associazioni · Storie

C’è solo la notte che mi fa compagnia

Notte. L’ho vista arrivare. Ecco, arriva. La finestra è aperta. Io, seduto osservo: il giorno, che si sgretola davanti ai miei occhi. Che hanno visto tanto. Oggi.

Ho visto il mio corpo che, nudo, tra coperte sgualcite, si dava a un altro. Passione estrema, senza sentimento. Sentimento dimenticato ai bordi di una strada, per un po’. Sono stato puro istinto. Come due cani. Come due gatti. Come oggetti senza definizione, che si incontrano. Poi sbattono. Ma, non sentono nulla.

Io, invece, ho sentito l’istinto. Una carica animalesca, che mi ha fatto essere libero. Vagare senza un obbiettivo, un appuntamento fisso. Una data. E’ vero le date servono, per il nostro equilibrio. Servono per andare avanti. A volte (come oggi), vorrei dimenticarle.

Ho visto il mio corpo, che si concedeva al sesso di un altro, conosciuto da poco. Conosciuto per caso, in un bar di provincia. Un bar dove vecchi si scambiano carte. Giochi. Consigli quotidiani.

Ho visto il mio corpo spingersi oltre. Oltre le solite convenzioni di due avvocati che si salutano per strada. Ciao come stai? Tutto bene. Punto.

Notte. Ecco, è qui. Guardo immagini di fuori, che pian piano hanno perso la definizione. Una mia amica cerca di chiamarmi. Lui già mi ha dimenticato. Da poco ha lasciato la ragazza. Vuole solo divertirsi. Posso capirlo.

La stanza odora di sesso. Ancora. Il suo corpo ha permeato la mia pelle. Che ho cercato di pulire. L’odore rimane. Forte. Fermo. Fisso.

Fisso la stanza. Lui non c’è. C’è solo la notte che mi fa compagnia.

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Occhi che non si sono mai arresi alla vita

Sirene suonano come rintocchi di campane. Annunciano qualcosa. Non il silenzio. Qualcosa che ci distrae dai giochi con i bambini. Dalla spesa, dai sorrisi senza senso. Lasciati a volte a metà. Per paura di essere troppo felici. Felice come qualcuno che non si aspetta nulla, come qualcuno che non conta i secondi. 

Sirene di ambulanze. Che vorrebbero fare sperare. Quello è il loro o(b)biettivo. Ma, la speranza, a volte, scompare. Prende il sopravvento lo sconforto. Le domande a cui non abbiamo risposto. Le frasi dette piano, per paura di farci male. Far male.

Sirene che nuotano in un’acqua cristallina. Sono quasi umane. O disumane? Vagano senza meta. Osservando l’orizzonte, il mattino che sorride. Il tramonto che saluta il sole di case luminose. Di persone per bene, che non sono cattive. Non hanno bisogno di esserlo. Sirene che ascoltano i silenzi del marinaio, che ha due occhi grandi. Profondi. Sensibili.

Occhi che non si sono mai arresi alla vita.

 

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7 novembre: Aspettando qualcuno.

Aspettando qualcuno puoi fare tante cose: guardare, osservare. Giocare a palla. Ma, dove sta la palla?

La palla, in realtà, è il pallino fisso. Quello che hai in mente. Non esce mai. Non rotola. Rimane lì per anni.

Fino a quando vedi il verde di qualcuno. E capisci che hai perso solo tempo. Pazienza (dietro a quella cazzo di palla).

Un albero verde ti può far cambiare idea. Ma…stai attento! Devi capirti prima tu. Per andare avanti. Oltre.

Per capire che non si può aspettare nessuno. Senza essere cambiato.

Almeno un po’.

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6 novembre: autunno

Autunno. Foglie cadono. Cadono silenzi. Silenzi assordanti. Assordanti come la neve di gennaio.

Un uomo passeggia. Sono le 9.00, quasi 10. Le 9.00 o le 10?

La notte avanza anche se è giorno. Il chiosco è chiuso. Da un po’.

Alberi gialli, immobili, sono testimoni di un io riflesso che ha paura di nascondersi.

Autunno. Otoňo. Novembre. 6 novembre.

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Nuvole, senza nuvole

Ore 9.30 a.m.

Nuvole, senza nuvole. Oggi il sole definisce i contorni. Li rende visibili. Anche se non c’è nessuno. La villa è vuota. I bambini a scuola. E le maestre insegnano. Grammatica, storia, geografia. Ci sono solo le nonne ed i neonati. Passeggiano avanti e dietro. Dietro e avanti. Come un intervallo irregolare, si fermano. Parlano con le amiche, fanno finta di salutare le nemiche. Le nemiche chi sono? Quelle che si odiano. O si ammirano per qualcosa. E si odiano perché si ammirano! Quanto è strana e complicata la vita! Entrare nei pensieri degli altri, è così difficile! Difficile fidarsi, capire, interagire. Difficile anche comprendere. Perché dietro visi stanchi, o sereni, o soddisfatti, c’è sempre qualcosa che non va. Un tassello complicato difficile da inserire.

Nuvole, senza nuvole. I bambini piangono. A squarciagola. Non si interrompono. Le nonne sorridono o fanno finta. Schivano le loro nemiche, facendo finta di non vederle. Tornano a casa. Preparano la cena. E aspettano le figlie che tardano ad arrivare.

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Mediamente secondo. Il secondo.

Notte. Si avvicina. Le streghe arriveranno? O è una credenza popolare. Dolcetto o scherzetto. Scherzetto. Anche se non so far ridere. Scherzare dipende. Dalle persone, da chi mi sta intorno. Intorno in questa notte di stelle. Stelle che si intravedono. Non so contarle. Anzi sì. Faccio finta. A volte, faccio finta di essere qualcuno che non sono. Che ci vuole? Indossi una parrucca. Un cappello che ti copre il viso. E vai in giro. In giro, in libertà. Senza definizione. Perché si deve definire qualcosa o qualcuno? Quando questi qualcosa o qualcuno sono belli o brutti? C’è anche il medio. Il secondo, il terzo. Non mi sento primo, né ultimo. Oggi, e sempre, sono medio. Mediamente secondo. Il secondo.

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Foglie che non cadono

Fuori:vento. Foglie si spostano. Eccole. Sono belle, rimangono attaccate alla pianta. Nonostante lo sbattimento feroce. Feroce come qualcuno che uccide un cane per strada. Con intenzione. Tanto, che importanza ha! Un cane. Un cane, il mio cane, i miei cani, per me, hanno importanza. Sono fondamentali. Come farei senza di loro! Come farei? Si mettono sotto la coperta, sentono freddo. Vogliono sentire il mio calore. Il calore della mamma-papà. Se ci riflettiamo, loro non hanno una mamma vera. Generalmente, la mamma biologica non cresce con loro. No! La mamma e il papà veri siamo noi. Noi che li accarezziamo, diamo loro bacetti. Facciamo la pappa, li facciamo uscire. Quando piove, nevica. Sole di 40 gradi. Loro sono sempre lì. Ti aspettano. Tornano se li sgridi. Hanno paura di essere abbandonati. I miei cagnolini, quando torno a casa,  litigano per finta. Si abbracciano, come umani. Perché sono felici. Felici di rimanere attaccati a me. Come ombre. Come foglie sbattute dal vento. Foglie che non cadono.