Sono scelte difficili

Ha scelto di vivere appieno quel sabato pomeriggio. Lontano da occhi indiscreti, visioni di ombre perenni.
Seduta davanti alla vetrina di un bar, ha mangiato un cornetto calorico. Burro in quantità. Marmellata inesistente. Armonia di sapori in quella mente sempre stressata. Immagini di nerchie giganti che l’hanno fatta bagnare. Da quando/quanto tempo non le succedeva?
Per un po’, ha esitato ad alzarsi, vergognosa di quei pensieri così intimi.
E’ uscita verso direzioni di sempre.
Ha salutato un conoscente rispondendogli: “E’ vero! Sono scelte difficili!”

bacon rosemart
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Solitudine

La solitudine segna confini. Come quando vai al mare e c’è un ombrellone isolato. Quasi a riva. Che emerge. Che colpisce bambini conformi e conformisti.

La solitudine fa respirare silenzi. Anche quelli delle attese paurose. Che attendono un responso.

La solitudine non è o è un flash che rende facce da attori? Selfie invadenti di autocelebrazione.

Lontano, ho visto, una signora che guarda il sole sbiadito del tramonto. Legge un romanzo di qualcuno che è morto, sorseggiando un tè freddo alla pesca.

Si gira e si rigira, colpita dal vento estivo, quasi fresco, delle otto.

Nella sua beatitudine priva di wi-fi, guarda l’orizzonte.

E…non aspetta nulla.

E’ (u)na parol(a)

A volte, sento Buio.
Intorno e dentro.
Dentro case chiuse,
asfissianti, senza
finestre. Né aria.

Silenzi nei ricordi
di un tempo di risate.
Mare. Montagna.
E anche poltrone estive.
Quando gli amici erano
altrove. E, io, lì, in casa.

Casa senza rumori.
Calura insistente. Verità
evidente. Palese. Toccante.
Agghiacciante. Vacillante.

Deserto che faceva
paura. Non come
oggi, che ho radici
stabili. In disequilibrio perenne, sì.
Radici che non si perdono
in autostrade piene
di macchine al sole. Che mi fanno
solo vomitare (bleah!).

Vieni con me, mio
io eternamente grato
e ingrato. Andiamo
lontano. Salutiamo
tutti con un BYE BYE.

Solo due parole!
E’ (u)na parol(a).

gray trunk green leaf tree beside body of water

Vai!

Il silenzio è atroce come il vento che sbatte finestre di raccordo.
Raccordo anulare. Macchine girano. Vagano.
Mai si fermano. Attendono.

Attendere il mare. Aspettarlo.
Vederlo da lontano. Scendere in spiaggia e guardare
madri obese e non curanti che urlano.
Grida di attenzione o disattenzione.
Grida isteriche di un rapporto anale.
Puro istinto piacevole che scompare nel vuoto, quando tutto finisce.
A differenza di quello vaginale,
dove bambini nascono.
Creando storie nuove.
Storie di ieri. Di oggi.
E di domani.

Vai!

Tenero ottobre

Scatti rubati.
Scene di ieri.
Di quando vedevo il mare senza nessuno.
Solo, assaporavo l’acqua che si muoveva.
Onde travolgenti.
D’inverno il freddo.
Nebbia ai lati. Umidità.
Poi, d’improvviso il sole.
Che delineava i contorni.
E mi faceva paura.
Mi fa paura il sole d’agosto.
Ora meno.
Ma… soffoca in un attimo
le vite di sempre, il caffè dopopranzo.
Le passeggiate riflessive di un tenero ottobre.

Col sole

Questa notte il cielo è blu.
Blu notte. Notte di
stelle che illuminano, altrove, vite di altri.

Lontano, qualcuno mangia,
vede la tv, fa un bisogno
in un bagno distrutto. Distrutto da guerre.
Come terribili tuoni che svegliano un bambino.
Che corre subito dalla mamma.

Mamma!Mamma ho paura!

Ho paura degli spari, voglio
fare la ninna, sapere perché qualcuno muore.

Tesoro, non so risponderti.
Ti bacio. Lo vuoi un bacio?
Vai a letto! Subito! Veloce!
Non farmi arrabbiare.

Appare un’ombra, vicino al letto.
Aleggia in casa da un po’.
E’ la notte che fa paura.
Ai grandi.
Ai piccoli, che aspettano domani
per ridere.
Col sole.

Libre

 

I rumori sono interrotti
da un freddo che avanza.
Avvinghiati, prima, in
mani capienti di uomini obesi.

Ahi! Non credo di essere
libero. Di poter disegnare,
accarezzare. Amare. Baciare.

Che vuoi? Mi guardi?
Ti trapano il cervello, se non
la smetti. Vai via!

Sono libero, con il sole
che mi accompagna, in
passeggiate stancanti.
La casa è accogliente.
Mia nonna, ora morta, cucina
per tutti.

Divoro di bene
chiunque mi si avvicini.
Sogno montagne
per gridare:
“Ci sono anch’ioooooooooooooo!”

 

 

E interrompe le cose

Veloci passano i giorni.
Uh che bello! Uh che brutto!
Blu, questo cuore, che
divora scenari
impossibili.
Bello, sei, come i giorni
di marzo. Giorni che, a intermittenza, si accendono.
Spengono.
Segui la tua verità.
Mentre, incerto, esplori possibili relazioni.
Oggi, ti senti nero.
Come i silenzi in metro. Metro strapiene di uomini sudati.
Creatività portami via!
Verso il giallo del sole che scotta,
il mare d’estate alle cinque.
Mentre, la tua amica, si perde tra i boschi.
Tra uomini veri, virilmente sconvolti
da quel BUUUU in lontananza.
Che brucia le case…e interrompe le cose.

Troppo rumore per nulla

Una goccia scivola giù da una pianta non proprio bella.
Come una lacrima su un viso anonimo.
Il nero di quel viso, invece, dimostra verità.
Vero fiore immerso in un mondo artificiale.
Bene è valutare tu che non hai nulla? Perché tanto non avrai nulla?

Resto a guardare fuori. Il sole e il vento danzano, accompagnati dal cinguettio di uccelli invisibili che fanno rumore.
A volte, troppo, rumore, per nulla.

È ora di andare!

C’è tempo. Il tempo per capire? Forse.
Il tempo è inesorabile.
Profumi di primavera sfiorano il gelo interiore. Quello che ti blocca in giro. E non sai cosa fare…
I silenzi di una bambina dicono molto. A, volte qualcosa che non va.
È bello non capire! Rimanere ancora bambini e non fare delle scelte.
Scelte estreme, che trasformano l’io in noi. Scelte che ti dicono: “Sai forse sei diventato grande!”;
“Sai! È ora di andare!”