà. Caos, necessità, macchine che passano. Brum, brum!

Meglio scrivere o vivere?

Meglio vivere per apprezzare quello che si ha. Il tempo, una foglia bagnata. La rugiada. Uno sguardo felino che mi fa solo tenerezza!

Scrivere, però, ti fa andare oltre. Troppo oltre. Lontano. Troppo lontano. A volte, metto un punto. Il punto della scrittura. Una pausa, perché non mi riconosco. Anzi,  mi (ri)conosco troppo.

Conosco chi sono, chi vorrei essere, quello che potrei diventare.

Quando scrivo, sono io tridimensionale.

Quando vivo, sono io attuale.

Scrivo e vivo con la consapevolezza che devo vivere per poter scrivere.

E non scrivere per vivere.

Altrimenti divento un’illusione.

person in vehicle writing in paper
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Le nostre pagine

Pagine si riempiono, lasciando segni.
Storie che ci toccano, ci appartengono.
Pensieri… prima di quelle pagine.
Amori non corrisposti, silenzi cifrati. Litigi perenni.

Pagine, quelle pagine.
Siamo noi che camminiamo felici o infelici, cercando una spiegazione.
Senza pensare, a volte. Giocando con le parole, che si allineano.
Appaiono, si scansano.
E poi…si uniscono.
Creando pensieri, frasi, licenze poetiche.

Anche se sono solo pagine,
ci siamo NOI lì.
Noi che immaginiamo, creiamo, ascoltiamo.

Le nostre pagine.

antique blank camera classic
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Come un insetto o una foglia.

Credere e/è perseverare.
Lottare fino all’infinito per quello che si vuole.
Determinazione, lotta con se stessi.
Con un mondo, a volte, crudele.

Macchine si perdono nel buio di settembre.
Un buio che si vede ancora.

Siamo come queste macchine.
Abbiamo bisogno sempre di luce.
Estasi perenne. Forza vitale continua.

Ma…siamo solo un fiore bianco
diventato blu a causa della sera.

Fiore strappato da un vento non troppo forte
che, facilmente, ci ricorda che siamo NATURA.
Come un insetto o una foglia.

blooming blur close up daisy
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Non mi stupisco più di nulla

Pioggia, ha smesso. Ora.
Ho sentito belare una vecchia pecorella.
Bee, bee.
Beh! Mi sono detto tra me e me.
In piena città, dove potrebbe stare una pecorella?

Rumori di metropolitane, scroscio di acqua piovana. Rosso di macchine grandi.
Che non mi vedono. Vanno troppo veloci!
Come impazzite.

Un bicchiere sul tavolo della mia scrivania,che ondeggia.
Come scosso da un terremoto di magnitudo 3.8.
Una bottiglia semi-aperta,
che resta immobile. Ed è anche più leggera del bicchiere.
Com’è possibile?

Mi affaccio alla finestra e vedo un bimbo.
Accompagnato da una mamma. Forse non la sua.
Fa la cacca vicino a un albero.
Come fosse un cane.

Pioggia, di nuovo.
Non mi stupisco più di nulla.
La cacca è ancora lì.
Oramai poltiglia.

10 parole: belare, beh, scroscio, bicchiere, bottiglia, pioggia, bimbo, acqua, rosso, rumori.

flying people fly levitate
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Punto (.)

Solo, osservo, questo sole per nulla forte.
Aria fresca. Due signori che parlano. Le case delineate.

(Forse a Beirut qualcuno dice e pensa qualcos’altro. Sicuramente.)

La diversità è un contraddittorio perenne.
Blu. Nero. Verde. Giallo. Rosa. Azzurro.
Persino Bianco.

Bianco Natale, lontano per il momento.
Vicino a me, c’è un gatto che veglia, vigila, attento, i figli.

Sogno case normali, diversamente uguali.
Case accese. Di discorsi, abbracci, litigi.
Case imperfette, dove bene e male si distanziano.
Interagiscono. Si intersecano.

Bene!Per oggi è tutto!
Wow! Che bello finire!
Finire è un punto (.) fermo.

Ma…poi…tutto inizia.
Di nuovo!

10 parole: sole, bene, solo, fresco, wow, contraddittorio, sogno, Beirut, veglia, giù.

wood light vacation picnic
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Sono scelte difficili

Ha scelto di vivere appieno quel sabato pomeriggio. Lontano da occhi indiscreti, visioni di ombre perenni.
Seduta davanti alla vetrina di un bar, ha mangiato un cornetto calorico. Burro in quantità. Marmellata inesistente. Armonia di sapori in quella mente sempre stressata. Immagini di nerchie giganti che l’hanno fatta bagnare. Da quando/quanto tempo non le succedeva?
Per un po’, ha esitato ad alzarsi, vergognosa di quei pensieri così intimi.
E’ uscita verso direzioni di sempre.
Ha salutato un conoscente rispondendogli: “E’ vero! Sono scelte difficili!”

bacon rosemart
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Solitudine

La solitudine segna confini. Come quando vai al mare e c’è un ombrellone isolato. Quasi a riva. Che emerge. Che colpisce bambini conformi e conformisti.

La solitudine fa respirare silenzi. Anche quelli delle attese paurose. Che attendono un responso.

La solitudine non è o è un flash che rende facce da attori? Selfie invadenti di autocelebrazione.

Lontano, ho visto, una signora che guarda il sole sbiadito del tramonto. Legge un romanzo di qualcuno che è morto, sorseggiando un tè freddo alla pesca.

Si gira e si rigira, colpita dal vento estivo, quasi fresco, delle otto.

Nella sua beatitudine priva di wi-fi, guarda l’orizzonte.

E…non aspetta nulla.

E’ (u)na parol(a)

A volte, sento Buio.
Intorno e dentro.
Dentro case chiuse,
asfissianti, senza
finestre. Né aria.

Silenzi nei ricordi
di un tempo di risate.
Mare. Montagna.
E anche poltrone estive.
Quando gli amici erano
altrove. E, io, lì, in casa.

Casa senza rumori.
Calura insistente. Verità
evidente. Palese. Toccante.
Agghiacciante. Vacillante.

Deserto che faceva
paura. Non come
oggi, che ho radici
stabili. In disequilibrio perenne, sì.
Radici che non si perdono
in autostrade piene
di macchine al sole. Che mi fanno
solo vomitare (bleah!).

Vieni con me, mio
io eternamente grato
e ingrato. Andiamo
lontano. Salutiamo
tutti con un BYE BYE.

Solo due parole!
E’ (u)na parol(a).

gray trunk green leaf tree beside body of water